Tacchinardi: “Locatelli pronto, ma la Juve si sporchi le mani. Chiesa? Tra 3-4 anni da Pallone d’oro”

L’ex centrocampista analizza i bianconeri: “L’azzurro è cresciuto moltissimo, ha visione e lancio: può prendere le redini della squadra. Ora tocca a Dybala metterci qualcosa in più”

Livia Taglioli

8 settembre – Milano

Ex colonna portante del centrocampo della Juve, dove giunse a 19 anni nel 1994, Alessio Tacchinardi ha legato la sua storia a quella juventina fino al 2004, vincendo fra l’altro 5 scudetti, una Champions e una coppa Intercontinentale. Passato dall’altra parte della barricata, quella del Fano è stata la sua ultima panchina, in attesa di nuove chiamate.

Alessio, da centrocampista a centrocampista: che idea si è fatto di Locatelli? Può essere l’uomo della svolta del centrocampo della Juve?

“Assolutamente sì. Rispetto ai tempi del Milan, Locatelli è cresciuto molto, è un altro giocatore. Prima di tutto a livello fisico, ma anche sul piano dell’intensità e del ritmo. Oggi è un uomo fatto e finito, con un fisico e un dinamismo diversi. Non so dove e come Allegri abbia intenzione di schierarlo, ma lo vedo in ogni caso pronto. E per prendere le redini”.

La sua migliore qualità e in cosa deve crescere?

“La dote che lo rende unico in rosa e dunque decisivo è la capacità di verticalizzare con lanci lunghi in profondità, anche di 20-30 metri, che superino il centrocampo avversario o passino sopra la difesa. Dote che, insieme al dinamismo e alla visione di gioco, farà di lui il faro della squadra. Secondo me Locatelli è già un giocatore completo, resta da verificare la sua intensità sui 90′ – capacità che ha già fatto vedere in Nazionale e lasciato intuire a Sassuolo, che però giocava molto sul palleggio e dunque diversamente dalla Juve – quando giocherà in Champions , dove l’asticella è ovviamente più alta”.

Con chi degli altri centrocampisti juventini può trovarsi meglio?

“Al momento vedo in Rabiot la sua spalla migliore, con Locatelli che si dedica di più alla costruzione e il francese all’incursione. Ma la mia è una sensazione, sono sicuro che Allegri in questi ultimi 15 giorni, dopo qualche esperimento con Udinese ed Empoli, abbia fatto molte riflessioni e abbia le idee chiare su come impiegarlo al meglio. Pjanic non è arrivato e Locatelli è abile tanto nel cucire il gioco quanto nello spingere. Non resta che aspettare tre giorni: col Napoli scopriremo come Allegri vuole mettere in campo Locatelli nella ‘sua’ Juve. Sono molto curioso”.

Un consiglio per Locatelli?

“Che non si senta arrivato, ma anzi viva l’arrivo alla Juve come un punto di partenza. A Empoli l’ho visto con l’approccio giusto: ha dimostrato fame e freschezza, fino a ieri punti deboli del centrocampo bianconero. Se continuerà con questa mentalità, lavorando ogni giorno per “prendersi la Juve” potrà diventare un punto di riferimento e un esempio anche per gli altri”.

Un inizio di campionato tutto in salita: cosa è successo alla Juve nelle prime due giornate?

“Ho visto una squadra molto poco ‘sintonizzata’ col suo allenatore: credo che i giocatori, in generale, non abbiano capito che devono imparare a ‘sporcarsi le mani’, che con Allegri i bonus sono finiti: la sua – come del resto quella in cui ho giocato io – sarà una Juve cattiva, anche ‘brutta’ all’occorrenza, ma spietata e senza fronzoli, capace di difendere con la bava alla bocca. Le prime due giornate hanno poi detto che, oltre che sul piano della mentalità, la Juve deve crescere anche su quello della condizione, che ancora non è al top ed ha pesato parecchio nelle partite con Udinese ed Empoli”.

E ora? A Napoli che Juve sarà?

“Quella contro la squadra di Spalletti sarà una gara delicatissima per la Juve, che non può permettersi di perdere altro terreno ma che nelle ultime due settimane non ha potuto lavorare a rosa completa. Pur essendo solo la terza di campionato, sarà già una partita di fondamentale, anche perché poi arriva subito la Champions. E la Juve ha fretta di fare punti, ma anche di trovare un’identità. Sono sicuro che l’esperienza di Allegri avrà un peso determinante: le sue riflessioni sulla base delle indicazioni delle prime due giornate e le sue intuizioni saranno fondamentali per cucire sulla Juve un abito nuovo. E, sul campo, mi aspetto una squadra che dia tutto, molto più determinata a ‘mangiare anche l’erba’ di quella che ho visto con l’Empoli”.

La partenza di Ronaldo: un bene o un male per la Juve?

“Diciamo che la scelta dei tempi non è stata felicissima: dare l’addio a tre giorni dalla chiusura del mercato ha messo in grave difficoltà la Juve. Tanto che, secondo me, i bianconeri dovranno completare gli acquisti in gennaio. Nel frattempo tutti i giocatori dovranno crescere sul piano della responsabilità: se Ronaldo riusciva a nascondere le difficoltà con qualche giocata delle sue, ora questo non succederà più. Per evitare che il livello ora si abbassi, dovrebbe realizzarsi almeno una delle due ipotesi: o che i singoli aumentino il loro ‘peso’, o che diventi predominante il gioco, come accade nel Milan di Pioli”.

Quale sono le priorità della Juve? Di che cosa ha più bisogno?

“Di cambiare passo, ossia di ritrovare intensità e un’identità di squadra. Dopo due anni di ‘trotterellamento’, è arrivato il momento di aumentare i giri, come ritmo, come intensità, come voglia. Allegri già ne ha fatto cenno, sono certo che con le buone o con le cattive riuscirà a inculcare la sua mentalità ai giocatori che ancora non sono sintonizzati”.

Chi sarà l’uomo chiave della stagione?

“Dico Chiesa, perché al momento è quello che, in bianconero, ha già dimostrato più di tutti, nell’atteggiamento e nei numeri. Per me è un fenomeno, è il nuovo Nedved e lo vedo fra 3-4 anni da Pallone d’Oro. Ma già oggi per me è il più accreditato per diventare il leader della squadra. E molto mi aspetto da Dybala: ha ormai 28 anni, è forte, ha grandi colpi, ma deve crescere sul piano del ritmo e dei ‘giri’. La fascia di capitano gli farà da stimolo, ma il resto deve mettercelo lui…”.

Allargando l’orizzonte, che ruolo può recitare la Juve in questo campionato?

“Vedo i bianconeri contendere all’Inter il primato, soprattutto, come dicevo, se interverranno sul mercato a gennaio. Allegri è un allenatore top, senza Ronaldo può essere lui il valore aggiunto della Juve”.

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