Conte: “Moderna, grande, sa sempre cosa fare, ecco la mia Inter da scudetto”

L’allenatore nerazzurro: “Siamo maturati tatticamente e mentalmente. Ci adattiamo agli avversari senza snaturarci mai”

L’aritmetica dello scudetto consegna un Antonio Conte sorridente e stranamente disteso in volto. “Siamo più sereni, contenti e soddisfatti – ammette il tecnico – Aver riportato uno scudetto all’Inter e averlo vinto con quattro giornate di anticipo testimonia il buon lavoro fatto da questi ragazzi. C’è molta più serenità, siamo davvero contenti. Ma mancano quattro partite e vogliamo continuare a fare bene. Sarà giusto dare più spazio a chi finora ha giocato meno. I ragazzi sanno benissimo che tipo di pensiero ho e che mentalità mi aspetto da parte loro”.

Metamorfosi

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Conte ha eguagliato Mourinho con 32 vittorie nelle prime 50 gare in nerazzurro. Per ben 65 volte su 69 l’Inter di Conte ha segnato il primo gol della partita: segnale di una mentalità offensiva e aggressiva. “C’è stato un percorso dal punto di vista tattico – spiega l’allenatore pluricampione d’Italia – in questi due anni con i ragazzi abbiamo provato diverse situazioni. Abbiamo iniziato pressando molto in alto e aggredendo il portatore di palla a prescindere dalla zona di campo. Quest’anno siamo ripartiti così, ma è inevitabile che dopo un po’ gli avversari ti studiano e ti capiscono. Prendevamo troppi gol, ma una squadra che vuole vincere doveva avere più equilibrio”.

“Durante un partita ci sono più fasi, una squadra matura deve saperle riconoscere e sapersi adattare. Abbiamo cambiato spesso durante l’anno. Noi abbiamo imparato a giocare con due interni o con due registi. Il match col Sassuolo? Avevamo studiato il loro fraseggio: quando avremmo rubato palla, avremmo avuto tutto il campo davanti. E lo abbiamo sfruttato. Una grande squadra non deve avere un solo copione, ma deve capire dove poter far male senza snaturarsi. Giochiamo male? No, giochiamo un calcio moderno. E penso che quest’anno l’elemento decisivo sia stata la nostra maturazione dal punto di vista tattico”.

Fiducia

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“La cosa più bella che mi è capitata è che ho trovato un gruppo di lavoro che si è fidato ciecamente delle mie idee e della mia leadership. È inevitabile che poi la crescita di tutti ha portato a questo risultato. Per essere competitiva, l’Inter aveva bisogno che tutti i suoi singoli giocatori alzassero l’asticella. Oggi lo hanno fatto davvero perché hanno vinto uno scudetto. Vincere all’Inter non è stato facile: è una situazione complicata, devi entrarci dentro, capire tante dinamiche e a volte stare anche al gioco. Ho sposato la causa al 100% senza mai snaturare me stesso e sono molto contento di tutto questo. Ero stato chiamato per riportare l’Inter alla vittoria in tre anni, esserci riuscito in due anni è motivo di grande orgoglio”.

Tattica

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Conte regala anche qualche pillola tattica: “Mi piace giocare con le ali: le vedo come un’opportunità in più dietro, perché siamo più coperti sui cross, e come un’arma in più davanti. Nella mia testa sono ali più che terzini: Perisic nasce come esterno offensivo, Hakimi per noi è un attaccante, Darmian è il prototipo del giocatore moderno e l’unico che nasce terzino. Perisic l’anno scorso non era propenso alla fase offensiva, così è andato al Bayern Monaco. Quest’anno è tornato con un’altra voglia e si è messo a disposizione: le capacità le ha sempre avute, da lui mi aspetto colpi importanti. Non l’ho mai bocciato: Conte non boccia mai nessuno, ma se non c’è la disponibilità del calciatore, un allenatore può avere tutte le idee del mondo ma non possono essere applicate”.

Futuro

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Con lo scudetto già archiviato, inevitabile pensare all’Inter che verrà: “Abbiamo pensato tantissimo al presente, era troppo importante portare questa barca in porto. Adesso voglio solo godermi questo momento, perché spesso mi sono goduto poco le mie vittorie. Ma ora sono cresciuto e sono cambiato: voglio godermi il momento insieme al club, alla mi famiglia e ai calciatori. L’abbiamo conquistato, nessuno ce lo può togliere. Per parlare del futuro e capire la situazione ci sarà tempo”.

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