Tutto cominciò con una Graziella: storia recente degli oggetti in campo

A Salerno Retegui viene colpito da uno snack al cioccolato e Strootman se lo mangia: la pioggia di oggetti dalle tribune è purtroppo un grande classico. E tra maiali, water, pistole e frutta, non sempre è finita bene

Lunga, variegata e ricca di sorprese è la lista delle cose – oggetti inanimati ma anche esseri dotati di anima – che negli ultimi cinquant’anni sono state lanciate in un campo di calcio durante lo svolgimento di una partita. Praticamente una raccolta differenziata che fotografa in maniera definitiva la vergogna che da tempo alberga nei nostri stadi. Avanti con la lista: pomodori, cetrioli, carote, uova, banane, mele, kiwi, arance di stagione, mandarini, ortaggi di vario tipo, persino foglie svolazzanti di insalata appena raccolta, finanche pesci e un gatto, quindi petardi, bombe, bombette, fumogeni, razzi, sassi, calcinacci, rimasugli di carton gesso, tubi di plastica e di metallo, mazze e spranghe, aste, pigne, un paio di croci, rubinetteria varia, sassi, pietre, copertoni, carte e cartacce, tessere strappate dell’abbonamento, berretti, cuscinetti scalda-chiappe, panini più o meno imbottiti, snack di vario genere, nei casi più illuminati anche per intolleranti al lattosio e al glutine, cioccolatini, bottiglie di vetro e di plastica, lattine, simpatiche palle di neve nei mesi invernali, simbolica carta igienica non ancora utilizzata, urina a fiumi, vermi a centinaia, pattumiere intere, bulloni di ferro, dadi a testa tonda, accendini e sigarette, monete e monetine di vario taglio, biglie, coltelli e altri oggetti contundenti, ovviamente il famoso motorino a San Siro. Ma l’inizio della fine – il momento in cui si oltrepassò la soglia – va fissato nel lancio di una bicicletta – nello specifico una Graziella completa di cestino verniciato in tinta – che venne gettata dalla curva del vecchio Mirabello di Reggio Emilia in una bizzarra domenica di aprile dell’anno di grazia 1989. La Graziella apparteneva alla moglie del custode dello stadio, gli ultrà se ne impossessarono a metà ripresa, la lanciarono in campo e ne decretarono la fine, costringendo la signora – da quel giorno in poi – a usare gli autobus cittadini. 

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