Stadi, riaprire. Ma quanto? La Lega di A pressa, il Governo frena: “Non corriamo”

La Vezzali: “Parlare di percentuali ora è retorica”. Ma ci sono due correnti di pensiero: gli scienziati spingeranno per il 25 per cento, si può arrivare al 40-50 a salire”

Valerio Piccioni

17 luglio – ROMA

Apriremo gli stadi all’inglese o alla tedesca? Cento per cento di capienza o il più contenuto 50 con il tetto dei 25mila spettatori? Probabilmente la prossima settimana potrebbe dare una prima, significativa risposta. Perché il calcio è dentro l’Italia, non vive su un pianeta tutto suo e quindi, come nel caso della famosa parola d’ordine del ‘rischio calcolato’ di Draghi, le modalità di riapertura per la stagione che verrà saranno coerenti con il resto delle scelte per tutti i luoghi di più alta socializzazione. Un ragionamento ora riempito soprattutto da due parole: green pass. L’ombrello, fatto da una copertura vaccinale ci si augura sempre crescente, che può ridurre in modo consistente i rischi.

NIENTE ILLUSIONI

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L’aria che tira però è intuibile. Se la Lega di serie A insiste chiedendo il 100 per cento di apertura, il Governo è molto più prudente. Lo dice anche la nota diffusa ieri da Valentina Vezzali. L’invito al calcio è perentorio: lavoriamo per dare risposte più veloci a tutti, ma evitiamo illusioni e aspettiamo cabina di regia e Cts. “Ad oggi – dice la sottosegretaria pluriolimpionica – parlare di percentuali, green pass o altre ipotesi, rappresenta un puro esercizio di retorica che non rispetta, soprattutto, tifosi e appassionati”. Nelle stesse ore il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, considerato un ‘aperturista’ (anche sul piano sportivo), dice a Radio 24 che “per gli stadi io credo che sicuramente possiamo affermare che ci sarà la ripresa del campionato con il pubblico, con una percentuale inferiore al 100 per cento almeno in una fase iniziale”.

PURE DRAGHI

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Insomma,il Governo invita a non arrampicarsi troppo in alto nelle aspettative. E non è pensabile che le parole ufficiali della Vezzali non siano state condivise con Draghi. Peraltro giovedì la sottosegretaria allo sport, con il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, è stata ricevuta dal premier per discutere il tema dell’arrivo dei professori di educazione fisica nella scuola elementare, ma si fa fatica a credere che non ci sia stato un passaggio anche sull’argomento stadi. Una partita che coinvolge, oltre a Speranza, anche il ministro per lo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti. Che però più che di percentuali di capienza, con la Lega ha cominciato un’interlocuzione per discutere e favorire un vero e proprio piano industriale di ripresa del settore.

25 O 40 O 50?

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Ma allora che cosa ci si può immaginare visto che i club sono al limite del fuori tempo massimo per il lancio della campagna abbonamenti e il 21 agosto, giorno dell’inizio della serie A, si avvicina? Ecco, i tempi intanto. Sarà la prossima settimana, il momento in cui fra cabina di regia, pronunciamento del Cts e Consiglio dei ministri, il quadro dovrà essere per forza più chiaro. La sensazione è che sugli stadi ci siano due correnti di pensiero. I più prudenti, e questa potrebbe essere la posizione degli scienziati, dicono: ripartiamo del 25 per cento, è stata la nostra bussola, abbiamo fatto un figurone all’Europeo con le quattro partite senza effetti sui contagi. Sull’altro fronte, invece, c’è un obiettivo più ambizioso: il 40-50 per cento alla prima giornata.

A CRESCERE

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Queste due correnti di pensiero hanno però qualcosa in comune: l’idea che si possa fissare una road map a crescere già dopo il primo mese di campionato, sperando naturalmente che la curva del contagio, ma soprattutto le ospedalizzazioni che molti ritengono ormai un parametro più significativo – e su questo ieri c’è stata un’apertura del ministro della salute, Roberto Speranza – per interpretare la gravità della situazione, non puntino in alto. È la filosofia che ispira anche l’atteggiamento della Federcalcio, che avverte un pericolo da scongiurare assolutamente, quello di nuove chiusure per essere andati troppo oltre nel momento della ripartenza. Anche nelle voci della politica, si fa largo la strada di aprire a metà, crescendo poi in tappe successive. Daniela Sbrollini, senatrice di Italia Viva, anche lei fra le forze ‘aperturiste’ della maggioranza, chiede più “coraggio” alla Vezzali e al Governo soprattutto nello scegliere decisamente la strada ‘macroniana’ dell’estensione del green pass in modo ‘efficiente e rapido’, quindi stadi compresi, ma non crede all’ipotesi del cento per cento da subito. Mentre i 5 Stelle della commissione Igiene e Sanità del Senato, invocano anche tamponi gratuiti per chi non si è riuscito ancora a vaccinare.

VACCINI E STADI

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Ecco, chi non è vaccinato. Questa è una carta che il calcio può giocare, mettendo a disposizione il suo palcoscenico per portare avanti la campagna e soprattutto vincere resistenze ancora anagraficamente trasversali alla vaccinazione. Un’apertura degli stadi con il green pass, dice Dal Pino, avrebbe una grande funzione sociale. Soprattutto verso i giovani. Fra i 20 e i 30 anni i vaccinati con doppia dose sono poco più del 22 per cento e non arriviamo al 27 per chi ha fra 30 e 40. Si tratta forse delle fasce di età che frequentano di più lo stadio, quindi quelle su cui bisogna spingere. E il calcio potrebbe dare una mano.

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