“Sono in Qatar e sono gay”: il coming out del portavoce di Infantino

L’intervento di Bryan Swanson a difesa del presidente Fifa accusato per la scelta di una sede in cui non si rispettano i diritti umani e della comunità Lgbtq+: “So per cosa stiamo combattendo”

“Sono qui in Qatar e sono gay”. La potenza del coming out di Bryan Swanson sta nel fatto che di lavoro fa il responsabile delle relazioni con i media della Fifa e che si trova in Qatar per il Mondiale di calcio: tante proteste circondano l’evento per il mancato rispetto dei diritti umani e specificamente delle persone Lgbtq+ nel paese ospitante dell’evento. Posizione consolidata in un’intervista di una decina di giorni fa dell’ambasciatore della Coppa del Mondo Khalid Salman che di recente ha dichiarato in tv alla tedesca Zdf: “L’omosessualità è proibita perché è una malattia mentale. Accetteremo tutti coloro che verranno in Qatar ma loro dovranno accettare le nostre regole. Se i bambini vedessero i gay, imparerebbero qualcosa che non ba bene”.

Con Infantino

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Il coming out di Swanson è arrivato a margine della conferenza stampa in cui il presidente della Fifa Gianni Infantino – come forma di solidarietà contro ogni discriminazione, dopo le tante proteste di questi mesi – ha dichiarato: “Oggi mi sento del Qatar. Oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile, oggi mi sento un lavoratore migrante”. Swanson ha preso la parola per difendere il presidente, dalle “critiche in particolare dalla comunità Lgbtq+: sono qui in Qatar in una posizione privilegiata, di fronte a tutto il mondo, come uomo gay”, ha aggiunto dicendo di credere alle rassicurazioni di Doha secondo cui tutti i visitatori, indipendentemente dall’orientamento sessuale, saranno “i benvenuti. Alla Fifa ci prendiamo cura di tutti. Siamo un’organizzazione inclusiva. Ho diversi colleghi gay. Sono pienamente consapevole del dibattito e rispetto pienamente il diritto degli altri a pensarla diversamente. Capisco. Ma so anche per cosa stiamo combattendo”.

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