Il fuoco del derby, la freddezza della finale: Calhanoglu è l’uomo dei big match

Il rigore del momentaneo 2-2 si aggiunge a quello della Juventus in campionato e al penalty di novembre al Milan, con tanto di esultanza davanti alla sua ex curva: la prima stagione di Hakan è da ammazzagrandi

Deve avere degli scarpini ignifughi, Hakan Calhanoglu, per trattare con quel distacco dei palloni roventi, per andare a calciare con potenza dove altri colleghi ammetterebbero tra i denti di non sentirsela, di non avere fegato di prendersi simili responsabilità. Invece allo Stadio Olimpico l’ex milanista ha ribadito ancora una volta che calcisticamente gli attributi non gli mancano e così ha di nuovo colpito una big con la forza di chi vuole farla crollare. E poi ci riesce. Mentre Ivan Perisic si apprestava a calciare il rigore del possibile 3-2, il centrocampista turco dell’Inter ribolliva dalla tensione, in parte per il vantaggio a un passo e in parte perché sul dischetto avrebbe voluto esserci lui, sostituito invece al 91′ per lasciare spazio alla grinta di Arturo Vidal. Ma intanto il più era fatto, come accaduto contro la stessa Juventus in campionato, come contro il Milan, il Napoli e la Roma. Bum, giù un’altra big sotto i colpi di Calha.

Cacciatore

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Per essere la prima con la maglia nerazzurra, la stagione del 28enne è di quelle da cerchiare in rosso. I 7 gol e gli 11 assist in campionato gli valgono il raggiungimento del record personale stabilito due anni fa con il Milan e mercoledì è arrivato il primo squillo extra Serie A di questa annata. Al di là della quantità delle partecipazioni alle reti, però, quello che sbalordisce è il peso specifico delle stesse. La sua stagione ha vissuto di alti e bassi – in particolare è stato poco ispirato a inizio autunno e nel primo trimestre del 2022 -, ma quando ha visto prede di grandi dimensioni non si è fatto problemi a colpire. A volte schivando la pressione e la tensione del momento, altre volte facendone un cocktail per trarne energia e rendere elettrico l’ambiente.

La sequenza

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In principio fu il derby di campionato: il ritorno a contatto con i colori rossoneri, nello stadio tutto milanista dopo l’addio a parametro zero per approdare all’Inter. Dopo 11 minuti scarsi arriva il rigore per la squadra di Simone Inzaghi e se ne incarica proprio lui, bersagliato dai suoi ex tifosi per essere passato al lato opposto della città. Risultato? Non solo il gol, ma anche l’esultanza con le mani alle orecchie per godersi il momento (e fare un po’ infuriare i cuori rossoneri). A metà tra il coraggio e l’incoscienza, dritto all’obiettivo. Dopo la pausa nazionali di novembre è stato poi subito il turno del Napoli – anch’esso colpito su rigore – e a dicembre è arrivato il jolly in casa della Roma direttamente da calcio d’angolo. Poi, portando avanti il nastro velocemente, il turco è stato chiamato in causa all’Allianz Stadium, in una partita non brillante contro una Juve più tignosa del solito. Stadio avversario, 7 punti in 7 partite e rigore… sbagliato. Il destino e i frettolosi bianconeri con il piede in area al momento del tiro gli danno una seconda chance. Lui ci riprova e segna, restando perfetto dagli 11 metri da quando è in Italia: Inter vincente e fuori dalla crisi di febbraio-marzo. La potentissima trasformazione nella finale di Coppa Italia è soltanto l’ultima dimostrazione del feeling speciale che Calhanoglu vive quando la temperatura sale. Palla forte contro il palo appena sotto l’incrocio e Juventus mentalmente fuori dai giochi. Mattia Perin battuto. come Wojciech Szczesny, David Ospina, Rui Patricio, Ciprian Tatarusanu e chissà quanti altri ancora. Ora arrivano Cagliari e Sampdoria. Avversarie non di grido. Ma visto il rush scudetto, sono big match a tutti gli effetti.

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