Una sosta più lunga della preparazione estiva: così Conte riaccende l’Inter da scudetto

Tre settimane senza impegni ufficiali contro i 17 di ritiro a settembre. Il piano del tecnico per chi è rimasto ad Appiano e i compiti a casa per i nazionali

Riaccendere l’Inter che stava triturando tutto dopo una sosta risultata più lunga dell’intera preparazione estiva. Antonio Conte e il suo staff sono al lavoro per riallacciare il filo del discorso scudetto interrotto – a livello agonistico – dalla quarantena fiduciaria imposta dall’Ats prima del match col Sassuolo e poi dalla pausa per le nazionali. Dal match col Torino del 14 marzo alla sfida di sabato a Bologna saranno passati ben 21 giorni. Per rendersi conto dell’anomalia, soprattutto in una stagione così intasata, basti pensare che l’Inter – l’ultima a terminare, il 21 agosto scorso con la finale di Europa League – aveva dovuto comprimere non soltanto le vacanze ma anche la preparazione estiva, durata appunto meno della sosta attuale. I nerazzurri si erano ritrovati il 7 settembre, iniziando ad allenarsi l’8, per esordire in campionato già il 26, contro la Fiorentina.

Difficoltà ulteriori

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Vero che stavolta ci hanno pensato le nazionali a tenere sul pezzo molti elementi della rosa. Ma Conte ama avere sotto mano i propri uomini, torchiarli nel quotidiano, tenere accesa la scintilla. Invece ha potuto lavorare ad Appiano con una decina di superstiti, impossibilitato causa Covid (con relativo caos proprio sui nazionali per il divieto imposto dall’Ats) a integrare il gruppetto con dei Primavera e a svolgere la consueta amichevole di fine settimana. Nulla però è stato lasciato al caso. Con un programma dettagliato sia per chi è rimasto sia per chi era in viaggio con le rispettive selezioni. E con questi ultimi nelle prossime ore verranno valutate, anche attraverso colloqui individuali, le condizioni psico fisiche. Perché, ad aumentare il coefficiente di difficoltà, dopo la lunga sosta la capolista è attesa dal trittico Bologna-Sassuolo-Cagliari nel giro di 8 giorni.

Per chi è rimasto

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I superstiti, cui in questa tornata si sono aggiunti Lautaro e Sanchez visto che in Sudamerica non si è giocato, hanno svolto doppi allenamenti. Sono quelli che da un lato hanno continuato a respirare Inter ogni giorno, ma dall’altro non giocano partite vere da diversi giorni. Verranno rimessi sul pezzo con discorsi motivazionali ad hoc, ma anche probabilmente con la fiducia di una maglia. Molto dipenderà dalle condizioni di alcuni compagni, impegnati in tre sfide nel giro di una settimana. In questo senso si candidano Young per Perisic e Gagliardini per Eriksen. Senza dimenticare Sanchez, anche se rinunciare a Lukaku (peraltro in panchina martedì col Belgio) è sempre difficile.

Per chi era andato

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Diverso il discorso intrapreso dallo staff di Conte con i nazionali. Il contatto con loro è stato quotidiano, con tanto di compiti a casa personalizzati a seconda del soggetto e del suo impiego nella rispettiva selezione. Niente di clamoroso, ovviamente, visto che ognuno svolgeva già delle sedute quotidiane con i compagni. Ma la conferma di un lavoro capillare che comprendeva anche il rispetto delle consuete regole sull’alimentazione e sui comportamenti da tenere per evitare il rischio di prendersi il Covid. L’unico contagio contemplato da Conte è quello da scudetto.

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