Infantino: “Oggi mi sento del Qatar, arabo, africano, gay, migrante e disabile”

Il presidente della Fifa in conferenza stampa a sostegno della scelta del Mondiale: “Il Qatar offre possibilità a centinaia di migliaia di immigrati e lo fa in maniera legale. Ho sensazioni positive”

Dalla birra non venduta negli stadi al divieto del prosciutto per la Spagna e non solo: inizia con più di qualche polemica il Mondiale in Qatar. Gianni Infantino – presidente della Fifa – nella conferenza stampa di apertura della competizione ha espresso solidarietà alla comunità Lgbtq e ai lavoratori migranti: “Oggi mi sento del Qatar. Oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile, oggi mi sento un lavoratore migrante”.

le parole

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Infantino apre la conferenza parlando della scelta di assegnare il Mondiale in Qatar: “Oggi ho belle sensazioni. Sono un figlio di lavoratori migranti. I miei genitori hanno lavorato molto duramente e in difficili condizioni. Ricordo come gli immigrati venivano trattati alle frontiere, quando volevano le cure mediche. Quando sono diventato presidente della Fifa ho voluto vedere qui le sistemazioni dei lavoratori stranieri e sono tornato alla mia infanzia. Ma come la Svizzera a poco a poco è diventata un esempio di integrazione, così sarà per il Qatar”.

a favore del qatar

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La discriminazione è il punto cruciale delle sue parole: “So che cosa voglia dire esserlo, così come so che cosa voglia dire essere straniero in un Paese straniero. Da bambino mi bullizzavano perché avevo i capelli rossi, perché ero italiano e non parlavo bene il tedesco. Ma tu accetti la sfida, provi a farti degli amici, nuovi contatti, non rispondi all’insulto con l’insulto. Oggi sono orgoglioso della Fifa, di questo marchio sulla giacca, di questo Mondiale, che sarà un bellissimo evento, il più bello che ci sia mai stato”. Poi Infantino continua sulle polemiche dei diritti umani e dà anche una stoccata all’Europa: “Sono venuto qui sei anni fa e ho iniziato a occuparmi dei problemi dei lavoratori, a partire dallo stanziamento delle compensazioni per gli incidenti sul lavoro. Se facciamo due passi indietro, il Qatar offre possibilità a centinaia di migliaia di immigrati e lo fa in maniera legale. Noi in Europa chiudiamo le frontiere, creiamo stranieri illegali: quante persone muoiono cercando di entrare in Europa? Dovrebbe fare come il Qatar, creare condizioni legali per i lavoratori stranieri. Certo, le riforme hanno bisogno di tempo, di anni e anni. Ma chi è qui in Qatar, da lavoratore straniero, lo è in maniera legale e ha tutta l’assistenza, anche sanitaria. Qui ognuno è benvenuto di qualunque religione, di qualunque orientamento sessuale sia. Il Mondiale è una straordinaria occasioni di avvicinare il mondo occidentale al mondo arabo. Abbiamo una storia diversa, veniamo da culture diverse, ma facciamo parte dello stesso mondo”.

la fine della conferenza

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Infine, il numero uno della Fifa conclude così: “L’anno scorso quando i talebani hanno ripreso il controllo dell’Afghanistan e gli americani hanno lasciato il Paese, con l’aiuto del Qatar, siamo riusciti a salvare 160 persone, accolte dai qatarioti. Invece i Paesi europei e americani hanno chiuso. E per la prima volta nella storia, undici mila persone hanno volato da Israele a Doha, ebrei e palestinesi sugli stessi aerei”.

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