Thuram amuleto di Supercoppa: ha fatto già gol a tutte e tre le avversarie

A segno in campionato con Lazio, Napoli e Fiorentina. Così spinge i nerazzurri anche in Arabia

Filippo Conticello

15 gennaio – 11:09 – MILANO

Nella “Lautarocrazia” imperante all’Inter mai dimenticarsi di chi siede alla destra del sovrano: se Lautaro continua senza sosta ad aggiornare il pallottoliere – e segnando di questo passo chissà dove potrà arrivare –, gran parte del merito è di quel 9 che gli gira attorno come una trottola. Marcus Thuram è il primo cavaliere alla corte argentina, il centravanti che ha liberato il Toro dalle catene a cui lo avevano costretto prima Icardi, poi Lukaku e Dzeko, ma è pure molto, moltissimo altro: è lui stesso una delle frecce più appuntite che Inzaghi intende usare in questo viaggio in Arabia, visto che ha già fatto male segnando a ognuna delle squadre che contenderanno la Supercoppa a Riad. Tutte, tra l’altro, maltrattate in maniera netta dai nerazzurri, che possono vantare finora un complessivo e gigantesco 10-0 proprio contro Fiorentina, Napoli e Lazio: in ordine di calendario, 4 reti alla Viola, un tris al Maradona ai campioni di italia e due pure in casa di Sarri, senza mai subire uno straccio di gol. 

amuleto

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Domani il francese sale sull’aereo verso l’Arabia con animo più leggero perché nel lunapark di Monza è salito pure lui e non solo perché ha fornito l’ennesimo cioccolatino: l’assist per Calhanoglu, il settimo di stagione, non fa quasi più notizia. Oltre alle due doppiette, quella classica di Lautaro e quell’altra meno attesa proprio di Calha, c’è stato pure il guizzo finale di Tikus, che così ha interrotto un digiuno di quattro partite senza reti. Una piccola spia rossa stava per scattare giusto prima della Supercoppa e, invece, Thuram l’ha spenta con quel 5-1, suo ottavo centro in A (diventano nove in stagione se si mette pure la rete in Champions al Benfica). Il record in un singolo campionato sta finora nei tredici segnati nella scorsa Bundesliga in maglia Borussia Mönchengladbach: non una montagna di gol, certo, ma il suo andamento lascia pensare che il record personale in nerazzurro sia quantomeno probabile. Il fatto di avere accanto un Toro cannibale non aiuta di certo a prendersi la scena tra i marcatori, ma tra alti e bassi sotto porta l’affidabilità di Thuram in zona gol è comunque garantita. E pazienza se segnare non sia esattamente la specialità della casa: Inzaghi e il suo staff vedono praterie ancora inesplorate nel gioco sotto porta. Continuando a lavorare su alcuni dettagli e sul tiro, i numeri di Tikus potrebbero lievitare ancora, anche se basta già il suo gran faticare, col pallone e senza, per migliorare la fase offensiva di tutta l’Inter. Nel futuro prossimo, però, il tecnico vuole che Marcus replichi a Riad quanto fatto in patria. I nerazzurri giovedì giocheranno la semifinale contro la Lazio e, nel caso, il 23 la finale contro la vincente dell’altro incrocio tra Fiorentina e Napoli: ebbene, il francese ha segnato a tutte e tre in partite di campionato dominate senza soffrire. L’assistente di Lautaro è quindi pure un castigatore delle rivali di Supercoppa: il perfetto amuleto da mettere in valigia prima di volare in Arabia. 

la connessione

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Non c’è niente di casuale in questa Inter che sin dall’estate ha deciso di seguire un rigido copione. Ad esempio, non è strano che Thuram si fosse un po’ inceppato quando gli è mancata a lato l’ombra regale di Lautaro. E, toh che strano, non sorprende neanche che abbia ritrovato pericolosità e pure un gol adesso che la ThuLa si è stabilmente riconnessa. In questa coppia unita dal destino la contaminazione è reciproca: ognuno fa il bene all’altro, anzi ognuno ha bisogno dell’altro. Non è solo l’aiuto francese a rendere grande l’argentino, la regola è perfettamente reversibile. Quest’anno si è capito da subito, sin da quando Marcus si è svelato a San Siro in un misto di curiosità e stupore: si è visto subito quel filo sottile e tesissimo che lo lega al gemello. Alla terza di campionato il 3 settembre contro la Fiorentina è arrivato pure il primo gol francese della stagione, inatteso perché Marcus l’ha messa dentro con una testata impetuosa, da centravanti vecchio modello, proprio lui che aiuta a traghettare il ruolo nella modernità e dà il meglio palla al piede. Nella stessa gara Martinez ne fece due, come da abitudine: così Vincenzo Italiano, possibile avversario nell’ultimo incrocio del 23 a Riad, ha conosciuto per primo la spietata legge della ThuLa. Tradotto, chiunque voglia fermare Inzaghi deve prima tenere a bada quei 2. 

MILAN, ITALY - JANUARY 06: Marcus Thuram of FC Internazionale competes for the ball with Tomas Suslov of Hellas Verona FC during the Serie A TIM match between FC Internazionale and Hellas Verona FC at Stadio Giuseppe Meazza on January 06, 2024 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

rivali avvisate

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Due mesi dopo, il 3 dicembre, Thuram ha punto pure l’altra possibile finalista di Riad: in casa del Napoli ha fissato lo 0-3, un tocco facile di destro su assist di Cuadrado. È stato uno dei pochi lampi prima che il colombiano fosse inghiottito da un buco nero. Dopo quella rete Tikus ha pure fatto roteare la maglia beccandosi un giallo senza ragione: un peccato di gioia e di gioventù che gli è stato fatto notare, sarebbe stato meglio evitare. Ma, in fondo, il romanzo di formazione è solo alle prime pagine. Per immaginarsi con la terza Supercoppa di fila, però, l’Inter deve prima eliminare la Lazio in semifinale, sfida mai facile anche per la tempesta di sentimenti nel cuore di Inzaghi. Per battere i biancocelesti in campionato all’Olimpico, 14 giorni dopo la vittoria al Maradona, è già servita la ThuLa al completo: prima Lautaro e poi Thuram, classico di stagione. Stavolta il francese l’ha infilata di sinistro, giusto per mostrare il bagaglio di casa per intero. È vero che il generoso Marcus gode nel donare pacchi regalo ai compagni e che non ci sia altro attaccante in Italia che abbia fatto più assist dei suoi (tra i centravanti duri e puri d’Europa, solo Watkins dell’Aston Villa lo supera a 8), ma il figlio di Lilian è dotato pure di una sacrosanta dose di egoismo da centravanti. È capace di far male in tutti i modi, testa-destra-sinistro: le rivali di Supercoppa possono testimoniare.

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