Eto’o e il segreto del Triplete: “Quel patto Champions con l’Inter. Tifosi, si può vincere ancora”

Al Festival dello Sport l’ex nerazzurro con Morientes: “La Liga per me è un modello e vorrei adattarlo al calcio africano”

Dal nostro inviato Davide Stoppini

10 ottobre – Trento

Difficile contenere l’entusiasmo dell’Auditorium Santa Chiara, quando alla fine dell’incontro sulla Liga Samuel Eto’o si è alzato e si è avvicinato alla gente per firmare autografi e concedersi a qualche selfie. Maglie e poster nerazzurri ovunque, rassicurati – anzi, esaltati – dalle parole che il camerunese del Triplete ha regalato sull’Inter di oggi: “Quella maglia lì è la più bella d’Italia – ha sorriso Samuel indicando il tifoso vestito di nerazzurro -. Il Triplete? Svelo una cosa, non ci crederete ma il Triplete era il mio obiettivo. Quando andai a discutere il contratto con il dottor Guelfi (allora a.d. del club di Moratti, ndr) c’era una differenza economica. Io dissi: “Mettiamo questi soldi come premio, entro due anni vi dico che vinceremo la Champions”. Ne è bastato uno… ma avevamo una squadra di lottatori, con un allenatore (Mourinho, ndr) unico, che capiva perfettamente ogni giocatore e ha saputo combinare il tutto con il sentimento dei tifosi dell’Inter. Certo, nel ritorno con il Barcellona è servita un po’ di fortuna, ma ce la siamo meritata dopo aver lottato per tutta la stagione. Ho fatto il terzino? Vero, contava l’obiettivo: vincere”. Cosa che vorrebbe fare anche la squadra di Simone Inzaghi, ovvero ripetersi in campo italiano dopo lo scudetto di maggio: “Certo che può riuscirsi, speriamo che ci riesca. Sono stato allo stadio contro il Real Madrid, peccato per la sconfitta. Ma sì, possiamo vincere ancora, bisogna lottare in quella direzione”.

Modello Liga

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Oggi Eto’o è candidato alla presidenza federale in Camerun: “Le elezioni ci saranno a dicembre, la Liga per me è un modello e vorrei adattarlo al calcio africano: vorrei che quello diventasse un mercato formale, dove i presidenti siano stimolati a investire come in Spagna”. Ad ascoltarlo c’è il presidente della Liga, Javier Tebas, che elogia il suo campionato (“la situazione economica non è cattiva come si sente dire in giro”) e poi attacca duramente quello che lui chiama i “club-Stato”, leggi Manchester City e Psg: “Sono pericolosissimi per il calcio europeo. Il Psg solo quest’anno paga più di 600 milioni si stipendi e ha introiti non oltre i 250 milioni. Onestamente, nessuno di noi crede davvero che abbiano guadagni maggiori del Manchester United. Così si inflazionano i salari, nessuno può pareggiare loro offerte: questi non sono soldi che vengono da calcio, ma dal petrolio. Ora vediamo cosa accadrà con il Newcastle, con il fondo dell’Arabia Saudita. Questa evoluzione del calcio è pericolosa tanto quanto la Superlega”. Superlega che sia Eto’o, sia Fernando Morientes – oggi ambasciatore della Liga, presente anche lui a Trento – respingono con forza: “La cosa più importante è la lega nazionale, è quella che ti fa star bene o male, dice El Moro. Eto’o è d’accordo: “La Champions dà prestigio, certo. Ma sono le leghe quelle che ti fanno vivere”.

Clasico e Champions

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E in Liga si avvicina il Clasico, in calendario il 24 ottobre: “Ho giocato anche una finale di Champions, ma l’emozione che ti dà quella partita non ha paragoni – ancora Eto’o -. Spero che il Barcellona si rialzi e prenda slancio da quel match, avviando una nuova dinamica stagionale: vale sei punti quella partita, darebbe la forza anche per ripartire in Champions”. Morientes, da buon madridista, sorride: “Il Clasico è sempre il Clasico, la partita più importante che c’è. Spagnole in difficoltà in Europa? Vedrete, in fondo ci saremo sempre”. Tebas intanto smonta l’ipotesi di giocare il Clasico all’estero, in futuro: “Non è il tipo di partita da spostare dai suoi due stadi abituali. Su altro si può discutere, su questo no”. Come sui calendari fitti: “Ciò che serve al calciatore è il riposo, ma oggi rispetto ai nostri tempi c’è maggiore professionalità”. Eto’o lo fulmina scherzando: “Vuoi dire che noi non eravamo professionali?”. E Morientes: “No, ma oggi ci sono più preparatori, c’è un fisioterapista per un ogni calciatore in rosa, c’è il dipartimento di psicologia… i calciatori di oggi sono più pronti di noi”. Occhio però a nominare il Mondiale biennale a Tebas: “Si infrangerebbero i normali rapporti di lavoro tra club e giocatori. Se questa è la creatività per superare i problemi di calcio, allora chiudiamo e andiamo via…”. No, prima di andare via ci sono le maglie nerazzurre che aspettano Eto’o…

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