Gasperini se la ride: “Se chiedete il Triplete, ci proviamo. Il Real? Testa solo al Cagliari”

La Dea domani sfida Di Francesco: “La loro classifica è bugiarda”. Sulla Coppa Italia: “Un obiettivo chiaro per il finale di stagione. Hateboer? Se si opera per lui stagione finita”

La parola, anzi il verbo, d’ordine è: risintonizzarsi. La finale di Coppa Italia deve essere una spinta, non un motivo per accusare un calo di tensione. Possibilmente neanche stanchezza: quello sarà un po’ più difficile, dopo più di un mese attraversato al ritmo di una partita ogni 3-4 giorni, ma all’orizzonte c’è una settimana filata – la prossima – senza un impegno, fino alla nuova sfida contro il Napoli di domenica pomeriggio. Il Cagliari, squadra più forte di quanto farebbero pensare le sue difficoltà dal punto di vista della classifica, esige una gara di grande intensità e concentrazione. Perché provare a vincere la Coppa Italia sarà una tentazione, e Gian Piero Gasperini non lo nega: “La soddisfazione per essere arrivati in finale è veramente tanta, era un traguardo non facile, sul quale eravamo molto concentrati. Ora abbiamo un obiettivo forte per il finale della stagione”. Perché il Real Madrid rappresenta una doppia sfida prestigiosissima, ma è il campionato che può garantire altre frontiere europee, anche per il prossimo anno. Che poi è il primo, vero obiettivo stagionale. “E infatti ora – ha detto ancora il tecnico – possiamo pensare con più attenzione al campionato e concentrare lì le nostre energie, dopo aver sacrificato qualcosa per presentarci al massimo per certi appuntamenti. Ma se è capitato, o dovesse capitare, di pareggiare, abbiamo cercato di rimboccarci le maniche e di ripartire. Sapendo che in Italia puoi pagare anche la minima disattenzione”.

Un ritardo da recuperare

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C’è ancora tempo per tutto, dice Gasperini: “Davanti abbiamo 17 giornate e siamo stati capaci di restare agganciati comunque al gruppo: siamo leggermente attardati, ma è un ritardo che possiamo recuperare trovando un po’ più di continuità. Oggi vedere l’Atalanta al sesto-settimo posto può sembrare deludente, ma noi siamo una squadra serena, che si diverte ancora a giocare certe partite. Se poi ci chiedono di fare il Triplete, cosa dobbiamo rispondere? Che ci proveremo… (e sorride, ndr). Ma se ci chiedete se siamo soddisfatti: molto. Però per noi adesso conta l’immediato, non le prospettive di impiego: essere in tanti sotto questo punto di vista rischia solo di creare confusione. L’Atalanta ragiona solo sul presente, proprio perché le si chiede di fare risultati. E se qualcuno sta fuori è perché in campo c’è qualcuno che dà più garanzie”.

Cagliari foto della Serie A

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La gara di Cagliari darà risposte importanti: “La squadra di Di Francesco è la foto del nostro campionato, molto equilibrato e dunque difficile: non vale la classifica che ha e quando affronti squadre così l’approccio non può essere quello di una sfida con una delle ultime”. Ma soprattutto non può essere un approccio condizionato dalla gara precedente: “Avere cali di tensione prima o dopo appuntamenti fondamentali è stato ed è fisiologico: è capitato a tutti, non solo a noi. Ma non è questione di avere la testa sulla partita successiva, semmai di dover giocare – domani – la 13ª gara in 42 giorni. E giocare tredici partite tutte al meglio è impossibile, è una difficoltà oggettiva. Guardando al passato, il rischio di domani è un altro: è capitato di inciampare quando abbiamo affrontato squadre che invece non avevano giocato ogni tre giorni, oltre che agguerrite come sarà il Cagliari”.

Zapata, Hateboer, Maehle

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L’Atalanta lo farà con uno Zapata probabilmente caricato dal gol e dai due assist di mercoledì: “Duvàn non ha saltato una partita, forse è l’unico ad essere stato sempre presente: non è uno specialista come Muriel nell’entrare a partita in corso, ma ha caratteristiche per noi importanti, al di là del fatto che sia al top. Lui è sempre stato positivo, sereno, poi è chiaro che segnare per un attaccante è importante”. E lo farà con meno ansia per l’assenza di Hateboer e l’incertezza sul recupero di Maehle: “Dovrebbe farcela, ormai sono passati 9-10 giorni dalla ferita sul collo del piede, ha tolto i punti, è solo questione di dolore: ieri stava molto meglio e in questi casi i progressi arrivano giorno dopo giorno. Comunque c’è Sutalo, che è arrivato come difensore centrale, ma ha quasi fatto meglio da esterno: si sente più gratificato quando attacca che quando difende e infatti nell’Under 21 è utilizzato così. Lavoriamo su questa impostazione anche perché su Hateboer non ci sono certezze: recuperarlo per il Real mi sembra molto difficile, speriamo per l’ultima parte di campionato. Rischio operazione? C’è chi dice sì e chi no: probabilmente no, si tenta di aspettare, con la speranza di riaverlo nel giro di un mese. Ma resta una situazione a rischio”.

L’emozione per il pubblico

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Ancora presto per vedere da titolare l’ultimo arrivato, Kovalenko: “Era fermo da dicembre, rispetto agli altri è indietro sotto l’aspetto atletico e fisico. Sta lavorando molto, ma non ho ancora potuto neanche utilizzarlo in un’amichevole, spero di farlo la prossima settimana. Comunque in allenamento ho già visto sicurezza tecnica e una gestione della palla lucida: è un centrocampista, non credo così offensivo, con una fase difensiva da perfezionare come per tutti quelli che arrivano dall’estero”. La chiusura di Gasperini è un sorriso per il saluto dei tifosi alla squadra di mercoledì a Zingonia, prima della partenza del pullman: “È stato emozionante rivedere di nuovo tanta gente insieme, la loro voglia di partecipare, il loro attaccamento. Non eravamo più abituati, abbiamo un po’ perso un po’ la dimensione: da mesi dobbiamo solo percepire le sensazioni della gente, senza ‘toccarle’. Senza pubblico vale tutto molto meno, speriamo di averne un po’ almeno per la finale di Coppa Italia”.

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