Toro: Ranieri era stato valutato in attesa di Juric, e dopo…

Si è sempre fatto con discrezione – senza mai urlarlo, come del resto è nel suo stile – il cognome di Ranieri in relazione a una sua possibile assunzione da parte del Torino di Cairo. È accaduto prima che venisse ingaggiato Ivan Juric, quando ancora il croato doveva sciogliere le sue riserve e comunque liberarsi dal Verona, e pure un poco dopo, in quei giorni calienti e già un po’ controversi di metà agosto seguiti al brutto esordio ufficiale dei granata, in Coppa Italia contro la Cremonese. Perché sì, in effetti la candidatura di Sir Claudio per la panchina del Toro ha avuto in qualche momento una sua credibilità e un suo potenziale fascino.

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Cairo aveva pensato al ribaltone

Nelle ore seguite al mancato rinnovo – già deciso da tempo – del contratto scaduto di Nicola come in quelle post ferragostane, segnate da una inedita e problematica gestione delle prime divergenze di vedute (soprattutto con il ds Vagnati). Al presidente Urbano era venuto il dubbio di essersi portato in casa un personaggio troppo ruvido e dunque scomodo, prima di rendersi conto quanto invece un uomo della personalità di Juric rappresenti – al netto delle sue controindicazioni caratteriali, peraltro assai gradite ai tifosi – un parafulmine forse più efficace dei precedenti, molto più accomodanti allenatori. E così si era di nuovo sentita sussurrare l’ipotesi di un immediato ribaltone che avrebbe coinvolto Ranieri, figura di sicuro molto apprezzata da Cairo, allora disoccupato dopo l’esperienza doriana. La personalità di Juric ha poi avuto la meglio (almeno finora, ma qui ci si augura a lungo), malgrado le relazioni sempre pericolose in seno a questo Toro continuino a dispiegarsi sul filo di una latente e intermittente tensione.

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