Due gare senza reti su 27: e Ibra era in campo… Milan sempre più Zlatan indipendente

Lo svedese resta il faro, ma contro il Toro la squadra di Pioli ha fatto meglio nel secondo tempo. E senza lo svedese ha sorpassato il Lilla e allungato sull’Inter

Ormai è sotto gli occhi di tutti, ma ripeterlo non fa mai male. Se pensate che Ibrahimovic in questo Milan sia essenziale, che senza di lui la squadra di Pioli parta con un handicap e che, con lo svedese in campo, i rossoneri siano sempre sull’1-0… beh, sbagliate. L’evidenza è nei numeri: in 24 delle 27 partite giocate in stagione la squadra di Pioli ha segnato almeno due gol. Non è successo solo contro la Juve, nell’1-3 di San Siro, e nelle gare con Lilla (0-3) e Torino, in Coppa Italia (0-0 fino al 120’). Ecco, nelle due partite in cui il Milan è rimasto a secco Ibra in campo c’era: per 62’ contro i francesi, per 45’ con i granata. Lo svedese c’era e non ha inciso e anzi, contro i granata, il miglior Milan si è visto nel secondo tempo, con lo svedese fuori. Aggiungiamoci poi i tre rigori sbagliati in stagione che, infortunio a parte, lo hanno fatto scivolare nelle gerarchie dal dischetto dietro Franck Kessie.

IBRA INDIPENDENTE

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Senza lo svedese il Milan ha sostanzialmente fatto due cose: completato la rimonta sul Lilla in Europa League, scavalcando i francesi in classifica all’ultima giornata (un pari e tre successi), e aumentato il distacco sull’Inter, prima inseguitrice di Pioli. Ibra in campionato ha saltato per infortunio otto gare, in cui i rossoneri hanno ottenuto cinque vittorie, due pareggi e la sconfitta contro la Juventus. Ma, soprattutto, la squadra di Pioli non ne ha mai sentito fino in fondo l’assenza: forse solo contro i bianconeri, con una rosa decimata tra infortuni e Covid, la mancanza dello svedese è stata più pesante del solito. Più in generale, però, è stata l’assenza di un folto blocco di titolari e di riserve a costituire il grattacapo principale per Pioli, che ha dovuto riadattare Calabria a centrocampo. E, comunque, la squadra ha giocato alla pari con la Juve per oltre un’ora, prima delle reti di Chiesa e McKennie. Senza Ibra, la squadra si è riadattata ma senza perdere l’identità, con Rebic o Leao a farne le veci.

LEAO LAMPO

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Il portoghese avrebbe potuto segnare il gol più veloce della storia della A se non avesse giocato da punta contro il Sassuolo? La risposta non è così scontata. Nei momenti più critici, poi, ci hanno pensato Theo Hernandez (contro Parma e Lazio) e Kalulu (col Genoa) a rimettere il Milan sui binari giusti. Certo, lo svedese ha segnato doppiette in tutti i big match giocati (Inter, Roma e Napoli) e dovrebbe esserci contro l’Atalanta per non interrompere la serie. Il trend però è chiaro: il Milan è Ibra indipendente, e questo è il segnale migliore del gran lavoro di Pioli.

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