Il primatista Sarri ci riprova con la Lazio

Quasi infattibile è il calendario, compresso sino a novembre per il Mondiale in Qatar. Lo slancio di Sarri, invece, è apparso inedito o differente rispetto alla passata stagione, quando si avvicinò con prudenza all’Europa League. La Lazio non era totalmente sua come adesso, non aveva firmato un triennale e non aveva dichiarato, così apertamente, di non scegliere una competizione, augurandosi di essere in corsa su tutti i fronti a marzo. Lotito ha allungato la panchina e soprattutto Mau sta aprendo un ciclo. Come ha spiegato, sarebbe fondamentale per la crescita della Lazio andare il più avanti possibile. Significherebbe acquistare visibilità, autostima, prestigio, richiamo sul mercato (in entrata e in uscita), a maggior ragione dentro un campionato di Serie A in cui sarà più complicato entrare tra le prime quattro, come pensano a Formello. Lo stesso Milinkovic ha svelato le ambizioni altissime dello spogliatoio.

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Rivalità

Sarri, lo scorso anno, venne tradito dal doppio confronto con il Galatasaray e il secondo posto nel girone lo obbligò allo spareggio di febbraio con il Porto, sceso dalla Champions, terzo in un gruppo infernale che comprendeva Liverpool, Atletico Madrid e Milan. Precedere Feyenoord, Midtjylland e Sturm Graz permetterebbe di guadagnare più soldi e ritrovarsi (con un turno in meno da affrontare) agli ottavi, in calendario a marzo, come auspica il tecnico della Lazio, deciso ad approcciare bene il torneo. Ci sono due motivi per cui la squadra biancoceleste non può sfigurare: nell’eterno derby vissuto in città, la Roma viene dal successo in Conference e c’è una tradizione, risalente alla gestione Cragnotti, da difendere. Sarebbe uno smacco per la tifoseria se Mourinho arrivasse in fondo e Sarri si fermasse subito. C’è lo stimolo di Lotito, deluso nello scorso inverno per essere uscito in anticipo dall’Europa e dalla Coppa Italia. Quest’anno la Lazio dovrà provare a non privilegiare il campionato, come è avvenuto di solito, a parte il 2017/18, quando la corsa di Inzaghi si arrestò ai quarti con il Salisburgo e l’orizzonte (poi sfumato) della Champions. Sarri conosce bene l’Europa League e come Mourinho è l’unico, tra i 32 allenatori iscritti in partenza al torneo, ad aver già vinto il trofeo. Nel 2018/19 percorso netto con il Chelsea, 13 vittorie e 2 pareggi in 15 partite, compresa la finale di Baku con l’Arsenal vinta 4-1 e in cui andò a segno anche Pedro, il prediletto regalato dalla Roma e portato a Formello. Lo spagnolo, unito a Cancellieri nel senso del talento sacrificato a Trigoria, aggiungerà esperienza e classe, perché l’organico della Lazio non può essere paragonabile alla ricchezza di cui Mau disponeva a Stamford Bridge. Vecino e Romagnoli, in questo senso, lo sosterranno.

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Numeri

Al resto dovrà pensare Sarri, preoccupato adesso di non steccare la prima con il Feyenoord. Ieri ha svelato il suo primato di imbattibilità nella manifestazione: 16 partite consecutive di Europa League sulle panchine di Napoli e Chelsea tra il 2018 e il 2019, precedendo due mostri come Klopp ed Emery (14), plurivincitore con Siviglia e Villarreal. Allargando i numeri alla Champions, il Lione interruppe la serie positiva di Sarri (quando allenava la Juve) a quota 22. Sul podio assoluto si trova dietro al suo predecessore Eriksson (23) e al primatista Alex Ferguson (25), evocando dolcissimi ricordi per la Lazio.

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