Smith-Rowe e la gioventù dell’Arsenal: così Arteta ha evitato l’esonero e ora è quinto

L’Arsenal ha avuto un grande merito: proteggere Mikel Arteta quando i tifosi contestavano e il mare era mosso. Ha evitato il compromesso più frequente: l’esonero. Non c’è stato mai un segnale di sbandamento, un passo indietro nel rapporto con il tecnico spagnolo, neppure dopo l’ottavo posto dello scorso campionato – con l’esclusione dalle coppe europee – e le tre sconfitte consecutive rimediate in questa stagione nelle prime tre giornate di Premier. Una linea di comportamento, quella del presidente americano Josh Kroenke e del direttore sportivo Edu (brasiliano, ex mezzala), che sta ripagando in termini di stabilità e risultati: cinque vittorie e due pareggi nelle ultime sette partite. Ora l’Arsenal è quinto, ha 17 punti come il Manchester United di Ronaldo e sembra uscito dal tunnel degli equivoci.

I moduli

Arteta aveva cominciato la sua avventura sulla panchina dei Gunners conquistando subito la Coppa d’Inghilterra e il Community Shield. Un impatto perfetto, ideale, per l’ex vice di Guardiola nel City. Kroenke lo aveva scelto per sostituire Unai Emery. Ma poi, dopo la doppia festa, Arteta ha faticato a sviluppare il suo progetto, almeno fino all’inizio di settembre: incomprensioni con qualche leader, come Xhaka e Lacazette, e un gioco che non sbocciava. Discorsi che non hanno più valore, perché adesso l’Arsenal ha trovato la direzione giusta. E’ una squadra bella, sfrontata, robusta, ordinata, in grado di passare dal 4-2-3-1 al 4-1-4-1, oppure al 4-4-2, il modulo adottato sabato scorso per vincere 2-0 in casa del Leicester.

La direzione

Un rinnovamento profondo, nel segno di tanti giovani come il portiere Ramsdale (1998, che ha ormai tolto il posto al tedesco Leno), il mediano belga Lokonga (1999, ex Anderlecht, inseguito in estate anche dal Milan), il terzino sinistro Nuno Tavares (2000, ex Benfica, trattato in passato dal Napoli), la coppia di difensori centrali White e Gabriel, entrambi del 1997. Un capitolo a parte, poi, spetta a Bukayo Saka, vent’anni, ala destra, origini nigeriane e un presente da protagonista nella nazionale inglese di Southgate.

Come Rosicky

La velocità sulle fasce è uno dei pregi di questo Arsenal. A sinistra, con tre gol e due assist, la Premier sta scoprendo il valore di Emile Smith-Rowe, altro talento cresciuto nel vivaio dei Gunners come Saka. Ha voluto la maglia numero dieci, non gli pesa: istinto, naturalezza, estro, cambi di marcia. Inventa colpi speciali, senza però tradire lo spartito di Arteta: garantisce anche sostanza ed equilibrio. Il tecnico spagnolo si è imposto in estate per non mandarlo a giocare in prestito. E Smith-Rowe, londinese, un metro e 82, ventuno anni, si è sentito ancora di più responsabilizzato. Era dai tempi di Rosicky, il piccolo Mozart della Repubblica Ceca, che l’Arsenal non poteva contare su un esterno sinistro così brillante e imprevedibile. E’ nato il 28 luglio del 2000, conosce a memoria il centro sportivo dei Gunners: fu scoperto, quando era bambino, da Steve Morrow, ex capo dell’accademia. Ala o trequartista, repertorio completo, calzettoni arrotolati intorno alle caviglie e niente parastinchi. E’ considerato uno dei punti di forza dell’Inghilterra Under 21, il suo procuratore è Jordan Wise e ha rinnovato il contratto in estate, prolungandolo fino al 2026. Arteta gli cambiato carriera e prospettive dopo i prestiti al Lipsia e all’Huddersfield.

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