Valigie, fischi, bravate e coccodrillo: ma Brozovic resta una colonna

Il croato che faceva disperare allenatori e tifosi nel 2018 era diretto a Siviglia, poi la svolta tattica con Spalletti. E anche nella mediana di Conte il suo lavoro è imprescindibile

Nel gennaio 2018 era sull’aereo per Siviglia, tre stagioni più tardi ha contribuito a pilotare l’Inter verso lo scudetto. La carriera di Brozovic si può finalmente definire “Epic”, dopo tre anni di pasticci e altrettanti da pilastro della mediana. Il mondo si è capovolto con lo stop imposto da Spalletti: il croato aveva salutato tutti, prima che al tecnico toscano venisse l’intuizione di utilizzare l’ex Dinamo Zagabria da regista. Brevetto approvato da Conte, che si è ritrovato tra le mani un centrocampista completo. Ora vincente.

L’ARRIVO

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Brozovic sarebbe potuto andare al Milan (“Mi hanno cercato”, parole pronunciate nella conferenza stampa di presentazione) ma nel gennaio 2015 raggiunse Mancini in nerazzurro. Marcelo si è preso stabilmente il centrocampo dell’Inter dopo circa un anno dal suo arrivo, provandole tutte: mediano, mezz’ala, trequartista. Buon rendimento in una squadra in piena ricostruzione, anche se la sensazione diffusa era quella di un calciatore incompiuto e con un’identità difficile da trovare. Discorsi proseguiti anche nella stagione con De Boer, Pioli e Vecchi, prima dell’arrivo di Spalletti nell’estate 2017.

I FISCHI

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L’11 febbraio 2018, poche settimane dopo la mancata partenza in direzione Siviglia, Brozovic veniva bombardato di fischi da San Siro all’uscita dal campo contro il Bologna. Con tanto di applauso con le braccia alzate al cielo in risposta. Un mese esatto dopo, l’11 marzo, ecco la prima da regista, in casa del Napoli di Sarri: 0-0, esame superato e posto fisso. Uno dei tanti esempi di porte girevoli nel calcio. Anche Eriksen ne sa qualcosa.

NON SOLO REGIA

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L’intuizione del toscano è stata la classica mossa che ha salvato la carriera, oltre a farla svoltare. Da tre stagioni e mezza Brozovic è il centrale inamovibile dell’Inter in mediana, ma guai a chiamarlo solo regista: il croato è il giocatore con più chilometri percorsi a partita in tutta la Serie A, quasi 12. Il motorino Barella, per fare un esempio di casa nerazzurra e che renda giustizia al lavoro dell’ex Dinamo Zagabria, è quinto in classifica con circa 11 chilometri e mezzo. E la presenza di Brozovic tra i più instancabili della Serie A non è una novità di questa stagione: ormai è una costante del nostro campionato.

MAI BANALE

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Una cosa non è cambiata in questi sei anni e mezzo: quando le cose non vanno, Brozo allarga le braccia e scuote la testa. Per tutti prima era sintomo di nervosismo, ora di voglia di fare bene. Le bravate non sono mancate, anche con Conte in panchina. Si pensi alla positività all’alcoltest o alla lite in pronto soccorso, entrambe nel luglio scorso. I bad boy sono altri, i ragazzi timidi pure. Brozovic ha saputo far parlare di sé fuori dal campo anche per episodi simpatici e simbolici: dall’esultanza ribattezzata “Epic Brozo” al recente tatuaggio con la bomba sul collo. Per non parlare del coccodrillo in barriera, non un’invenzione del croato ma sdoganato in tutto il mondo dopo la mossa di Brozovic al Camp Nou, il 2 ottobre 2019. La storia tra Marcelo e l’Inter è stata prima travagliata e poi serena, per diventare Epic con lo scudetto. E un centrocampo nerazzurro senza Brozovic è un ricordo lontanissimo.

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