Spezia, Italiano esclusivo: “Il segreto è divertirsi. Pirlo vincerà lo scudetto”

di Marco Evangelisti

LA SPEZIA – Vincenzo Italiano, in questa stagione due tecnici hanno fatto cadere la mandibola per lo stupore ai critici: lei e Pioli. Che cos’altro avete in comune?

“Poco, oltre al fatto che nessuno si aspettava di vedere uno Spezia più su degli ultimissimi posti e un Milan in testa. Il Milan gioca alla grande e ha pure uomini di valore assoluto e Ibrahimovic che è dappertutto. Noi dobbiamo dimostrare di essere cresciuti rispetto all’andata, loro devono confermarsi ogni giorno. Può venirne fuori una bella partita. Conosco Pioli come lo conoscono tutti, non so molto dei suoi metodi. Il Milan attacca e costruisce, si procura correttamente rigori ed è molto organizzato. Ovvio che chi ama il calcio ne resti ispirato”.

Anche il suo Spezia obbedisce alle medesime direttive.
“Quando ero calciatore ho maturato questa convinzione: se vuoi ottenere qualche risultato non puoi non giocare bene. Significa: stare attento a entrambe le fasi, aggredire le partite, proporre qualcosa. A speculare, soprattutto se sei lo Spezia, di partite ne vinci pochine. Se hai qualche idea invece puoi mettere in difficoltà chiunque. Fermo restando che conta solo la posizione che si occupa a fine campionato”.

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I tecnici giovani come lei stanno cambiando il calcio italiano. Lo salveranno anche?
“E’ il calcio in generale che sta cambiando. L’Italia va di pari passo. E non sono solo giovani i protagonisti. La costruzione, la ricerca del gol in più, il coraggio, la consapevolezza del rischio: ormai la strada è questa. Io non pontifico, cerco di imparare. Di sicuro arrivano input significativi dalla frequentazione delle coppe europee, ma anche da noi la musica è diversa da un po’. L’Atalanta di Gasperini è un esempio: sempre in pressione, sempre alla ricerca dell’azione offensiva, accettando il pericolo dell’uno contro uno. Tutto questo oltre a fare spettacolo responsabilizza i calciatori, li spinge a crescere. La parola chiave è divertimento. Uscire dal campo con il sorriso, quello è l’obiettivo da perseguire”.

Lì allo Spezia sorridete?
“Devi trovare i giocatori con le caratteristiche che ti servono. In linea di massima, e con i problemi di essere una neopromossa e aver dovuto fare mercato in quindici giorni, ci siamo riusciti. Sono ragazzi che stanno crescendo, tanti avranno un bel futuro.

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Non le secca fare la gavetta e poi vedere Pirlo che arriva fresco e prende la Juventus?
“Avessero proposto a me una grande squadra avrei accettato subito e cercato di fare del mio meglio. Invece sono dovuto passare per le categorie inferiori. Stessa cosa, l’importante è lavorare sodo. Potrei persino scoprire che nel momento delle difficoltà aver seguito un percorso più lungo viene utile. Peraltro insisto nel dire che la Juventus continua a essere la favorita del campionato”.

Ha avuto fior di tecnici quando giocava. Da chi ha imparato come si fa?
Prandelli, Malesani, Delneri. Da ciascuno ho appreso qualcosa, la gestione dei calciatori, le strategie, l’organizzazione, le tecniche di motivazione. Non saprei dire chi mi ha insegnato cosa, esattamente. Tranne nel caso di Iachini. Mi piace nominarlo perché ti trasmette una passione straripante per questo mestiere. E’ innamoratissimo del campo e quando qualcuno ti lascia un’eredità simile non puoi che trasmetterla ai tuoi giocatori quando ne hai l’occasione”.

Lei riceveva e ora dà.
“E’ anche la bellezza di essere un centrocampista. Ti senti allenatore mentre corri. Sei coinvolto in tutti i momenti del gioco, devi accompagnare l’attacco e aiutare la difesa. Vivi al centro di ciò che accade in partita. Poi se ti piace cominci a guardare quello che fa il tecnico, assorbi comportamenti e mosse. Andavo a casa e buttavo giù appunti. Sapevo già che cosa volevo fare da grande. Quegli allenatori che ho citato mi hanno permesso di non avere dubbi quando è arrivato il momento di scegliere”.

Leggi l’articolo completo sull’edizione odierna del Corriere dello Sport

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