La pasta al sugo, il training personalizzato, De Rossi: i segreti di “Ruspa” Calafiori

Nello spogliatoio della Roma ha legato con tutti, in particolare con Pellegrini e con Abraham. Ma Riccardo, a 19 anni, continua a essere il ragazzo di sempre, che vive con mamma, papà e sorella minore

Riccardo Calafiori, 19 anni e la stagione che, se sfruttata bene, può davvero lanciarlo nel grande calcio. Anche quando tornerà Spinazzola – e la Roma avrà Leonardo e Vina in campo – lavorare con Mourinho, che alterna bastone e carota, può cambiargli la carriera. Lui, intanto, continua però ad essere il solito ragazzo di sempre, che vive con mamma, papà e sorella minore, Rebecca, in zona piazzale degli Eroi (non distante dallo stadio), che non ha tatuaggi enormi sul corpo, che mangia la pasta al sugo ma anche tanto pesce (cucinato in modo semplice o crudo) e che quest’estate ha portato tutta la famiglia in vacanza ai Caraibi. Legatissimo alla nonna Eleonora, scomparsa da qualche mese, ha preso la patente un anno fa, con esame rinviato a causa del Covid ed è diventato più indipendente, anche se mamma e papà lo seguono sempre.

IDOLI E SOPRANNOMI

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Richi o Ruspa sono i suoi soprannomi, l’idolo è Daniele De Rossi, a cui chiede spesso consiglio (e un giorno sogna che diventi il suo allenatore), Mino Raiola è il suo agente e il cugino Vincenzo il collaboratore che lo segue di più. Nello spogliatoio ha legato con tutti, in particolare con Pellegrini e, nelle ultime settimane, con Abraham.

SUSHI E CARATTERE

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Dopo le partite si regala spesso una cena di sushi, quando è a casa chiede alla mamma di aiutarlo a seguire alla lettera il piano alimentare stilato con il nutrizionista della Roma e quando tre anni fa si è gravemente infortunato al ginocchio, per poi operarsi in America, gli era crollato il mondo addosso perché gli avevano detto che non solo era a rischio la carriera, ma anche che avrebbe potuto avere difficoltà a camminare. Aveva appena sedici anni, ha tirato fuori un carattere di ferro ed è tornato in campo. “Giocherò in Serie A”, disse ai medici e a se stesso quel giorno. Ce l’ha fatta, anche se, complici alcuni infortuni muscolari di troppo, un po’ di timore ancora gli è rimasto.

mou e lo staff

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Mourinho dice che deve scrollarsi di dosso paure e timori, deve essere meno timido e anche imparare a conoscere bene i segnali del suo corpo. In questo lo sta aiutando tanto lo staff che gli prepara allenamenti personalizzati, quando serve, e gli sta anche mettendo in testa la convinzione che ha nelle testa e nei piedi la capacità di essere ancora più esplosivo. Deve crescere, in tutti i sensi: andrà a vivere da solo e a fine stagione capirà se fare un’esperienza in prestito, per giocare un anno da titolare da qualche parte, o restare a Roma. Intanto, si gode il presente. E un derby da vivere da protagonista, a meno che Vina non recuperi per domenica.

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