Collegio di Garanzia, finisce l’era Frattini: nuovo presidente o anche nuovo ruolo?

Il Coni prepara il cambio e le motivazioni pro Lotito sui tamponi fanno discutere. E ci si interroga sui “confini” del terzo grado

Si volta pagina. L’era Frattini al Collegio di Garanzia dello Sport sta per chiudersi. Nelle prossime settimane, finirà il regime di lunga proroga dell’attuale presidente e si andrà al rinnovo delle cariche. Frattini è un personaggio dal curriculum chilometrico, è stato ministro degli Esteri (due volte) e della Funzione Pubblica nei governi di Berlusconi e ora è il presidente aggiunto del Consiglio di Stato. La fine del suo percorso al vertice della “Cassazione” dello sport fa comunque notizia. La giunta del Coni proporrà al Consiglio nazionale, “sentita l’autorità vigilante” (cioè il titolare della delega dello sport nel governo), il nuovo presidente attraverso una procedura che prende il via con le indicazioni di una commissione di garanzia. Il presidente e i membri del Collegio andranno scelti fra “esperti di diritto sportivo tra i professori ordinari in materie giuridiche, gli avvocati abilitati all’esercizio della professione dinanzi alle magistrature superiori, gli avvocati dello Stato, i magistrati in servizio o a riposo”.

“Esclusivamente”

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Il cambio al vertice del terzo grado della giustizia sportiva era già stato pianificato prima della decisione sul caso Lazio-tamponi e la pubblicazione delle motivazioni con il martellante tentativo di limitare le responsabilità di Lotito, ma è chiaro che fra gli addetti ai lavori, e non solo nel palazzo della Federcalcio, la lettura di quelle pagine ha generato altri dubbi su ruolo e competenze dell’organismo. Quella di Frattini è stata un’invasione di campo? Una domanda tira l’altra: quanto il ricambio ai vertici significherà anche una nuova impostazione? Più coerente con i compiti che gli assegna lo statuto del Coni con la possibilità di intervenire “esclusivamente per violazione di norme di diritto, nonché per omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti”? L’istituzione del Collegio di garanzia fu uno dei punti centrali della riforma della giustizia sportiva approvata all’inizio dell’era Malagò. Con l’obiettivo di provare a coniugare velocità e garantismo. Nel partito degli scettici sulla riforma ci furono calcio (allora il presidente federale era Giancarlo Abete), basket (Petrucci) e nuoto (Barelli). Nel 2018, proprio dopo l’estate calda dello scontro sulla serie B a 19 o a 22 squadre (in cui si parlò pure di dimissioni di Frattini), il Coni varò una nuova riforma che evitò l’intervento governativo. Per quanto riguarda il Collegio di garanzia, fu istituita una nuova sezione che interviene sulle “controversie in tema di ammissione ed esclusioni dalle competizioni professionistiche”.

Chi fa cosa

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Il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina ha sollecitato un intervento “perché così non si può più andare avanti”. Resta una sensazione: quella di una giustizia sportiva che ha troppi margini interpretativi, troppe istruttorie al rallentatore, troppi cortocircuiti fra i vari gradi di giudizio, troppe “ambiguità”, un’espressione che usò proprio Frattini tre anni fa. Un passaggio fuori dalla giustizia federale è una forma di garanzia indispensabile. Ma nel dopo Frattini bisognerà stabilire con più chiarezza i suoi limiti, insomma il chi fa cosa all’interno del sistema.

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