Tamponi Lazio, le motivazioni della sentenza : “Violati i protocolli”

Lotito censurato ma sulle mancate comunicazioni alle Asl non c’è per i giudici la responsabilità del presidente biancoceleste

La Lazio ha violato i protocolli sanitari anti-Covid e per questo va sanzionata. È la sintesi della motivazione della sentenza con cui il tribunale federale nazionale della Figc ha condannato alla multa di 150mila euro il club biancoceleste e all’inibizione del presidente Claudio Lotito per 7 mesi e dei medici Fabio Rodia e Ivo Pulcini per un anno.

Obblighi

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Secondo il tribunale “appare destituita di fondamento la circostanza secondo la quale alla società non incombesse alcun obbligo di avvisare tempestivamente l’autorità sanitaria pubblica nè di porre in essere, in assenza di indicazioni specifiche della stessa, le conseguenti attività imposte dai protocolli sanitari emanati dalla Figc e validati dalle autorità sanitarie”. Dunque per il tribunale c’è un automatismo “che non può trovare alcuna limitazione qualora l’azienda sanitaria pubblica non venga informata della positività del calciatore o di un componente dello staff squadra”.

Nessun “alibi”

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Insomma, le motivazioni superano l’eventuale “alibi” chiamato in causa dalla Lazio relativamente al soggetto che deve comunicare alla Asl le positività (per la società di Formello questo compito spettava ai laboratori). Il Tribunale cita esplicitamente proprio il passaggio del protocollo anti-Covid relativo ai casi di accertata positività sottolineando il dovere di “provvedere all’immediato isolamento del soggetto interessato e alla comunicazione alle autorità sanitarie territoriali competenti”. Quindi, dicono le motivazioni, “sarebbe paradossale ritenere escluso quest’obbligo a carico dei club professionistici”.

“Sconto” a Lotito

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Inoltre, secondo i giudici, la mancata validazione del protocollo Figc da parte del Coni non è da intendersi come tale perché il comunicato ufficiale federale del giugno 2020 “non ha affatto modificato il codice di giustizia sportivo limitandosi a richiamare le sanzioni applicabili in casi di violazioni ai protocolli sanitari vigenti”. Il Tribunale, però, per giustificare lo “sconto” rispetto alla sanzione comminata a Lotito (la Procura aveva chiesto 13 mesi e 10 giorni), sottolinea una distinzione di responsabilità tra il presidente e il responsabile sanitario. Viene infatti sottolineato che in caso di accertamento di positività la gestione della procedura rientri fra gli “aspetti medici”, quindi in una “specifica competenza specialistica di natura medica”. Mentre “non sembra possa imputarsi al Lotito quanto espressamente contestato in deferimento e, tanto, pur in presenza del suo innegabile interessamento per la vicenda in oggetto, atteso che, ad ogni buon conto, non è in alcun modo dimostrato, nè contestato, che nella sua funzione di presidente, il Lotito abbia impedito l’attivazione delle procedure”, cioè la necessità delle comunicazioni alle Asl. Il Tribunale ritiene “palese” la responsabilità della componente medica e stigmatizza definendolo paradossale “il caso del calciatore Ciro Immobile che dopo essere risultato positivo al controllo del 26 ottobre, proprio in virtù delle gravissime violazioni perpretate ha potuto disputare la gara, entrando in stretto contatto coi componenti della propria squadra e della squadra avversaria in virtù di due tamponi negativi effettuati senza alcuna legittimazione, per poi risultare nuovamente positivo prima dell’incontro di Champions con lo Zenith”. Lotito viene comunque censurato perché avrebbe dovuto imporre un comportamento idoneo a vietare ai positivi di poter rientrare nei ranghi della squadra.

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