Sprint scudetto rallentato. Tra stanchezza, pressione, pali e Handa, ora Conte usa la carota

Due pareggi in rimonta (con 4 legni e gli errori del portiere) dopo 11 vittorie di fila. Il tecnico incoraggia i suoi, affaticati e poco abituati a stare in vetta. Ma calendario e spirito di reazione aiutano

A farla semplice, sono stati due pareggi frutto di altrettanti incidenti di Handanovic, che ha rovinato il classico piano partita “ti lascio sfogare, tanto non mi segni e poi un gol te lo faccio io”. Invece dietro al doppio 1-1 di Napoli e Spezia che ha rallentato la corsa scudetto dell’Inter ci sono anche pressione, ansia da prestazione e inevitabile stanchezza. Nessun allarme rosso, per carità, ma una vittoria domenica al Meazza contro il Verona diventa fondamentale. Per la classifica, ma soprattutto per la testa, onde evitare che l’attrezzo tra i piedi diventi pesante come una palla ortopedica.

Disabitudine

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Sia a Napoli sia a Spezia, l’Inter ha dovuto rimontare dopo errori del proprio portiere. Decisivo in altre sfide, Handanovic non è stato impeccabile tanto sul cross teso di Insigne, anche se la pressione di De Vrij non lo ha certo aiutato, quanto sul destro di Farias, pur con campo bagnato e traiettoria più velenosa di quanto sembri. In entrambe le occasioni però la squadra non è certo andata in affanno, anzi ha reagito e messo sotto l’avversario. Pareggiando e poi cercando la vittoria. Ieri ci si sono messi anche i due legni di Lautaro, dopo la doppietta di Lukaku al Maradona. Resta il fatto che, come ha ammesso lo stesso Conte, quasi nessuno della rosa ha mai lottato per il titolo e che un po’ di tensione ci sta. Il traguardo è sempre più vicino, quando da gennaio vinci e basta un mezzo passo falso può far calare la tensione da record, senza dimenticare il valore degli avversari.

Sempre gli stessi

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E senza trascurare la stanchezza. Che peraltro colpisce tutti, vista la stagione condizionata dal Covid (leggi assenze per positività varie e calendario compresso, comprese gare decisive di Coppe quasi ogni mercoledì in autunno) e dalla preparazione estiva di fatto saltata. L’Inter però è quella che l’anno scorso aveva finito per ultima (21 agosto) e che sta spremendo di più certi uomini. Giocano quasi sempre gli stessi, gente come Barella, Lukaku, Brozovic, Lautaro, Bastoni, Skriniar non si è di fatto mai fermata – complici anche gli impegni in nazionale – e ci sta che non sia sempre al top. Brozo al Picco sembrava ingolfato, Barella strappa meno di un mese fa, la Lu-La non segna da tre gare e ieri – al netto della jella – è sembrata meno lucida e altruista del solito. Emblematico il doppio errore nel finale di Lukaku, che sulla seconda occasione doveva lasciar tirare l’accorrente Lautaro.

Tranquillità e riposo

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Conte, che a queste situazioni è più abituato dei suoi giocatori, sta capendo il momento. Non a caso dopo tanto bastone ieri ha sfoderato (in dose omeopatica, lui è fatto così) la carota parlando di buona prestazione e di traguardo vicino, dopo averlo negato quando l’Inter volava. Adesso servono tranquillità – quella che è stata mantenuta in mesi difficili per le turbolenze societarie, senza dimenticare l’effetto Superlega sulla gara di ieri – e riposo. Rientrata lunedì all’ora di pranzo da Napoli, la squadra ha avuto un solo allenamento per prepararsi allo Spezia. Ora invece i giorni sono tre. Il calendario – Verona, Crotone e Samp – dà una mano. E il vantaggio rimane rassicurante, anche se stasera l’Atalanta – dopo la sconfitta del Milan il riferimento è cambiato – dovesse vincere a Roma, obbligando la capolista a conquistare 9 punti (dei 18 disponibili) per la certezza matematica dello scudetto. Sempre che dietro le altre facciano percorso netto. Non facile, visto che in fondo sono tutte in riserva.

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