Tra i pali c’è una storia (di campioni) da rispettare. Intanto Handa si gioca il futuro

Sarti, Vieri, Bordon, Zenga, Pagliuca, Toldo, Julio Cesar… Raramente a Milano hanno sbagliato “guantoni”: se Samir non convince, servirà un big

Francesco Fontana @fontafrancesco1

4 febbraio – Milano

Storicamente ci sono ruoli che esaltano e deprimono. Nel caso dell’Inter, quello del terzino sinistro non ha regalato gioie particolari nel recente passato: da Roberto Carlos (in assoluto una delle più grandi “sviste”) in poi sono stati più dolori che gioie. Poi ci sono i pali, dove l’Inter invece ne ha sbagliati pochissimi. Quasi nessuno dagli anni ’80 in poi, periodo successivo ai grandi – tra i tanti – Giuliano Sarti e Lido Vieri. Non torniamo tanto indietro: dopo il totem Ivano Bordon toccò a Walter Zenga diventare una leggenda con questi colori dal 1982 al 1994. Tanti dicono rimanga il migliore di sempre (conquistò uno Scudetto, una Supercoppa Italiana e due Uefa), altri che sia stato superato da Julio Cesar, meno continuo dell’Uomo Ragno, ma altrettanto forte, anche più vincente con 14 titoli tra i quali cinque campionati, una Champions League e un Mondiale per Club.

L’APICE CON JULIO CESAR – E come dimenticare Gianluca Pagliuca, a Milano nel periodo 1994-99: vinse poco (la Uefa nella notte di Parigi nel ’98) considerando il suo potenziale, ma i tifosi gli hanno sempre voluto bene. Non rispettò le attese, nel 1999-00, il grande Angelo Peruzzi, nerazzurro insieme a Marcello Lippi in un’annata non semplice: non lasciò il segno. A tratti lo lasciò Sébastien Frey, un meraviglioso talento che forse pagò la giovanissima età nelle stagioni 1998-99 e 2000-01. Sarebbe stato interessante vederlo all’Inter al top della sua carriera (che abbiamo ammirato tra Parma e Fiorentina), in nerazzurro venne criticato per colpe non sue. Toccò poi a un altro gigante, un intoccabile Francesco Toldo dal 2001 al 2005, quando Mancini – grazie anche ai suoi collaboratori – ebbe l’intuizione di scoprire e parcheggiare Julione al Chievo per poi promuoverlo titolare nel 2005-06. Roberto ebbe ragione, Francesco ascoltò il cuore decidendo di restare un “dodicesimo di lusso” fino al termine della carriera, nel 2010. Con il Mancio arrivarono scudetti e coppe varie, con Mourinho e Benitez la conquista di Europa e mondo prima di iniziare quell’inesorabile declino con Leonardo (che vinse, comunque, una Coppa Italia), Gasperini, Ranieri e Stramaccioni, l’ultimo allenatore di Julio. Dal 2012-13 toccò ad Handanovic.

ANCORA QUALCHE LACUNA – Con 371 presenze ufficiali (domani a Firenze saranno 372) si piazza al terzo posto nella classifica all-time, a -13 da Bordon, a -102 dall’irraggiungibile Walter: numeri strepitosi, perlomeno all’apparenza, che però non gli hanno ancora riservato un abbonamento a vita nel cuore del popolo interista. È capitato nel momento più sfortunato e complicato nella storia recente dell’Inter e anche per questo qualche suo miracolo è passato in secondo piano: ha avuto il merito, nonostante l’età (classe ’84, fa parte della generazione precedente a quella attuale), di stare al passo con i tempi migliorando, per esempio, nel gioco con i piedi. Resta ancora qualche lacuna che non è riuscito a limitare/cancellare: non benissimo nelle uscite alte, troppe volte passivo di fronte a certe conclusioni, evitando anche l’intervento. Questo no: il portiere dell’Inter non può permetterselo.

RINNOVO SÌ, RINNOVO NO? – Capitano dopo Icardi, professionista impeccabile dentro e fuori dal campo, onestamente il buon Samir meriterebbe un titolo prima di salutare Appiano Gentile: rimangono la Coppa Italia (contro la Juventus servirà la rimonta dopo l’1-2 interno di martedì), ma soprattutto il campionato, che potrebbe cambiare il suo “peso” nella storia nerazzurra. Dopodiché, tutto potrebbe essere: il contratto scadrà il 30 giugno 2022 (ingaggio da 3,2 milioni) e per ora non si registrano novità sul prolungamento fino al 2023. Prossimamente il suo agente Fali Ramadani e la dirigenza faranno il punto, che dipenderà moltissimo dal rendimento del giocatore nel rush finale di una stagione che (non è da escludere) potrebbe essere l’ultima da queste parti: i paratoni ci sono, gli errori pure (quello in Coppa Italia è l’ultimo in ordine di tempo). Molto, se non tutto, del suo destino dipenderà dal futuro societario, aspetto che giocoforza blocca ogni discorso su Handa e gli eventuali successori: in ogni caso, da tempo a Milano hanno iniziato a guardarsi attorno.

EVENTUALE POST-HANDA – Piace parecchio Juan Musso dell’Udinese, 26enne argentino che la famiglia Pozzo valuta non meno di 30 milioni: amico di Lautaro, l’ex Racing verrebbe di corsa ad Appiano Gentile. L’Inter ci proverà, magari mettendo sul tavolo una contropartita tecnica come fece a suo tempo proprio con Handanovic (in Friuli, nel luglio 2012, andò Marco Davide Faraoni). Nel frattempo Ionut Radu fatica a crearsi un po’ di spazio, così la dirigenza segue Alessio Cragno (Cagliari), Marco Silvestri (Hellas) e Alex Meret (Napoli), per i quali non è comunque iniziata alcuna trattativa. Sarebbero profili da Inter? Chissà. Un conto è esserlo sulla carta, un altro quando si entra in campo: la porta di San Siro non è per tutti. E nella Milano nerazzurra c’è una storia pesante, da non interrompere.

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