Toro-Juve, chi sta meglio alla vigilia? Il check-up verso il derby

Non solo il confronto a distanza Brekalo-Chiesa, gli uomini chiave del match: dall’identità di squadra al morale, misuriamo il polso delle protagoniste del derby della Mole

Mario Pagliara e Livia Taglioli

1 ottobre – Milano

Un punto nelle prime tre gare, 7 nelle successive tre: è una Juve che pare aver ritrovato il giusto passo anche in campionato, oltre alla grande iniezione di fiducia iniettata dalla Champions, dove ha inanellato due vittorie in due gare. Ma anche il Torino è squadra in crescita, tanto che in classifica ha gli stessi punti dei bianconeri. A proposito dei granata, oltre gli otto punti delle ultime quattro partite conquistati dopo la sosta (da imbattuti: due vittorie e due pareggi), c’è di più. Le vele del Toro si sono chiaramente gonfiate di entusiasmo dopo questo inizio di campionato brillante per il livello di gioco espresso, e che si portano dietro più di un rimpianto per le vittorie sfumate nei finali contro la Lazio e nella trasferta di Venezia. E allora, come arrivano Toro e Juve al derby della Mole? Proviamo a capirlo in cinque punti.

L’identità di squadra

TORO: E’ già marcatamente un prodotto della rivoluzione avviata da Ivan Juric, e già incredibilmente assimilata dai calciatori. Modulo tre quattro due uno sempre e comunque in questo inizio di campionato, con la sola eccezione di Firenze con davanti un trequartista (Linetty) e due centravanti ruolo (Belotti-Sanabria). Quasi un esperimento, dalla resa bassa e immediatamente archiviato. Al di là dell’assetto, ciò che sorprende è come, in meno di un trimestre, il Toro abbia già un’impronta riconoscibile, sia già una squadra con caratteristiche e struttura tipiche delle squadre di Juric. Volendo costruire un paragone, si può dire che somigli per certi aspetti alla prima Atalanta di Gasperini, non per nulla il tecnico maestro e ispiratore di Juric: difesa alta e aggressiva, due tuttocampisti nel mezzo in regia, esterni che spingono senza sosta, e la forza d’urto abbinata alla qualità dei tre davanti. Una squadra poi che non muore mai, con quella mentalità offensiva che arriva fino in fondo alle partite: il Toro ha segnato sei volte su nove negli ultimi quindici minuti delle partite. E’ la nuova mentalità votata al divertimento di una squadra che finora ha dimostrato di voler divertire, riuscendo a coinvolgere il pubblico.

JUVE: Quello dell’identità è stato uno dei punti di fragilità della squadra di Allegri, in un avvio di stagione che ha spesso visto in campo formazioni sempre diverse e dalla personalità incerta, capaci di sprazzi di qualità ma anche di blackout preoccupanti. Un problema di mentalità e di continuità, in un’intermittenza che ha fatto della Juve una squadra sin qua tutto sommato poco affidabile, soprattutto nei secondi tempi. Un discorso che l’ultima gara disputata, la vittoria contro il Chelsea di mercoledì sera, sembra aver cancellato con un colpo di spugna: la Juve ha dato prova di grande presenza e forte identità, dando l’idea di essere tornata – nell’anima e anche nel corpo – alla squadra che tanto ha vinto nel primo ciclo di Allegri. Nonostante due assenze pesanti come quelle di Morata e Dybala.

TORO: Alto, anzi: altissimo. E non può essere diversamente. Perché sia chi, tra i calciatori, al Filadelfia ha radici da molti anni, sia chi è appena arrivato ha la consapevolezza che l’inizio della costruzione del progetto è sorretto da solide fondamenta. Juric è entrato nel cuore dei calciatori, il suo calcio nelle loro teste. Nemmeno le due vittorie sfumate contro la Lazio e a Venezia hanno smorzato i sorrisi. E poi ci sono quegli applausi che hanno fatto il resto: sono piovuti dagli spalti alla fine di Torino-Atalanta (sconfitta nel finale) e di Torino-Lazio (pari beffa di Immobile su rigore nel recupero) da parte dei tifosi granata verso la squadra.

JUVE: in netta ripresa, dopo lo shock dell’addio di Ronaldo e soprattutto il punto in tre gare che ne ha zavorrato l’avvio di stagione. Allegri da sempre ha predicato calma e pazienza, ed ora ha cominciato a raccogliere i frutti del suo lavoro: l’infilata di tre vittorie consecutive (con Spezia, Samp e Chelsea) non può che aver proiettato la squadra verso i piani alti dell’autostima e della fiducia nei suoi mezzi. Il derby servirà anche per mettere a fuoco se la macroscopica crescita mostrata in Champions sia stata ispirata dalla levatura dell’avversaria o se è davvero entrata nel patrimonio genetico della squadra. E il derby sarà un ottimo test anche in questa direzione.

Gli uomini chiave

TORO: È nato in Croazia, arriva dalla Germania, parla la stessa lingua di Juric: quella del calcio di qualità. Stiamo parlando di Josip Brekalo, forse il gioiello più nobile in mezzo a tanti acquisti di qualità che il presidente Urbano Cairo e il direttore tecnico Davide Vagnati hanno saputo inserire nell’organico del Toro alla fine dell’ultimo mercato. Si è presentato con classe e personalità, è stato autore di una prestazione da marziano a Reggio Emilia, in casa del Sassuolo, dove ha trascinato il Toro alla vittoria pur senza segnare. Si è dovuto attendere poco per il primo squillo, arrivato nella notte di Venezia: ha sfoggiato un repertorio ampio e completo, di pura tecnica. Un gran bel giocatore e in fiducia.

JUVE: senza dubbio Federico Chiesa, il giovane outsider dello scorso anno che si sta confermando l’irrinunciabile anche di questa stagione. Pungolato anche pubblicamente da Allegri, l’ex viola ha dimostrato grande maturità e voglia di migliorarsi, rispondendo alla grande in campo e sgombrando il campo da gossip fuori. Già protagonista comunque positivo del primo scorcio di stagione, si è letteralmente caricato la Juve sulle spalle nel big match col Chelsea, in assenza dei titolarissimi dell’attacco, Dybala e Morata. Nell’inedito tridente con Bernardeschi e Cuadrado, si è mosso con decisiva disinvoltura, ha seguito Allegri nelle trasformazioni camaleontiche con cui il tecnico ha adattato la squadra al match ricoprendo così varie funzioni sul fronte offensivo, è stato perenne spina nel fianco inglese e si è pure laureato match winner della serata. Nel derby giocherà probabilmente al fianco di Kean, dunque da seconda punta.

TORO: A memoria, non si ricordano i cori dei tifosi granata per un nuovo allenatore appena dopo tre giornate. A Torino Ivan Juric ha iniziato a fare il pieno di consensi da subito, e non c’è occasione in cui non scateni una standing ovation. Tra questo allenatore e la gente del Toro è stato amore a prima vista: è entrato nel cuore della tifoseria. Vive la città nella sua pienezza, dal centro alle zone popolari, adora il quartiere trendy di San Salvario, uno dei cuori di locali e movida. Sarà la sua prima cittadina torinese: si racconta che sia in clima derby da quando si è risvegliato a Torino martedì mattina di rientro da Venezia.

JUVE: Allegri era tornato a Torino accolto dall’incondizionato applauso dei tifosi, e nemmeno l’avvio stentato della squadra ne aveva messo in discussione la leadership da salvatore della patria dopo due anni bui. La sua esperienza, da uomo di mare ma anche di terra (“Noi marinai sappiamo come resistere e sopravvivere alle tempeste”, aveva detto dopo il match col Chelsea), è stata fondamentale per gestire l’avvio stentato e nel contempo portare avanti la ricostruzione, un po’ restaurazione e un po’ rivoluzione. Col Chelsea il tecnico è riuscito a restituire alla squadra l’antica impronta, fatta soprattutto di feroce determinazione, cinismo e spirito di sacrificio. Tutte doti che saranno assai utili anche con il derby all’orizzonte.

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