Ansia per Vavassori, l’ex portiere arruolato in Ucraina: è disperso dopo un attacco russo

Il 29enne ex Pro Patria e Legnano era partito volontario per combattere contro gli invasori. Un post su Facebook lancia l’allarme: “Due convogli sono stati distrutti. In uno di questi pensiamo che ci fosse Ivan”

Ore d’ansia per Ivan Vavassori, 29enne figlio adottivo di Pietro Vavassori, ex patron del Pro Patria e Alessandra Sgarella, morta nel 2011 a soli 52 anni e salita alla ribalta delle cronache nel 1998, quando venne sequestrata dalla Ndragheta e rilasciata solo nove mesi dopo, il 4 settembre 1998. Ivan, portiere che ha vestito le maglie del Bra, Pro Patria e Legnano in Serie C, si era recato in Ucraina per combattere gli invasori russi e da qualche giorno non si hanno più sue notizie.

calciatore combattente

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Il “calciatore combattente”, come è stato soprannominato, aveva comunicato via social la sua decisione: “Morire vent’anni prima o vent’anni dopo, poco importa. Quel che importa è morire bene. Soltanto allora inizia la vita”. Dopo giorni di silenzio, Vavassori aveva affidato il suo account social ad altre persone, per evitare che il nemico potesse localizzarlo. Sono stati proprio i “gestori” del suo profilo a lanciare l’allarme: “Siamo dispiaciuti di comunicarvi che questa notte, durante la ritirata di alcuni uomini feriti nell’attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dai militari russi. In uno di questi pensiamo che ci fosse Ivan con il quarto reggimento. Stiamo cercando di fare del nostro meglio per capire se ci sono persone sopravvissute e i loro nomi. Vi informeremo attraverso i profili Instagram e Facebook di Ivan”.

post

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Il 9 aprile il suo ultimo post: ” Volevate sapere, ora guardate. Vi piace quello che vedete? Perché a me ha fatto vomitare e piangere per giorni. Non siamo eroi o super uomini siamo fottuti soldati. Che devono uccidere o essere uccisi. Siamo carne da macello dentro un gioco di politico che si divertono con le vite umane. Vi sentire contenti adesso a vedere cadaveri e morti?” aveva scritto pubblicando delle foto che testimoniavano i massacri di civili ucraini. E prima ancora: “Certe decisioni ti trasformano in killer però la guerra non ti permette di poter decidere. Non ho potuto decidere. Però mi sento distrutto. Vedere i miei compagni morire così distrugge e non riesco a dimenticare i loro volti. Fotutta guerra”.

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