Vanja contro Sergej. Ma per i Milinkovic sarà una vera festa

Il portiere del Toro contro il centrocampista della Lazio. I fratelli serbi sono legatissimi. E tra loro parlano più di Nba che di calcio

La loro sfida l’hanno vinta entrambi ancor prima di giocarla, pur essendo su fronti contrapposti. Già, perché il fatto stesso di vivere un confronto diretto è un successo che li rende felici e che certifica la loro affermazione, a prescindere da come finisca. Vanja e Sergej Milinkovic sono fatti così. Fratelli veri, 24 e 26 anni, godono più del successo dell’altro che del proprio. Sono cresciuti assieme, hanno iniziato in contemporanea la carriera nel Vojvodina (hanno solo due anni di differenza) e sono sempre rimasti il primo tifoso l’uno dell’altro anche quando le strade si sono separate (Sergej è andato a giocare in Belgio, Vanja in Polonia).

Uniti più che mai

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È stata l’Italia a riavvicinarli. Accadde nel 2017, quando il portiere fu acquistato dal Toro. Sergej era sbarcato due anni prima alla Lazio e, anche se Roma e Torino non sono esattamente due città vicinissime, il centrocampista salutò l’arrivo del fratellino (si fa per dire visto che il granata è alto 202 centimetri…) come se tornassero a vivere assieme. Come se il tempo si fosse fermato per riportarli ai tempi in cui da piccoli giocavano a pallone o basket nel cortile di casa. Prima in Spagna, dove entrambi sono nati, e poi in Portogallo e Austria, i tre Paesi in cui trascorsero l’infanzia perché il padre Nikola, anche lui calciatore, giocava in quei campionati. La passione per il basket l’hanno invece ereditata dalla mamma, Milana Savic, cestista professionista. Quando, diventati più grandi, si trattò di scegliere quale strada intraprendere, entrambi – non senza tentennamenti – optarono per quella seguita dal padre. Ma il basket è rimasto il loro hobby comune. Al punto che nelle interminabili (e quasi quotidiane) telefonate che si fanno parlano più di Nba che di calcio. E lo stesso accade quando si vedono di persona. Sergej va spesso a trovare Vanja a Torino. Lo fece già nella stagione 2017-18, particolare che alimentò le voci di un suo possibile passaggio alla Juve. A portarlo nel capoluogo piemontese era invece unicamente il desiderio di passare del tempo con il fratello, a stargli il più possibile accanto in quella fase delicata della carriera.

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Nemici per modo di dire

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Le visite sono tornate ad essere frequenti adesso che Vanja indossa di nuovo il granata. Lo sta facendo da protagonista, visto che la società e il tecnico Juric hanno deciso di puntare su di lui. Scelta che, a giudicare da come è cominciato il campionato del portiere, è stata più che mai illuminata. Anche per Sergej è un anno speciale. È diventato il vice-capitano: Sarri lo ha messo al centro del progetto. Dopo il confronto del 2018 (quando Vanja era alla Spal, finì 4-1 per la Lazio) oggi i due fratelloni saranno di nuovo avversari, ma nemici mai. Vivranno la sfida come fosse una festa, come quando – da compagni di squadra – si laurearono campioni del mondo Under 20 con la Serbia. Era il 2015, l’alba della carriera di entrambi. Sei anni dopo si ritrovano da titolari di due squadre nobili della Serie A. Papà Nikola può essere fiero di tutti e due. E pure mamma Milana, anche se avrebbe preferito che si fossero dedicati al «suo» basket.

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