Erano il nostro terrore, poi qualcosa è cambiato… Italia-Spagna, che sfide!

Abbiamo sofferto gli spagnoli quando dominavano vincendo due Europei e un Mondiale, ma ora le cose sono cambiate. Come ha dimostrato Mancini

La Spagna ci deve restituire qualcosa. Il suo grande ciclo 2008-12, due Europei e un Mondiale consecutivi, record forse irripetibile, comincia proprio battendo gli azzurri ai rigori, a Vienna, il 22 giugno 2008. Sconfitta che potevamo evitare. Sono i quarti di finale dell’Europeo che abbiamo ripreso per miracolo dopo lo 0-3 al debutto con l’Olanda e il pari drammatico con la Romania: se Buffon non avesse parato un rigore a Mutu nel finale, saremmo già a casa. Noi siamo terrorizzati dalla forza emergente della Spagna, da Iniesta, Xavi, Ramos, Torres, Villa, Puyol, dall’immagine di Real Madrid e Barcellona. Quindi impostiamo con Donadoni una strategia fin troppo difensiva. Sottovalutiamo che anche loro ci temono e non osano aggredire per paura del solito contropiede all’italiana. Risultato: 0-0 e rigori che ci condannano. La Spagna vince le altre cinque partite del torneo, Germania compresa, e diventa campione d’Europa. Si ripete al Mondiale sudafricano e all’Euro 2012 in Polonia-Ucraina.

Doppia sfida

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Qui è addirittura doppia sfida perché siamo nello stesso gruppo e poi ci ritroviamo in finale. Il primo match è pari (1-1): gli azzurri di Prandelli in vantaggio, la difesa a tre che gli spagnoli storicamente soffrono. Una bella partita che ci illude. Situazione ribaltata all’ultimo atto a Kiev: l’Italia è fisicamente a pezzi e gli spagnoli stravincono 4-0. L’ultima immagine è quella che fa più male: le telecamere colgono Casillas mentre invita l’arbitro a fischiare la fine senza recupero “per rispetto degli italiani”. Siamo messi male se suscitiamo compassione nei rivali.

Ventura addio

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Tra Nazionale e club gli spagnoli diventano il nostro terrore quotidiano. Ci eliminano l’anno dopo dalla finale di Confederations Cup 2013 (ancora ai rigori). Molto peggio nel 2017: il 3-0 di Madrid nelle qualificazioni mondiali, umiliante nel gioco prima che nel risultato, ci obbliga al playoff con la Svezia, fine dei giochi per Ventura. All’andata un pari che è un altro rimpianto perché non abbiamo osato. In compenso al ritorno osiamo troppo con uno scriteriato 4-2-4.

Conte e Mancini

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Ma in questo disastro si sono accese due luci. La prima all’Euro 2016, ottavi, quando Conte dà una lezione di tattica alla Spagna a fine ciclo di Del Bosque (2-0). Quindi all’ultimo Europeo, con Mancini che affronta gli spagnoli sul loro terreno, gioco contro gioco, soffre ma resta alla pari anche nel risultato, quindi prevale ai rigori. La semifinale di oggi ha tante rivincite da consumare. Prima del 2008 eravamo noi il problema degli spagnoli: li avevamo eliminati nei gruppi dell’Europeo 80 (un pari), in quelli dell’Euro 88 (1-0 con Mancini in campo) e nei quarti di Usa 94 (2-1 e gomitata di Tassotti a Luis Enrique). Domani sera nuovo capitolo.

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