Il Cagliari, la squadra più famosa: dell’Uruguay

Lontano è lontano, l’Uruguay. Ma a modo suo è vicino più di quanto si possa immaginare. Perlomeno alla Sardegna, se ragioniamo con il filtro del calcio. Perché quando dalla Repùblica Oriental a fare il volo verso il centro del Mediterraneo sono oltre venti calciatori e quattro allenatori, un perché deve pure esserci. Forse è quel filo rosso invisibile che secondo una credenza giapponese, lega indissolubilmente due realtà lontane ma unite, simbiotiche, gemelle.

Se qui è arrivato persino il Principe, Enzo Francescoli, che se la gioca con Ghiggia e Schiaffino quale miglior calciatore uruguagio di tutti i tempi, non puoi passare inosservato agli occhi di un Paese che ha una curiosa caratteristica: ha meno degli abitanti di Roma, meno del doppio di quelli della Sardegna, eppure nel calcio è sempre stato una potenza. Due mondiali, quindici Coppe America, due ori olimpici, parecchie volte le sue squadre di club hanno vinto la Libertadores, ovvero la Champions del Sud America, insomma se tutto questo è il frutto di 3,4 milioni di abitanti vale la pena chiedersi se abbiano un dono speciale nel rapporto col pallone.

Ebbene, il Cagliari è secondo in Europa per “importazione” di talenti uruguagi dopo l’Atletico Madrid. Oltre venti. E quattro allenatori, uno dei quali ha calcato parecchio l’erba del Sant’Elia prima di accomodarsi in panchina da tecnico. Da Puricelli (il primo) arrivando a Diego Lopez che è stato appunto in doppia veste. Passando per Gregorio Perez, una meteora, a Oscar Tabarez, che nonostante il recente esonero dalla panchina della Celeste (sul board della AUF, la federcalcio uruguaiana, sono arrivate contumelie di ogni tipo per questo) è considerato il miglior allenatore di sempre dalle parti del Rio de la Plata.

Storie, tante. Marco Francescoli è nato a Parigi ai tempi della militanza francese di Enzo nel Racing. Ma da giovane  professionalmente avviato nel campo immobiliare negli Stati Uniti, è tornato a Cagliari: la considera la sua città. Per non dire dell’augusto padre, che ricorda a ogni piè sospinto le lunghe passeggiate al Poetto. O Pepe Herrera, secondo uruguagio del trio fantastico (il terzo era un certo Daniel Fonseca…) recapitato in Sardegna dal potente e arguto Paco Casal nell’estate del ’90. E che dire poi di Nelson Abeijon, che via social mostra sempre un cuore sardo rossoblù? E Fabian O’Neill, un talento secondo soltanto al Principe. E ancora tanti altri. Batti e ribatti, chi ama il calcio in Uruguay (e sono tanti…) ha fatto abitudine al nome Cagliari e quindi si è sviluppato anche un interesse di ritorno: in Sardegna c’era quello scaturito dal calcio mercato, in Uruguay quello del tifo. 

E così capita che il titolo di apertura della rubrica sportiva dei due maggiori quotidiani uruguaiani (El Pais e El Observador) spesso sia dedicato al Cagliari,. Tanto più se la notizia è creata da un uruguayano. Ieri la copertina è toccata ovviamente al matador del Bologna. “Gastòn Pereiro entrò a cambiar la derrota del Cagliari en un triunfo importante” ha scritto El Pais. “Gastòn Pereiro entrò en Cagliari, dio el empate y anotò el gol del triunfo en la hora ante Bologna”, ha titolato El Observador. A dimostrare quanto laggiù seguono le vicende cagliaritane, due ulteriori informazioni. El Pais ha ricordato che Gastòn è stato protagonista di analoghe prodezze lo scorso anno nella gara contro il Parma, che ha segnato la svolta nella rincorsa verso la salvezza. El Observador invece ha sottolineato, come una sorta di “però non si fa così” che contro il Bologna Gastòn è stato l’unico uruguagio in campo (per loro è una abitudine sapere di avere giocatori uruguagi in formazione…) visto che Nandez aveva il covid e Godin e Caceres sono stati definiti non degni di indossare la maglia del Cagliari dal ds Capozucca dopo il tonfo con l’Udinese.

Purtroppo la distanza è siderale ma soprattutto la differente latitudine sovrappone vacanze ad attività piena e quindi immaginare in un futuro si spera prossimo libero dalla pandemia, una trasferta sudamericana per giocare un paio di amichevoli è arduo. Ma di sicuro, il “Centenario”, il “Campeon del Siglo”, o il “Gran Parque Central” si riempirebbero. Perché se di Cagliari, in Uruguay, si parla più di Juventus, Milan o Inter, la causa ormai va oltre la presenza di giocatori uruguagi in rossoblù. A proposito: Gastòn, se possibile, il Nacional lo vuole entro la fine del mese. Almeno così dicono laggiù e c’è da immaginare che qualche motivo ci sia.

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