Dal portiere al centravanti: Milan senza pace. Così Pioli ridisegna i reparti

Infortuni a catena e il Covid di Hernandez: Pioli costretto a mettere una pezza proprio nel momento della prima svolta stagionale

È il momento dei paradossi, in casa Milan. Dovrebbero essere i giorni delle certezze, dopo aver iniziato benissimo la stagione dal punto di vista del gioco e dei risultati (almeno in campionato)… invece no, ogni report quotidiano da Milanello aggiunge un nuovo problema alla lista di Stefano Pioli. Ed è ancora più paradossale il modo in cui la dirigenza è costretta a muoversi, per mettere una pezza agli strappi: l’improvvisazione – come l’arrivo last minute di Mirante – non è certo il modus operandi del Milan gestione Elliott e tanto meno dell’allenatore, amante della pianificazione tanto quanto il management. Ma ai grandi attori, talvolta, serve pure quella. In agosto, Pioli s’era detto felice per aver potuto finalmente lavorare in pace su varianti tattiche, sistemi di gioco alternativi, mosse che potessero rendere il suo Diavolo più imprevedibile. A metà ottobre, però, i fatti dicono che c’è da faticare per non snaturare troppo il Milan “di base”, a furia di esperimenti forzati. E dunque il tecnico parmigiano deve far ricorso a tutta la sua esperienza e abilità per un duplice obiettivo: schierare sempre una squadra all’altezza degli impegni ed evitare che i tanti forfeit possano diventare un alibi.

Portiere e difesa

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Tre settimane fa, l’operazione di Plizzari al tendine rotuleo sembrava privare il Milan di un tassello secondario, nel grande mosaico rossonero: in genere nessuno si strappa i capelli se perde per qualche mese il terzo portiere, per quanto bravo, promettente e “azzurrino” come in questo caso. Invece, perso anche Maignan fino a fine anno, il contemporaneo k.o. di Plizzari ha indotto a tesserare Mirante al volo. E chissà come avrà imprecato Pioli pensando ai suoi terzini: Calabria e Hernandez sono partiti pieni di entusiasmo verso il ritiro delle nazionali a lungo inseguite, salvo poi tornare a Milano entrambi indisponibili. Se a destra c’è Kalulu, con Gabbia capace di adattarsi alla bisogna, a sinistra è rimasto solo Ballo-Touré.

Centrocampo

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In mediana, se non altro, i tre titolari per due posti sono tutti abili e arruolabili, sperando che Tonali continui a rendere sui livelli recenti e che Bennacer e Kessie non siano tornati troppo spremuti dai gironi africani di qualificazione al Mondiale 2022. Il guaio è che le alternative sono state ferme a lungo: Bakayoko e Krunic sono vicini al rientro – il bosniaco più del francese – ma devono ritrovare il ritmo.

Attacco

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Infine, il reparto offensivo. Le tre mezzepunte titolari per fortuna stanno bene (Saelemaekers, Diaz, Leao) e Rebic è pronto – come è ormai consuetudine – a sdoppiarsi nei ruoli di attaccante sinistro e prima punta. I centravanti veterani, però, non sono ancora al top: Giroud è disponibile ma non è dato sapere se la sosta l’avrà rimesso al 100% della condizione, Ibrahimovic non ce la farà nemmeno per Milan-Verona. Tocca adattarsi, dunque. Con fiducia e un pizzico di resilienza, per usare un termine molto in voga. Aspettando tempi migliori e magari, chissà, un aiuto dal mercato di gennaio.

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