Spinazzola e il piano finale: l’abbraccio dell’Olimpico e poi Tirana

Dopo il rientro nella Roma cerca altri minuti con Venezia e Torino per candidarsi alla sfida con il Feyenoord che vale la Conference

“Mi basta sperare o anche solo sognare di giocare quella finale”. In queste poche parole c’è condensato tutto il momento attuale di Leonardo Spinazzola. Ad iniziare dalla gioia e dalla soddisfazione di aver rimesso piede in campo lunedì scorso a Firenze, seppur per pochi minuti e in una partita che ha segnato una sconfitta dolorosa per la sua Roma. Ma in quei pochi minuti ed in quelle poche parole c’è la fine di un lungo dramma sportivo. E, probabilmente, anche l’inizio di un domani nuovo. Sicuramente diverso dal passato, non fosse altro perché segnato da quella ferita “emozionale”, come ama dire Mourinho.

La grande attesa

—  

Spinazzola a Firenze è tornato finalmente a sentirsi davvero un giocatore. E la cosa è successa ben 311 giorni dopo quel maledetto Belgio-Italia che all’Europeo lo ha portato alla rottura del tendine d’Achille sinistro. Di più, dall’ultima partita giocata con la Roma erano passati addirittura 388 giorni, più di un anno intero, visto che la sua ultima presenza in giallorosso era stata la sfortunata semifinale di andata di Europa League, quella persa in casa del Manchester United per 6-2 il 29 aprile dello scorso anno. Un tempo infinito, che fa anche capire perché Spina adesso si senta come uno che è tornato all’improvviso a respirare, dopo essersi sentito a lungo quasi soffocare.

Il finale

—  

Adesso si tratta di colorare di tinte intense queste ultime due settimane di calcio giocato. In ballo ci sono tre partite, in cui Spinazzola spera di mettere dentro sempre più minuti, sempre più partite. “La felicità più grande è stata rientrare in gruppo e sentirmi di nuovo a mio agio – ha detto il terzino sinistro nella pancia del Franchi, a Firenze – In queste tre partite sarà importante qualsiasi minuto che andrò a giocare, anche fossero solo 3-4”. Già, perché in questo ultimo scorcio di stagione Spina deve tornare a ritrovare anche la confidenza con il campo. Contro il Venezia Mourinho potrebbe regalargli qualcosa in più, magari una ventina di minuti, soprattutto se poi le cose si dovessero mettere bene per i giallorossi. Poi, magari, contro il Torino, venerdì 20 maggio Leo potrebbe anche sperare di giocare di più. Magari partendo anche titolare, senza però fare tutta la partita. Sarebbe un’iniezione di fiducia e un premio alla sua perseveranza.

Il dolce duello

—  

Poi da luglio tornerà a correre e lavorare per il suo posto da titolare. Perché Spinazzola, a tutti gli effetti, è il titolare di quella fascia, di quel ruolo, di quell’angolo di campo da dove partono un po’ tutte le sue scorribande offensive. Solo che in sua assenza Mourinho ha accantonato il deludente Viña e scoperto il promettente Zalewski. Che è vero che gioca fuori ruolo, ma è anche vero che in questo momento è uno dei migliori giocatori di questa Roma, nonché uno dei suoi segreti. Ed allora il prossimo anno chi sarà il titolare? Dipenderà anche dal modulo che Mou deciderà di adottare nella sua seconda stagione romanista. Se dovesse andare avanti con il 3-4-2-1 i due si contenderanno il ruolo di esterno di fascia, con Zalewski che potrebbe giocare anche tra i due trequartisti. Se invece Mou dovesse tornare al 4-2-3-1 potrebbero essere entrambi titolari, nella catena di sinistra. Ma è un dolce problema. E, per ora, Spina pensa solo a giocare più partite possibile. Da qui a Tirana.

Precedente Durissima analisi di Sconcerti sulla Juve: "Ronaldo ha dato un'alibi: Allegri-Vlahovic un fallimento" Successivo Da Tonali a Bennacer, la rivincita dei “retrocessi": ieri nelle piccole, oggi fanno la fortuna del Milan

Lascia un commento