Jorginho, rigore alle stelle: solo pari Italia con la Svizzera. Decisivo l’ultimo turno

Elvetici in vantaggio con Widmer, pari già nel primo tempo con Di Lorenzo, ma il rimpianto è per il penalty sbagliato dal centrocampista allo scadere. Italia avanti per differenza reti ma andranno ora in Irlanda del Nord, mentre la Svizzerà ospiterà la Bulgaria

La maledizione del dischetto ha colpito ancora. Quegli undici metri che ci hanno portato in paradiso all’Europeo, ora ci stanno maledettamente complicando la vita per volare in Qatar. Ancora con la Svizzera e ancora Jorginho per un film già visto che fa uscire dalla sala con l’amaro in bocca. Italia e Svizzera non riescono a superarsi nemmeno stavolta e proseguono il loro viaggio nel gruppo C a braccetto. Solo che adesso arriva l’ultima tappa: lunedì Italia in Irlanda del Nord e Svizzera in casa con la Bulgaria. A dividerci dagli uomini di Yakin c’è soltanto la differenza reti: 2 gol a nostro vantaggio, un tesoro che dovrà essere custodito gelosamente. Servirà vincere ovviamente, per non dipendere dal risultato altrui, ma lungo la partita servirà anche capire quanti gol la Svizzera riuscirà eventualmente a fare. Insomma, lo spettro degli spareggi è sempre lì che aleggia. E il rammarico è immenso. Perché nel primo tempo abbiamo visto la controfigura sbiadita della Nazionale che conosciamo e nel secondo, quando siamo finalmente riusciti a trovare il nostro gioco, abbiamo buttato il match point nella discarica. E’ comunque un’Italia che non ha ancora ripreso la marcia corretta: nelle ultime otto partite le vittorie sono state solo due.

LE SCELTE

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La lista degli indisponibili, mettendo insieme le due nazionali, facevano una squadra intera più panchina. Mancini si è presentato all’Olimpico senza Spinazzola, Chiellini, Toloi, Verratti, Pellegrini, Zaniolo, Immobile e Kean, e ha confermato l’undici immaginato alla vigilia: Belotti al centro dell’attacco, affiancato da Chiesa e Insigne, Jorginho fra il recuperato Barella e Locatelli, Acerbi al posto di Chiellini con Di Lorenzo, Bonucci ed Emerson. Yakin si è ritrovato senza Elvedi, Embolo, Seferovic, Zuber, Xhaka e Fassnacht, e in avanti si è affidato al 21enne Okafor (Salisburgo), supportato sulla trequarti da Shaqiri, Steffen e Vargas. Un 4-2-3-1 fluido, fluidissimo, che nei primi venti minuti ha permesso ai rossi di entrare come una lama nel burro caldo. Un pericolo dietro l’altro, di fronte a un Olimpico incredulo di ritrovarsi di fronte una Nazionale incapace di prendere le misure agli avversari. Soprattutto sul nostro versante destro, dove per metà del primo tempo non siamo stati minimamente in grado di arginare il moto perpetuo di Okafor, che si è divertito a portare a spasso Acerbi fuori dai suoi territori, permettendo i ripetuti inserimenti – a turno – di Vargas e Shakiri. Inchiodato al banco degli imputati anche Di Lorenzo, puntato e saltato senza pietà dal palleggio veloce e dalla corsa degli svizzeri. Uno scenario favorito anche dallo scarso filtro della mediana azzurra e da una gestione del pallone lenta e prevedibile. Locatelli non riusciva a scrollarsi di dosso Freuler, Jorginho ha gestito l’orchestra sotto ritmo e Barella è diventato sempre più frenetico nel tentativo di incunearsi in corridoi strettissimi, il più delle volte inesistenti. Se a tutto questo aggiungiamo la scarsa ricerca di Chiesa da parte dei compagni, Insigne alla vana ricerca di un guizzo non trovato e Belotti generoso come sempre, ma incapace di creare ansia alla difesa svizzera, ecco spiegati i grandi tormenti dei primi venti minuti.

FURIA ELVETICA

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E pensare che eravamo pure pure partiti bene. A petto in fuori, con i cori dei 50 mila dedicati a Donnarumma e ai campioni d’Europa in carica, ma si è dissolto tutto dopo pochi minuti. Davanti alla lucidità tattica e alle ripartenze furiose degli svizzeri, che hanno incrinato le nostre certezze. Il gol dei rossi è arrivato al minuto numero 11 con un contropiede devastante. Barella ha perso palla in attacco, Okafor si è involato largo a sinistra, ha polverizzato in allungo Acerbi e ha messo in mezzo per Widmer, arrivato tutto solo a rimorchio: siluro di destro, mano di Gigio piegata e palla in rete. Il gol invece di scuotere gli azzurri, li ha anestetizzati e la Svizzera nei cinque minuti successivi ha sfiorato altre due volte il gol. Prima con l’ennesima percussione da sinistra e poi con un sinistro a giro di Okafor che ha sfiorato il palo. Olimpico ammutolito, Mancini non si sa se più incavolato o incredulo. La scossa è arrivata a metà frazione, con Barella che si è trovato a tu per tu con Sommer: quelle frazioni di secondo in cui la mente ha già proiettato la palla in rete. E invece Sommer ha compiuto il miracolo della serata, deviando in angolo. Mani nei capelli per Nicolò. Poi è stato Chiesa a insidiare il portiere elvetico e al 36’, sebbene la manovra azzurra non fosse decollata granché, è arrivato il pareggio: punizione di Insigne e testa vincente per il riscatto di Di Lorenzo, abile a inserirsi e anticipare l’uscita molto maldestra di Sommer. Il Var ha confermato: niente fuorigioco. Un gol tutto napoletano.

ALTRA STORIA

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La ripresa è stata tutta un’altra storia. Come spesso è accaduto anche all’Europeo, l’Italia si è liberata nelle gambe e nella testa e ha iniziato a macinare gioco. Il suo gioco. Grazie anche a due ottimi ingressi: Berardi per Belotti (con Insigne falso nove e Chiesa dirottato a sinistra) e soprattutto Tonali per Locatelli. Il milanista ha confermato l’eccellente momento impossessandosi della regia e facendo abbassare metro dopo metro la Svizzera. Irriconoscibile rispetto ai primi 45, incapace di uscire dalla pressione azzurra, portata stavolta con azioni “riconoscibili”: palloni veloci, a terra, con i giocatori vicini. L’Italia che conosciamo e, purtroppo, anche con i limiti che conosciamo. Ovvero la difficoltà di fare gol. Alla mezzora un destro di Insigne, deviato, è finito sulla caviglia di Sommer, baciato dalla buona sorte. Poi Chiesa ha sparato alto da ottima posizione e il sipario è calato con l’errore di tutti gli errori: Jorginho dal dischetto. Di nuovo, come a Basilea. Un incubo, una maledizione. Quando Taylor, dopo aver rivisto il fallo di Garcia su Berardi, ha indicato il dischetto, è sembrata fatta. Il finale perfetto. Ma il Professore ha alzato malamente la mira. Mancava un minuto al 90’. Tutto rimandato a Belfast, ci sarà ancora da soffrire.

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