Colomba: “Saputo ha dato stabilità al Bologna. Osvaldo? È fragile”

C’è un Bologna che vola e che rischia di insidiare addirittura il terzo posto in serie A, e una città che si gode tifo e passione coltivati da anni. A ‘Gli Sportivi della Domenica’ su Radio Cusano Campus Franco Colomba, ex allenatore dei felsinei, commenta il successo della squadra e ne svela alcune ragioni concrete: “Il Bologna ha passato decenni di oscurantismo, con saliscendi dalla A alla B, anche in serie C. Poi dopo le parentesi Gazzoni e Corioni, che sono stati presidenti importanti per far tentare la risalita del Bologna ad alto livello, e un periodo negativo, è arrivato Saputo che ha salvato la società dal fallimento, da grossi problemi gestionali, e si è dato un po’ di tempo per riuscire a risollevare la società e la squadra. Sono passati circa dieci anni e ha mantenuto quello che aveva detto all’inizio, grazie anche agli investimenti nello staff tecnico e dirigenziale, che ha portato le sue competenze a servizio di questa società. Con l’arrivo di Thiago Motta, un ragazzo intelligente e con carisma, con un passato da giocatore importante che lo fa rispettare da tutti e trasmette i valori che ha avuto in carriera, e con i giocatori nuovi che sono tecnici e con doti fisiche, il Bologna è una squadra che gioca bene a calcio. Bologna, Inter e Milan sono quelle che giocano meglio e combinano il giocare bene con i risultati, perché ci sono squadre che si presentano spumeggianti, garibaldine, e poi la classifica piange: invece queste squadre hanno belle qualità e fanno anche risultati. Il Bologna se lo merita, ha patito tanti anni”.

Colomba e il ricordo di Osvaldo a Bologna

Poi su Osvaldo dice: “L’ho avuto poco, circa dodici-tredici anni fa, allenavo il Bologna quando sono subentrato a Papadopulo, Osvaldo era già in prima squadra. Parliamo di un giocatore con un talento grande, la forza fisica, la corsa, il tiro, tutto per essere un campione. Ogni tanto capita che questi calciatori che hanno tante doti siano carenti nell’inserimento nel gruppo, fanno fatica a rispettare determinate regole che nel calcio ci sono, nelle relazioni coi compagni e con gli allenatori. Era un suo limite. Nell’inserimento col gruppo lui faceva un po’ fatica, allora preferii parlare con la società: avevo Di Vaio, Zalayeta, Adailton, Jimenez, in cinque giocatori sono tanti, ho detto ‘se lo potete cedere’. Qualche problema di inserimento nel contesto ci poteva essere, ma non potevo pensare che sarebbe caduto in un problema così grosso, mi dispiace molto. È un ragazzo come tanti altri, fragile, questa è la verità”. Un augurio che vuole fare a Osvaldo? “Il ragazzo è sorridente, mi ricordo che aveva un sorriso che se fossi stato un donna sarei caduta ai suoi piedi, era un bel ragazzo, positivo e divertente. Gli faccio l’augurio di tornare quello che era e di ritornare a suonare la chitarra, so che era anche in una band musicale, forse ha trovato la sua dimensione: fare sport, cantare e suonare è una cosa bella”.


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