Cancelo chi? Così Danilo si è ambientato (e Pirlo non può più farne a meno)

Il brasiliano eccelle: è lo juventino che tocca più palloni in campionato. Dallo scambio col portoghese, finito al City, ha ritrovato una seconda giovinezza

Lo stacanovista che non t’aspetti non ha il 7 di Cristiano Ronaldo e neanche la fascia da capitano al braccio di Leonardo Bonucci (che l’anno scorso era stato il giocatore bianconero più utilizzato da Maurizio Sarri), ma numeri da far invidia a qualsiasi altro difensore della Signora: Danilo Luiz da Silva, per i tifosi della Juventus più semplicemente Danilo, alla soglia dei 30 anni (li compirà il 15 luglio) sta vivendo una seconda giovinezza in bianconero e ha trovato finalmente quella continuità che gli era mancata sia la scorsa stagione sia nelle precedenti esperienze al Real e al City.

Ambientamento

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Merito dei suoi progressi, dopo un anno di ambientamento si è calato completamente nella realtà Juve, diventando una presenza importante anche nello spogliatoio, ma anche per Andrea Pirlo, che nel nuovo scacchiere tattico sta sfruttando al massimo la sua duttilità. Così Danilo è diventato non solo il più presente (1502 minuti giocati, l’unico della Juve ad aver superato quota mille in campionato), ma anche quello con il rendimento migliore tra i compagni di reparto.

Nel segno del 13

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Il giorno in cui si presentò alla Signora (estate 2019), il brasiliano spiegò così la scelta del numero 13: “Credo molto nella numerologia, il 13 parla di morte ma rappresenta esattamente il contrario, significa rinnovamento”. La prima stagione è stata di transizione (32 presenze e 2 gol, uno al Napoli il giorno del debutto), anche per colpa di qualche infortunio, adesso da comprimario è diventato protagonista: Pirlo rinuncia a lui solo quando non può farne a meno.

Che numeri!

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Indispensabile in difesa e prezioso anche in attacco, come confermano le cifre di questa stagione: Danilo è il bianconero che ha toccato più palloni (1084) in campionato e anche il primo tra i compagni per palle recuperate (86) e intercetti (32). Non solo, in una difesa composta da centrali illustri (De Ligt, Bonucci e Demiral, con Chiellini impiegato pochissimo per problemi fisici) il brasiliano eccelle in parecchie statistiche: dai tiri nello specchio (13) ai passaggi effettuati (con una percentuale di precisione del 91%), dai passaggi chiave (14) ai cross (15), dai palloni recuperati nella metà campo avversaria (46) ai duelli (246 con una percentuale di vinti del 69%, di cui 62 in attacco), dai contrasti (71) ai palloni intercettati (113), dai dribbling (35) alle palle contese vinte (125).

Mi manda Guardiola

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Dai dati stagionali emerge chiaramente come il fatctotum brasiliano sia molto presente sia in fase offensiva che difensiva. Questo è uno dei motivi per cui è diventato indispensabile nel gioco di Pirlo. Al City di Guardiola, pur non essendo un titolare fisso, Danilo ha imparato a interpretare le situazioni offensive e i loro possibili sviluppi in relazione alle scelte dei compagni in una difesa che imposta a tre e difende a quattro. Legge bene la doppia natura del suo ruolo, quando deve stringere per muoversi da centrale e quando invece deve uscire per andare a prendere l’esterno avversario. Esattamente quello che gli chiede Pirlo, che ha costruito la sua Juve su un canovaccio simile e ha individuato subito in lui un giocatore tatticamente utile per il suo modello di gioco. Danilo nel 3-4-1-2 bianconero (che diventa 4-4-2 in fase difensiva) può fare il centrale di destra o di sinistra ma anche l’esterno alto. Un jolly che fin da subito si è trovato a suo agio nel nuovo sistema proprio perché lo conosceva già. Così Danilo è rinato, dimostrando che l’acquisto di un anno e mezzo fa (arrivò nello scambio con Cancelo) non era stato poi così sbagliato. Ha convinto tutti, anche i tifosi che ora lo vogliono sempre in campo, perché sanno che questa Juve ha tanto bisogno di lui.

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