Dal Milan all’azzurro, Tonali è il tuttocampista che mancava

Contro la Svizzera il suo ingresso in campo ha cambiato la partita. Adesso il c.t. Mancini se lo tiene stretto: “È un centrocampista moderno, può adattarsi a qualsiasi posizione”. E per lui sembra essere davvero la stagione della definitiva affermazione

Dal nostro inviato Marco Pasotto

14 novembre – Belfast (Irlanda del Nord)

Il complimento più bello gliel’ha fatto Mancini qualche giorno fa: “Può fare l’interno o anche il palleggiatore, è un centrocampista moderno, può adattarsi a qualsiasi posizione”. Il tuttocampista in questione è Sandro Tonali, che ieri sera ha marchiato a fuoco la sua prestazione contro la Svizzera. Un ingresso da protagonista fin dal primo pallone maneggiato dopo una manciata di secondi. All’Olimpico il c.t. lo ha inserito al posto di Locatelli e ovviamente Mancio aveva ragione: nonostante al Milan giochi sempre da interno, Sandro si è preso la scena recitando da mezzala sinistra. Se gli svizzeri nella ripresa hanno perso metro su metro col passare dei minuti e sono stati costretti ad arroccarsi sui bastioni, buona parte del merito va all’interpretazione di Tonali. Mancini in realtà lo voleva con sé già nella final four di Nations League, ma poi ha prevalso la ragion di Stato azzurra e Sandro è stato consegnato all’Under 21 di Nicolato, impegnata nelle qualificazioni a Euro 2023. Stavolta no. Stavolta Mancini se l’è tenuto stretto, con Nicolato non esattamente felice (“Un giocatore impossibile da sostituire”, ha detto alla vigilia della sfida con l’Irlanda a Dublino).

Carattere

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In trentadue minuti Tonali a Roma ha effettuato 15 passaggi andati a buon fine, 2 lanci e recuperato 6 palloni, toccandone in tutto 24. I numeri un po’ raccontano, ma a restare impresse negli occhi sono le immagini di gioco. Sandro è parso perfetto per interpretare la figura del doppio play che Mancini ha reso celebre con Jorginho e Verratti. Ha alternato lanci e inserimenti, si è spinto fino al limite dell’area e ha provato a infilarsi partendo largo come un’ala, ha contribuito alla ragnatela di passaggi con cui gli azzurri hanno messo alle corde gli svizzeri. Ma sta facendo così col Milan da inizio stagione. La stagione della rinascita o dell’affermazione, se preferite. Di certo Sandro si è scrostato di dosso la patina di insicurezza che lo bloccava la scorsa stagione, quando nessuno lo riconosceva più. E tanti, sicuramente troppi, avevano già sentenziato che non aveva il carattere per reggere il passaggio dalla provincia a San Siro. Tonali adesso è il faro della mediana rossonera e, con prestazioni come quella di ieri sera, si avvia lungo un percorso che lo farà diventare un pilastro anche in maglia azzurra. Certo, da quelle parti la concorrenza è terribile. Barella, Jorginho, Verratti: se stanno bene, come fai a togliergli il posto? Lui però ha l’arma dell’adattabilità tattica, come ha chiarito Mancini.

QUALITà

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È in grado di recitare in tutti e tre i ruoli. Mezzo destro, davanti alla difesa, mezzo sinistro. Perché in fondo Sandro ha qualcosa di tutti gli altri tre, pur senza somigliare a qualcuno in modo particolare. Tonali è Tonali. Non è mai stato Pirlo, così come non è Jorginho. Ma, come Jorginho, ora è diventato molto bravo a dettare i tempi. Sa quando accelerare e quando attendere, sa quando verticalizzare e quando palleggiare in orizzontale per stanare gli avversari. Di Verratti ha la qualità nel palleggio stretto. Anche perché quella di Mancini per certi versi è la stessa interpretazione che utilizza Pioli. Passaggi corti, a terra e veloci. Marco è il gran maestro, ma anche Sandro se la cava benone. Di Barella ha invece la capacità di inserimento. Su questo magari occorre lavorare ancora un po’ su, nei tempi e nelle modalità, ma quest’anno sono stati compiuti progressi evidenti anche sotto questo aspetto. E la partita dell’Olimpico ne è una prova evidente.

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