Sportweek tutto d’un fiato, da Giroud a Gatti, da Basket City a Ghedina

L’attaccante del Milan e il difensore della Juventus. Ma anche “quelli che ce l’hanno fatta” e tante altre storie sul numero in edicola sabato con la Gazzetta

19 gennaio – 15:29 – MILANO

È come il buon vino: più invecchia e più migliora. Olivier Giroud, 37 anni, francese, sta vivendo le sue migliori stagioni al Milan, che diverse volte si è salvato grazie ai suoi gol: 10, primo marcatore rossonero, secondo in Serie A e unico in doppia cifra da 14 stagioni nell’Europa che conta. Passo dopo passo, partendo spesso come seconda scelta, mai veramente magnificato per le sue qualità. Il capocannoniere all time della Francia (Deschamps non riesce a fare a meno di lui) è arrivato due anni e mezzo fa, ha subito vinto uno scudetto e, pur in un campionato tattico come il nostro, vanta la miglior media gol a partita della carriera, quasi 0,6. Domenica scorsa, contro la Roma, gol e assist, il sesto, sintomo di un’intelligenza tattica che apre ai compagni spazi verso la porta avversaria. Di un uomo così prezioso, un leader in campo, neanche Pioli riesce a fare a meno. Perciò Sportweek in edicola sabato con la Gazzetta al prezzo di 2,20 euro dedica a Giroud copertina e servizio d’apertura. 

intervista a gatti

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L’intervista di questa settimana è a Federico Gatti, il difensore della Juventus venuto dal nulla (cinque anni fa giocava in Serie D) e ora un leader della squadra di Allegri. Una storia da sogno, la sua, anche se lui dice di essere “solo a metà del mio sogno”. Il proseguimento gli “è ben chiaro: vincere”. Ha fatto il facchino al mercato, il muratore, il serramentista e lui stesso è sorpreso di dove è arrivato, Nazionale compresa: “Vivevo una vita completamente diversa, mai mi sarei aspettato di spingermi fin qua. Giocavo in Promozione, in Eccellenza e se qualcuno mi avesse detto che cinque anni dopo sarei sbarcato alla Juve gli avrei chiesto quanto aveva bevuto”. Dice che la rabbia è la sua benzina, e che gli errori, compreso il clamoroso autogol di Reggio Emilia, lo aiutano a crescere. E non gliene frega niente se dicono che la Juve gioca male: “A me interessa solo vincere, non importa se giocando bene o male. Chi vince resta nella storia, chi perde viene dimenticato”. Sarebbe piaciuto a Boniperti, uno così. “Non c’è cosa peggiore della sconfitta. La odio proprio”, conferma Gatti, torinese come pochi altri juventini in passato. Ma quelli che ci sono stati, da Combi a Parola, da Bettega a Marchisio, hanno fatto la storia del club: li ricordiamo in una delle due side stories dell’intervista. 

quelli che ce l’hanno fatta

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I protagonisti dell’altra sono “quelli che ce l’hanno fatta” come Gatti, calciatori cioè che come lui svolgevano lavori umili prima di svoltare grazie al calcio. Facile ricordare l’ex falegname Moreno Torricelli, juventino anche lui. Ma arrivano dal basso anche attaccanti di valore dome Dario Hubner (carpentiere), Jamie Vardy che lavorava agli altoforni prima di vincere un’incredibile Premier con il Leicester, Victor Osimhen (venditore di bibite ai semafori) e Mauro Icardi (parcheggiatore). E c’è stato anche chi, dopo aver sfondato nel calcio, a fine carriera è tornato serenamente a fare quello che faceva prima, come il muratore Christian Riganò.

capello docet

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Sempre sul nostro magazine, Fabio Capello ci aiuta a capire perché in Serie A si segna sempre meno, 2,5 gol a partita, la media più bassa dei 5 campionati più importanti d’Europa e degli ultimi 10 anni. “Intanto abbiamo copiato, male, Guardiola e il suo possesso palla: non c’è più nessuno che tenti il passaggio verticale, il lancio profondo, il dribbling o la giocata difficile. In secondo luogo il livello del nostro calcio si è abbassato a causa dei bilanci in rosso. E poi i nostri arbitri fischiano troppo, frammentando il gioco e permettendo a chi difende di riposizionarsi continuamente”. Capello però non perde la speranza: “In Serie A vedo giovani allenatori come Palladino, Italiano e Motta che predicano un calcio verticale. Forse ci stiamo risvegliando dopo esserci addormentati copiando male quello orizzontale”.

oltre al calcio

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Oltre a tanto calcio, Sportweek domani vi offre un reportage a Basket City. Parliamo di Bologna che sta rivivendo una nuova età dell’oro con la Virtus terza in Eurolega e la rediviva Fortitudo prima in A-2 con un’incredibile media di 5.200 spettatori a partita. Ripercorriamo la rivalità di questi due grandi club attraverso i campioni, i dirigenti, gli allenatori e anche i tifosi celebri della prima età dell’oro, negli anni Novanta. Spazio anche per lo sci con un’intervista a Kristian Ghedina che ci racconta della sua Olympia nel momento in cui la Coppa del Mondo femminile di discesa fa tappa a Cortina; e a Simone Origone che nella galleria del vento Pininfarina di Torino sta preparando il nuovo assalto a quella del chilometro lanciato. Per finire, ricordiamo nel quarantennale il (doppio) record dell’Ora di Francesco Moser a Città del Messico: un’impresa preparata scientificamente che esaltò l’Italia e che per via delle innovazioni apportate ha diverse attinenze con quella di Steve Jobs, l’inventore del Mac. Scoprite quali domani in edicola con Sportweek.

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