Derby personale, gerarchie e il precedente: tocca a Perin. E se rompe la maledizione…

Turnover con Szczesny, chance per il secondo portiere bianconero: la Samp non è un’avversaria qualsiasi, la data dell’esordio stagionale neanche. Con un filo da riallacciare col discorso lasciato in sospeso tre anni fa quando è arrivato alla Juve

Non c’era bisogno di pepe per dare stimoli alla giornata in cui Mattia Perin torna a difendere la porta della Juventus 897 dopo l’ultima volta, una trasferta a Ferrara dell’aprile 2019 ricordata in questi giorni anche per l’ultimo gol bianconero di Kean prima di quello di mercoledì a La Spezia. Ma allo stesso tempo è più di una suggestione, probabilmente anche un modo per sentirsi un po’ a casa, il fatto che di fronte ci sarà la Sampdoria, un’avversaria non qualsiasi per Perin, che al Genoa è arrivato 16enne nel 2008, in rossoblù ha debuttato nel grande calcio prima di andare a farsi le ossa altrove, ci è tornato per i cinque anni che lo hanno lanciato in orbita nel grande calcio fino a conquistarsi l’azzurro e la Juve, e infine al Grifone (204 presenze totali) ha trovato il rilancio personale nell’ultimo anno e mezzo. Al di là del derby personale, anche un’avversaria che stimola la voglia di rivalsa se su 14 volte in cui l’ha affrontata metà sono state sconfitte, e solo tre le vittorie, tra cui però l’unico precedente bianconero: Juve-Samp di fine dicembre 2018, 2-1, doppietta di Ronaldo, che non c’è più, bucato solo su rigore da Quagliarella, che invece è sempre lì.

LA STORIA DIETRO

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Per un caso del calendario, più che per puro calcolo, nella rotazione dei portieri la gestione di Allegri è perfettamente allineata a quella della sua ultima Juve 2018-19. Anche allora Perin debuttò, né per infortunio né per defaillance tecnica di Szczesny ma per puro turnover, alla sesta giornata, per coincidenza anche allora un 26 settembre: Juventus-Bologna 2-0, imbattuto. Fu l’inizio di una stagione da nove presenze in campionato (per contesto, Buffon ne ha fatte altrettante due anni fa e otto l’anno scorso), funestata in primavera da un infortunio alla spalla che ha cambiato un po’ la storia. Perché Mattia era arrivato in bianconero nell’estate 2018 per sostituire, più o meno direttamente, Buffon, volato in quelle settimane a Parigi. O meglio, il titolare era Szczesny, ma Perin era più di un secondo, in pianta stabile nel giro azzurro: prima convocazione nel 2012, poi la partecipazione da terzo portiere al Mondiale in Sudafrica con Prandelli, l’esordio nel 2014 con Conte, l’Europeo 2016 saltato per l’infortunio al ginocchio, restando comunque il terzo portiere italiano anche con Ventura e all’inizio dell’era Mancini.

GERARCHIE E TURNOVER

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Sono passati un paio d’anni, non un’era geologica. In mezzo, però, il ritorno a Torino di Buffon lo ha fatto scivolare per qualche mese a bagnomaria come quarto portiere, prima che il revival in prestito al Genoa per un anno e mezzo lo ha fatto tornare a sentire protagonista. Per questo di rientro alla Continassa in estate avrebbe preferito ripartire per restare titolare altrove. Ma è cambiata la linea del club: niente prestiti, si parte solo a titolo definitivo per l’offerta giusta, chi è sotto contratto (scadenza 2022) è un patrimonio del club e resta per dare un contributo, tanto più a 28 anni nel pieno della maturità. Il riconoscimento di un posto nelle rotazioni del turnover in un ruolo in cui succede di rado è il premio al rispetto delle gerarchie, sul cui altare la possibilità di Perin arriva adesso e non prima: togliere Szczesny dopo Udine e Napoli sarebbe sembrata una scelta tecnica e non lo è. Ma l’occasione di Mattia arriva in una buona partita casalinga da titolare: preferito per un giorno al portiere dei tanti errori di inizio stagione, se fosse lui a rompere la maledizione delle 19 partite di fila in campionato con almeno un gol subito… Beh, potrebbe essere un inizio per aprire anche altre valutazioni.

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