Spaccate, rovesciate, poker: Ibrahimovic e la Svezia, 19 anni di gol… e litigi

Il ritorno dopo 4 anni? Zlatan sentenziò: “Ho messo la nazionale svedese sulla cartina geografica”. 62 gol (qualche opera d’arte) e 116 partite, mille polemiche, come quella col c.t. Andersson sulle origini extracomunitarie…

Francesco Pietrella @frapietrella

2 gennaio – Milano

Prima e dopo Ibra, Vaxjo lo sa. “Città dei laghi” da una vita, polmone verdissimo di Svezia, ha visto nascere un Nobel per la letteratura (Lagerkvist) e il rovescio di Wilander, sette volte vincitore di uno Slam. Università, castelli, poi il pallone e il ragazzone “Z”, che nel 2001 debuttò in nazionale contro le Far Oer iniziando a dispensare storia. Vaxjo ha visto il “primo Ibra”. Il bambino del ghetto, lo spaccone di Rosengard, il figlio di immigrati arrabbiato col mondo, la punta alta e fisica affamata di “obiettivi”, detto col suo accento. Sono passati 19 anni, 62 gol e 116 partite, ma dopo Euro 2016 Ibra potrebbe giocare l’Europeo estivo da protagonista, tornando in nazionale dopo quattro anni di tira e molla, litigi, stoccate. Pensateci: Zlatan di nuovo con la Svezia a 39 anni, perché no?

Ghetto

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Papà bosgnacco, mamma croata, un’infanzia parando cazzotti e rubando biciclette nel sobborgo di Rosengard, Malmoe, dove oggi c’è un mosaico con il suo sorriso ironico e la frase di una vita: “Puoi togliere il ragazzo dal ghetto, ma non il ghetto dal ragazzo”. Ragazzate, piccoli furti, sopravvivenza. Prima il Balkan, 8 gol in un tempo, poi il Malmoe e infine la Svezia. Ibra ha segnato il primo gol in nazionale a 19 anni contro l’Azerbaigian, poi ha giocato due partite al Mondiale del 2002. Il primo grande evento dopo aver detto no a Wenger, “perché Ibra non fa provini”. Il solito, anche se ai mondiali non è mai andata bene: 5 partite, due nel 2002 e tre nel 2006, nessun gol. Nel 2010 la Svezia arrivò terza nel girone e non andò in Sudafrica. Il c.t. Lagerback si dimise, Ibra se ne andò a una festa al Cafè Opera di Stoccolma. C’erano attori, cantanti, registi e il suo amico Henrik Larsson, l’ex punta di Barcellona e Celtic. Pioggia di critiche, niente Mondiale. “Appena sbaglio mi attaccano, con altri non succede. Non mi chiamo Andersson o Svensson, per questo i media svedesi ce l’hanno con me”. Lo dirà più volte.

Europei

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Ibra ne ha giocati quattro e ha fatto sempre parlare di lui. Il primo: Euro 2004 in Portogallo, Ibra sta per firmare con la Juve e intanto butta fuori l’Italia con un tacco volante stile taekwondo. “Se l’avessi praticato in modo serio, avrei vinto l’oro alle Olimpiadi”. Lui arriva alle stelle, il gigante Vieri la sfiora soltanto e il pallone si infila tra la testa del bomber nerazzurro e la traversa. Gol stupendo, niente da dire. All’italia serve l’impresa, ma Cassano segna alla Bulgaria e scoppia a piangere, mentre la Svezia pareggia con la Danimarca raggiungendo i quarti dopo il “biscotto” (uscirà contro l’Olanda). Secondo: Euro 2008. Poca storia qui, due gol contro Grecia e Spagna, ma la Svezia fa solo tre punti ed esce al primo giro. Niente da fare. Qualche anno dopo arriverà la prima spacconata: “Ho messo la nazionale svedese sulla cartina geografica”. Anche se nel ’50 arrivò terza al Mondiale e nel ’58 addirittura seconda. Raynor c.t, Liedholm in mezzo. Altri tempi. Nel frattempo, Ibra continua a collezionare Guldbollen, il pallone d’oro svedese. Ne ha vinti 12, di cui 10 di fila dal 2007 al 2016, soltanto Granqvist e Lindelof hanno interrotto il suo regno. Il pomo della discordia tra Ibra e la Svezia è Euro 2016, dove la nazionale raccoglie un solo punto, Zlatan non fa gol ed esce ai gironi. L’ultima presenza in assoluto è Svezia-Belgio del 22 giugno 2016, gli ultimi gol alla Danimarca il 17 novembre 2015 (doppietta). Poi più nulla.

La rovesciata

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Dicono del gol. “Un’opera d’arte”. “Il più bello mai visto dal vivo”. “Quando fa queste cose non pensi che sia possibile”. “Sei solo un Andy Carrol…”. Stop. L’ultima frase arriva dagli inglesi e lo fa arrabbiare, così il gigante Z si scatena davanti a Gerrard calando il poker. Contesto: Svezia-Inghilterra a Solna, gli svedesi sono sotto 1-2 e dagli spalti parte il coro irrisorio degli ultrà: “Sei solo un Andy Carrol”. Z per vendetta. Ibra fa altri 2 gol, si porta sul 3-2 e cala la gemma all’ultimo secondo, all’improvviso, segnando in rovesciata da 30 metri. C’è un silenzio iconico di due-tre secondi tra il tocco di Zlatan e la palla che entra in porta, unita agli applausi increduli del pubblico. Eccolo qui, Ibra. Anche se la Svezia uscì da Euro 2012 in modo inaspettato, ancora una volta ai gironi e nonostante due gol di Ibra contro Ucraina e Francia. Alla domanda su chi avrebbe vinto l’evento rispose a modo suo: “Non me ne frega niente”.

Andersson

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Ibra non gioca in nazionale da 4 anni, nel mezzo si sono alzati un bel po’ di polveroni. Nel 2019, mentre a Malmoe viene inaugurata una statua in suo onore, Ibra accusa il c.t. svedese Janne Andersson di discriminazione razziale: “Quante volte ha preso in considerazione liste di giocatori extracomunitari? Mai”. L’allenatore lo escluse dal Mondiale 2018, lui masticò amaro: “Ho dominato il mondo tanti anni, ora tocca alla Svezia”. Anche se qualche mese prima aveva aggiunto che senza di lui non sarebbe stata una vera coppa del mondo: “E se dicessi di più, la gente mi impiccherebbe”. Dopo un’ultima polemica relativa al poco impiego di Kulusevski – “ci sono persone incompetenti che stanno soffocando il calcio svedese ” – il c.t e Zlatan si sono chiariti: “Ci siamo incontrati – ha detto Anderson – mi ha detto di non avermi mai dato del razzista”. Nell’ultimo anno e mezzo ha segnato 22 reti con il Milan e sogna lo scudetto, a novembre ha postato una foto con la maglia della nazionale scrivendo “è da tanto che non ci vediamo” . Finalmente la pace. Testa all’Europeo quindi, e magari a Vaxjo dove tutto iniziò.

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