Gli errori, i giovani, le modifiche e… il feeling: Pirlo, piccoli passi ma la Juve è più sua

In punta di piedi, correggendosi e cambiando, il tecnico bianconero ha conquistato anche lo spogliatoio

“Pole pole” dicono gli africani per invitare gli occidentali frettolosi a non avere fretta, nella vita. Vuol dire, in swahili, “Piano piano”. E piano piano, senza fretta, Andrea Pirlo sembra aver assunto davvero, ora, la guida della Juventus. Se c’è un mondo lontano dal saggio detto swahili è quello del calcio. Tutto è concitato, frettoloso. A partire dai giudizi. Un giocatore è un campione se la palla gli sbatte sullo stinco due volte ed entra in porta e un allenatore è certamente un brocco se perde due partite. È, da ultimo, il caso di Fonseca, che deve a un gol di Pellegrini il non essere stato cacciato con ignominia e che ora conduce la sua Roma in alta classifica. La sua parabola, una gita sulle montagne russe, sta a dimostrare la caducità di certi giudizi.

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