Un super Handanovic, un guizzo di Brozovic: e l’Inter beffa il Torino all’89’

I granata giocano meglio e hanno le migliori occasioni, sventate dallo sloveno. Poi nel finale il gol partita del croato

L’allungo estremo di Brozo al tramonto della partita regala all’Inter tre punti che parevano insperati, raccolti con la forza della disperazione più che con la lucidità e le idee, contro un Toro che per larga parte aveva fatto una figura assai migliore dei nerazzurri. Se Inzaghi ha potuto sfruttare questo scatto di nervi e cuore nel finale lo deve soprattutto al suo capitano ritrovato, Handanovic, tornato al suo posto e impegnato soprattutto nel secondo tempo a ribattere il bombardamento granata. I problemi per Inzaghi continuano comunque a covare sotto la cenere, anche se questa vittoria è acqua nel deserto: regala nuova vita. Al contrario, il Torino lascia San Siro con un rimpianto: avesse osato di più al momento giusto, il risultato sarebbe stato ben diverso.

PRIMO TEMPO

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All’inizio Simone Inzaghi riporta alle vecchie mansioni i “sacrificati” del massacro contro il Bayern: ritrova il posto in porta Handa, De Vrij si riposiziona a guidare la difesa e anche Barella prova a dare adrenalina da mezzala. Semmai, la novità di giornata è la posizione di Dimarco, non esterno a tutta fascia ma di nuovo “braccetto” della difesa, con ampio margine per inserirsi. Il Toro, senza Juric frenato ancora dalla polmonite, schiera al centro della difesa Buongiorno, che ha vinto il ballottaggio con Schuurs, e l’ex Lazaro sulla destra. Se Sanabria è preferito a Pellegri nel ruolo di boa nel 3-4-2-1, la grande novità sulla trequarti è Seck a far coppia con Vlasic al posto di Radonjic. Stranamente, in partenza, il Toro assume un atteggiamento attendista, diverso dal solito, mentre l’Inter è quella dell’ultima settimana, se non peggio: le tossine di derby e Bayern non sono ancora andate via e i nerazzurri, a ritmo da dopolavoro, fanno una fatica enorme a traghettare la palla davanti. Sembra la squadra del mese di aprile, quella che buttò via uno scudetto che pareva già sul comodino, con gambe paralizzate ancora dalla paura e punte sconnesse dal resto del corpo. Così, in tutto un primo tempo al cloroformio in cui si sono sentiti nitidi i primi fischi ai nerazzurri, l’occasione più grande ce l’ha naturalmente il Toro. E con chi, se non con Vlasic, pericolo pubblico numero 1: si infila tra Barella e Skriniar e impegna Handa in una parata dall’alto valore simbolico. Con Onana che soffia sul collo, lo sloveno ha bisogno di vecchie certezze per blindare il suo posto e allontanare il più possibile una successione che pare inevitabile.

SECONDO TEMPO

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All’inizio del secondo tempo, semmai, le nuvole si addensano ancora di più sotto al cielo interista. Nessuna scossa da parte di Inzaghi e granata che si alzano pericolosamente, costruendo una occasione di testa con Sanabria (altra parata di Handa) e un cross al veleno di Lukic. Dopo 6’ ecco l’episodio che avrebbe potuto dar un senso diverso al match: sempre Sanabria vede un rosso per una sbracciata su Calha, ma dopo intervento Var l’arbitro Ayroldi torna correttamente sui suoi passi cambiando il colore del cartellino. Il canovaccio del match non cambia comunque, con il portiere sloveno che deve parare coi piedi in vecchio stile Garella una punizione anonima dal suo lato di Rodriguez e poi mettere le mani su un altro paio di sinistri di Vlasic. Le solite, ormai ataviche, difficoltà in costruzione dei nerazzurri non sembrano di facile risoluzione, per questo Simone si affida alla panchina: mentre Paro sceglie Radonjic per Seck e Ilkhan per Linetty, Inzaghi toglie Dumfries e ripiazza Bastoni dietro (Darmian va a destra e Di Marco scala più alto). Ma, soprattutto, il tecnico cambia metà dell’attacco, mettendo Correa accanto a Lautaro. Il Toro argentino sembra davvero l’unico che avrebbe in corpo le energie per fare male all’altro Toro, però spesso sono iniziative individuali, come il sombrero che lo lancia verso la porta di Milinkovic prima del recupero prodigioso di Lukic. La spinta del pubblico, però, si sente e una reazione interista si vede finalmente, con una aggressione più alta e palloni che finalmente cadono nell’area granata: la prima parata del portiere serbo arriva su testata di Skriniar, prima che Barella fallisca sul più bello la stoccata davanti alla porta. E poi è lo stesso Martinez con una spettacolare girata di testa a sfiorare il gol, ma è un fuoco che resta acceso veramente per poco, dieci minuti massimo, e si spegne subito anche perché gli ingressi di Mkhitaryan e Bellanova non aggiungono spinta. Anzi è Radonjic a chiamare all’ennesima parata Handa, di gran lungo il migliore dei suoi. Quando sembra che non ci sia spazio oltre lo 0-0 e i bollori nerazzurri si sono decisamente calmati, l’Inter tira fuori dal cilindro un gol da tre punti, un po’ estemporaneo e figlio del cuore che ancora ha questa strada. Il passaggio a scavalcare la difesa di Barella ricorda il Nicolò che fu, l’inserimento di Brozovic alla spalle di Ilkhan è da rapinatore d’area. Quella palla che rotola non risolve minimamente i problemi, ma dà sollievo. Il Toro, invece, farà un campionato d’alta classifica, San Siro ne è testimone.

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