Vlahovic-Chiesa, la prima volta (alla Juve) non si scorda mai. E Fede si scusa…

I due attaccanti a segno insieme per la prima volta in bianconero. Il serbo non segnava da un mese, quando a mandarlo in gol col Nantes fu l’azzurro che spiega l’esultanza: “Mi dispiace per le tante assenze, voglio giocare e regalare gioia ai tifosi, sto lavorando di più per esserci con continuità”

Tre anni e un mese. L’ultima volta che Dusan Vlahovic e Federico Chiesa erano andati in gol insieme, nella stessa partita, avevano fatto la Sampdoria viola: 16 febbraio 2020, 5-1 della Fiorentina a Marassi, due reti a testa. Poi Fede è andato in bianconero, Dusan l’ha raggiunto dopo un anno e mezzo ma l’azzurro era fermo per infortunio, è tornato e si è fermato il serbo… E così via a inseguirsi, e finalmente ritrovarsi. All’andata col Nantes era stato Chiesa a mandare in rete Vlahovic, che da allora non aveva più segnato. Fino a Friburgo. Stavolta in verità non si sono alimentati uno dell’altro ma sono entrati uno al posto dell’altro, Fede per Dusan al 70’. Ma per la prima volta con la maglia della Juventus sono finiti entrambi nel tabellino della stessa partita. Il futuro è oggi, scusate il ritardo.

IL GESTO DI FEDE

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Scuse come quelle di Federico Chiesa, che nel recupero ha trovato il suo secondo gol stagionale, ininfluente ai fini del risultato e della qualificazione ma molto influente nel suo percorso di recupero. E ha esultato appunto con un gesto di scuse nei confronti dei tifosi. “Sì, perché io ci voglio essere, voglio dare una mano alla squadra e alla società per quanto mi ha dato, ma purtroppo negli ultimi due anni non ci sono riuscito e anche adesso non sono al massimo: a gennaio ero partito bene ma ho avuto un problema all’adduttore e ora al ginocchio – ha detto l’azzurro a Sky, come se degli infortuni ci si dovesse scusare, e a qualcuno sarà tornato in mente il caos di questi giorni attorno a Pogba -. Mi dispiace perché vorrei dare il massimo ogni partita, sto lavorando duro, e le mie scuse sono sentite perché voglio giocare e regalare gioia ai miei tifosi”. In Europa non segnava da 499 giorni, allora fu allo Zenit San Pietroburgo.

PERCORSO A OSTACOLI

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Una settimana fa vederlo dolorante al ginocchio destro aveva fatto tremare tutti, sette giorni dopo Chiesa è tornato in campo e l’ha divorato con la sua fame proverbiale. Pochi secondi prima l’urlo del gol si era infranto sulla traversa grazie a un gran riflesso di Flekken, ma ha insistito e ispirato da Rabiot ha fatto in tempo a rifarsi prima del triplice fischio: “Il guizzo viene dal primo tentativo fallito di interno forte, mi sono detto di provare a piazzarla rasoterra e vedere se entra”. Anche quando gli si parla della prospettiva di giocare di più, la lingua batte dove il dente duole: “Il mio primo pensiero è essere a disposizione del mister e purtroppo in queste ultime partite non ho potuto esserci, sto provando lavorare di più e con più efficacia per esserci con continuità. A casa ho avuto mio padre che ha vissuto due infortuni gravi così: so che c’è un percorso a ostacoli per tornare ma poi ce n’è un altro a ostacoli anche dopo essere tornato”.

DUSAN SBLOCCATO

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Lo scatto più forte Chiesa l’ha fatto saltando dalla panchina per andare a festeggiare il gol dell’amico Dusan: “E’ un grandissimo giocatore, ha tutto per diventare un fuoriclasse, i numeri sono dalla sua parte. Adesso sta attraversando periodo non felicissimo sotto porta ma il gol era arrivato e sarebbe arrivato prima se non fosse stato annullato dal Var. Poi è ovvio che un bomber segni su rigore: con la Samp aveva calciato benissimo e lo aveva sbagliato, stasera lo ha tirato male e ha fatto gol!”. Troppo crudele sarebbe stato se la serata del serbo fosse finita con il solo annullamento postumo di quell’urlo liberatorio esploso dal serbo per il gol ritrovato dopo un mese esatto (quello col Nantes appunto). Tornare sul dischetto pochi giorni dopo il “palone” con la Samp non era banale, c’è stato anche il brivido, ma poi anche il lieto fine della rete tornata a gonfiarsi per chiudere il digiuno.

LAVORO E UMILTA’

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“Ringrazio tutti, siamo una squadra sempre unita. Ho passato tante cose e mi ha fatto piacere sentirli così. Ma penso di poter dare tanto di più”, ha detto Vlahovic a fine partita: “Il gol all’attaccante dà fiducia, noi viviamo di gol, ma la cosa più importante è aver vinto e aver passato il turno. Abbiamo sofferto un po’ ma siamo usciti vincitori, che è la caratteristica delle grandi squadre. Dobbiamo continuare a lavorare ancora più forte, con più umiltà e determinazione, perché speriamo di andare avanti più possibile. Quanto avanti? Andiamo partita per partita, poi vediamo…”. Intanto, seppur dal dischetto, seppur passando per un gol annullato, il serbo ha rotto il ghiaccio: “Cercavo di non leggere niente in questo periodo e tenere fuori tutto, perché è così: quando segni va tutto bene, quando non segni non va bene niente, è sempre stato così. Cerco di dare importanza solo al lavoro e fare più gol possibile”. E sbloccarsi adesso diventa interessante in vista del derby d’Italia di domenica.

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