Szczesny, quando l’attaccamento alla Juve non è un modo di dire

Wojciech Szczesny ha 34 anni, gioca nella Juve da sette stagioni, ha assommato 253 presenze e sta dando al club bianconero una dimostrazione di che cosa significhi l’attaccamento alla maglia, anche quando si è sul punto di sfilarsela. Lo confermano le dichiarazioni che il campione polacco ha rilasciato al canale polacco Foottrucktv, riportate dettagliatamente stamane da Tuttosport. Premessa: “La lealtà è molto, molto importante per me. Quindi, se firmo un contratto per due anni, significa che so esattamente che cosa voglio fare nei prossimi due anni. Se lo firmo per quattro anni, so che cosa voglio fare nei prossimi quattro anni e lo stesso per dieci anni. Voglio rispettare le condizioni del contratto“.

Considerato l’arrivo dal Monza di Michele Di Gregorio, destinato a essere titolare, le parole del nazionale polacco potevano sembrare i prodromi di una frizione con la Juve, alla quale Szczesny è legato ancora da un anno di contratto., Invece no. “Se la società che ti ha dato tanto, ha bisogno di risolvere il contratto e ha bisogno del tuo aiuto, tu dovresti essere in grado di aiutarla“. Traduzione: arriva Di Gregorio, non sarò più titolare, sebbene io percepisca un ingaggio di 6,5 milioni di euro. L’Al Nassr di Ronaldo mi vuole e offre una montagna di denaro (20 milioni netti a stagione): perché non aiutare la Juve? Se poi Giuntoli riuscisse a spuntare 5 milioni dai sauditi per il cartellino, tutti avrebbero fatto bingo. Per merito di Szczesny. Nel calcio del terzo millennio non ci sono solo i mercenari. Ci sono anche i campioni e ci sono i campioni che coltivano la gratitudine. A Wojciech lo diciamo pure in polacco: Gratulacje Teku, complimenti, Tek.

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