Juve più alta e la “normalità” di Szczesny: le chiavi del ritrovato clean sheet

Dalla serata del portiere al modo di stare in campo, così si è interrotta una striscia negativa che durava da 18 partite

Una volta messo in sicurezza il risultato, col 3-0 già al riposo, l’obiettivo di Malmoe per la Juventus si è spostato sul tenere finalmente imbattuta la porta: “Ho chiesto ai ragazzi a fine primo tempo di finire senza subire gol, perché ti abitua a non subirne e ti toglie un po’ di ansia”, ha spiegato Max Allegri. Nessuno dice che riuscirci – per una squadra di prima fascia che va sul campo di una di quarta fascia – sia un’impresa che cambia la stagione, ma se fosse così semplice e bastassero blasone, stipendi e gerarchie prestabilite la Signora non avrebbe un solo punto in classifica dopo tre partite di A. Di certo ha un valore ritrovare un dato, il clean sheet, che alla Juve mancava da 196 giorni: un altro 3-0, in casa con lo Spezia, il 2 marzo. Interrompere una serie, durata sei mesi e mezzo, di 18 partite subendo almeno un gol ha almeno un paio di chiavi.

MENO BASSI

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La prima chiave è tattica: la Juve ci è riuscita facendo il gioco e tenendo la palla lontana dalla propria porta, invece di abbassarsi, incassare, resistere e ripartire in contropiede. Può entrarci solo in parte il livello dell’avversaria, perché allora qualcosa del genere avrebbe dovuto succedere già con Udinese ed Empoli. Più probabilmente c’entra il 3-0 già a fine primo tempo che ha tolto qualsiasi velleità alla ripresa del Malmoe, rispetto all’Udinese che invece aveva saputo risalire dallo 0-2. Di certo installarsi nella metà campo avversaria aiuta. Tranne col Napoli (32.8%) avere il possesso sopra il 50% non è una novità della Juve di quest’anno, anzi la regola. Ma dipende come lo fai, e rispetto all’Udinese la Signora ha alzato il baricentro medio (da 49 a 55.1 metri), il vantaggio territoriale (da 43% a 54% nella metà campo avversaria) e il recupero palla (da molto basso a 32,1 metri a medio a 37,6 metri).

SZCZESNY

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La seconda chiave è legata alle prestazioni individuali e, tra le tante da commentare, ce n’era una evidentemente più attenzionata delle altre, quella di Wojciech Szczesny. Osservato speciale, nell’occhio del ciclone, dopo i tre errori pacchiani di inizio stagione, ha giocato una senza timori né scivoloni, dai retropassaggi al gioco di piede, dalle respinte alle uscite, fino all’intervento nel recupero che ha difeso quell’inviolabilità. Niente che in altre ere avrebbe fatto notizia, e non si tratta di dichiarare chiuso il problema: ma con tutti i riflettori puntati su di lui anche una giornata di ritrovata normalità è qualcosa da registrare. E non è questione di forza di chi c’era di fronte, ma di recupero delle proprie certezze individuali. Visto che da Szczesny sono dipesi direttamente tre dei cinque gol presi finora e parte di quelle 18 partite di fila subendo gol, vedergli ritrovare anche solo una dimensione di normalità era un passaggio necessario del ritorno del clean sheet.

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