Tampone? Macché, Gabbia ci ha preso gusto. E fa felici Pioli e il Milan

Pioli l’ha richiamato a inizio mese dal prestito al Villarreal per far fronte all’emergenza infortuni, specie nel pacchetto arretrato. Doveva essere un “tampone”, invece le sue prove sono state molto convincenti

Francesco Albanesi 

24 gennaio 2024 (modifica alle 18:48) – MILANO

A volte basta guardare in casa propria per trovare la soluzione. Il Milan l’ha fatto a inizio mese, richiamando Matteo Gabbia dal prestito al Villarreal per far fronte all’emergenza infortuni, specie nel pacchetto arretrato. Doveva essere un “tampone”, e invece il classe ’99 si sta rivelando molto di più. 

rinforzo

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L’exploit avuto contro Roma e Udinese, entrambe da titolare, non è dettato dalla semplice casualità, perché nonostante i tre gol subiti nelle due partite, lui è stato uno dei migliori. Il salvataggio su Pellegrini immolandosi con il corpo in area; la spaccata dopo l’erroraccio di Calabria a Udine; la chiusura per dire no a Lucca in contropiede. Forse poteva fare qualcosa in più sul gol di Thauvin, piazzando meglio il corpo dopo la défaillance di Theo. Ma ciò che ne è uscito del Gabbia rossonero 3.0 nelle ultime due partite, è quello di un giocatore più sicuro dei propri mezzi. Meno pensante, più istintivo, deciso e cattivo. Probabilmente quello che gli rimproverava Zlatan Ibrahimovic nel novembre 2021, quando gli rifilò una stilettata sul campo nel 4-3 di Firenze, prima sconfitta stagionale del Milan dopo 17 gare consecutive da imbattuto. Schierato al posto di un Romagnoli non al meglio della condizione, Gabbia si ritrovò in un vortice di errori. Sul primo gol di Duncan non spazzò via il pallone, perso da Tatarusanu in uscita, facendosi beffare alle spalle. Sul tris viola, invece si perse Vlahovic, scattatogli alle spalle. Una serata che lo segnò in negativo, con Pioli che lo schierò soltanto altre cinque volte da titolare fino a fine stagione. Ma Gabbia non ha mai fatto drammi. 

crescita

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Anzi, ha sempre accettato il ruolo da comprimario, togliendosi anche qualche gioia personale, come il primo gol in Champions League contro la Dinamo Zagabria nel successo per 4-0 dell’ottobre 2022. Una maglia da titolare l’aveva indossata anche contro la Juventus, battuta 2-0. L’ultima, prima di lasciare il Milan in estate, risaliva al derby di campionato a febbraio perso 1-0, in cui Pioli varò la rivoluzione tattica della difesa a 3 con Leao in panchina. Da braccetto sinistro, Gabbia non convinse, così come tutta la squadra, fino a quel momento la peggior difesa dei top 5 campionati europei nel 2023 con 18 gol al passivo. Le successive 14 panchine diventarono il pretesto per il Villarreal di intavolare a luglio un prestito secco. Esperienza che Gabbia ha sfruttato sia per riempire il bagaglio delle esperienze, sia per fare quel click mentale che gli chiedeva al Franchi Ibrahimovic. Tredici presenze con gli spagnoli, di cui 11 da titolare, due allenatori cambiati, 90 minuti a fronteggiare Lewandowski e la chiamata del Milan a fine dicembre. In cinque mesi, la vita di Matteo Gabbia è stata una sorte di montagne russe  continua, segnata anche da attimi di paura nella partita contro il Rennes quando è uscito dal campo dopo aver perso i sensi in uno scontro con il suo compagno Albiol. Pioli l’ha ritrovato, a detta sua, “più motivato”. Il 7 gennaio il Milan vince ad Empoli non subendo gol (ultima con clean sheet), con Pioli che elogia la nuova investitura di Theo come centrale di difesa. “È fortissimo, credo sia giusto continuare così in questo momento”. Per Gabbia si prospetta un inserimento graduale, ma in Coppa Italia contro l’Atalanta debutta subìto dal 1’, durando 39 minuti a causa di uno scontro durissimo con De Roon che lo costringe a lasciare il posto a Kjaer. Quattro giorni più tardi riabbraccia il popolo di San Siro contro la Roma da titolare dopo quasi un anno – l’ultima dal 1’ Milan-Sassuolo 2-5 -, cancellando Lukaku dalla partita. Quindi la versione deluxe a Udine, quella della conferma che al Milan è tornato un ragazzo diverso. Più esuberante e consapevole dei propri mezzi, che adesso si prepara a fare la voce grossa… ma da protagonista. Il tutto sempre sotto gli occhi di Ibra, mentore da una vita. Ma stavolta da un’angolazione diversa.

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