Allegri e una Juve provinciale. Sembra un paradosso, è la chiave del successo

L’allenatore da mesi chiede ai suoi questo tipo di approccio, consapevole che l’umiltà fa parte del bagaglio delle grandi squadre. Ma non sempre basta, come si è visto in Supercoppa

Da mesi Allegri va predicando la necessità di un “giusto approccio” ai match, atteggiamento di cui ha fornito le specifiche fin dal dopo partita della bruciante sconfitta col Verona, per far capire ai suoi cosa intendesse per “spirito da squadra provinciale”. Dopo il quarto k.o. in campionato, secondo consecutivo, l’allenatore aveva infatti puntato il dito soprattutto sull’atteggiamento della sua squadra, colpevole di aver usato troppo il fioretto. “Per risollevarsi ci vuole invece l’umiltà – aveva tuonato il tecnico nel dopo partita – e la presa di consapevolezza del momento, con i calciatori che devono lottare e giocare come se fossero in una squadra provinciale, con grande rispetto degli avversari”.

La bacchettata

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“La differenza – aveva proseguito Allegri – è che quando abbiamo avuto un punto (dopo le prime tre gare, ndr) abbiamo giocato da squadra che aveva un punto. Ora ne abbiamo 15 e dobbiamo fare lo stesso. Dovevamo metterci sul piano del Verona. Non è che siccome abbiamo la maglia della Juve dobbiamo assolutamente battere con facilità le squadre di media classifica. Ci vuole un atteggiamento diverso. Il calcio non è il fioretto”. Detto fatto, erano poi seguite due vittorie in campionato (contro Fiorentina e Lazio, a Roma), in quella che era stata la seconda “resurrezione” bianconera dopo l’avvio disastroso e la successiva ricaduta. Poi in realtà la stagione è stata tutta un susseguirsi di alti e bassi, anche sul piano della mentalità, con non sporadici blackout e ritorni anche all’interno di una stessa partita.

Il ritorno del mantra

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Il tecnico livornese è quindi tornato più volte sul concetto del giusto approccio, ad esempio alla vigilia della gara col Venezia, in un momento in cui la Juve era reduce da tre vittorie consecutive (con Salernitana, Genoa e Malmoe): “Loro cercheranno l’impresa storica, noi dovremo metterci al pari loro, come mentalità e sul piano fisico, cioè nella corsa. Poi le qualità tecniche vengono fuori, ma bisogna avere l’approccio giusto e grande rispetto. Voglio una Juve provinciale”. Segno che, nonostante i 9 punti appena collezionati, la squadra ancora era incappata in qualche scricchiolio sul piano della mentalità, inducendo Allegri al pubblico richiamo.

Supercoppa “alla provinciale”, ma…

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E su questi stessi temi l’allenatore è tornato varie volte, aggiungendo al mantra del “provincialismo necessario” il tema del rispetto che ogni grande squadra ha nei confronti di ogni avversario “perché non basta essere la Juve”. Solo che i suoi non sempre hanno dimostrato di aver mandato a memoria la lezione, anzi anche in tempi recenti hanno sbagliato l’approccio al match, contro la Roma ad esempio all’inizio sia del primo che del secondo tempo. Diverso il discorso in Supercoppa, gara in cui la Juve ha giocato con la consapevolezza di aver di fronte un avversario complessivamente superiore, per classifica e gioco. L’umiltà bianconera a San Siro non è stata premiata, ma nella contingenza ad essere fatale alla Signora è stata una disattenzione a un passo dal traguardo, non un errore di approccio. Ora tocca all’Udinese, avversario di minor blasone rispetto all’Inter ma che già all’andata è costato alla Juve la prima sanguinosa rimonta (dopo i gol di Cuadrado e Dybala erano arrivati quelli di Pereyra e Deulofeu): per la squadra una buona occasione per dimostrare ad Allegri di aver definitivamente imparato la lezione.

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