Sinisa ringrazia Bologna e chiama Arnautovic: “Ci serve sana ignoranza”

Il tecnico del Bologna si commuove ripensando all’affetto della città e “rilegge” il suo libro. E aggiunge: “Per ora abbiamo preso Bonifazi e van Hooijdonk. E aspettiamo Marko”

Quell’11 luglio di due anni fa, quella conferenza stampa urbi et orbi del 13 a dire a tutti, a petto in fuori, che la leucemia sarebbe stata il suo prossimo avversario. Poi la lotta, le salite e le salitone, la battaglia calcistica tenuta alta da remoto, quella per la vita sudata ogni santo giorno all’Ospedale Sant’Orsola. Ieri Sinisa Mihajlovic ha presentato il suo “La partita della vita”, scritto con Andrea Di Caro. Dalla battaglia personale contro la leucemia alla guerra vera e propria. “Nessuno – dice Sinisa -, nessuno mi ha dato ciò che mi ha dimostrato la città di Bologna. Sono passati due anni ma mi piace ricordare tutto: anche se è una cosa brutta mi fa star bene perché ho battuto una cosa bruttissima. Quando vedi la morte in faccia ti accorgi che la vita è bella. E ogni tanto guardo le foto: e spero di non scordarmi mai, dà forza”.

Bologna inimitabile

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Nella serata presentata dalla giornalista Sabrina Orlandi, il tecnico del Bologna ha una carica mostruosa, poi si ferma subito a guardare il video inerente al pellegrinaggio verso San Luca del 6 ottobre 2019 con i tifosi rossoblù e laziali insieme. “Devo piangere sempre, ho capito – sorride -. Quello che ha fatto Bologna per me, la gente, è enorme; io mi sono sentito come un figlio in un momento difficile della mia vita… sicuramente non mi sarei atteso così tanto affetto. Io questo, con tutti i miei pregi e difetti, non me lo dimenticherò mai: affetto, amore, protezione, c’era tutto. Come i genitori verso il figlio: io non so quello che farò nella mia vita ma la città, la gente di Bologna la porterò sempre nel mio cuore. Sarà un posto speciale, sempre. Io mi prendo in giro, dico che sono zingaro e sto bene da tutte le parti ma quello che mi ha dato Bologna non me lo ha dato nessuno. Nessuno”.

Sì, Sinisa è proprio tornato. Per tutti voi Sinisa Mihajlovic bolognese per cittadinanza onoraria. Ma anche per l’affetto reciproco con la città. “I primi tempi dopo la leucemia tutti mi volevano bene, all’inizio mi piaceva ma dopo un po’ ero stufo, nessuno mi insultava: e allora mi inventavo qualcosa per creare la scintilla e unire gli altri fra loro… Volevo tornare divisivo come sono sempre stato. Quando rivedo certe immagini – continua Sinisa -, ripenso a tante cose. Mi dicevo: devo guarire per mia madre, i miei famigliari ma anche per questa gente di Bologna che ha fatto tutto questo per me. Grazie a voi (si riferisce ai 300 presenti, ndr) mi avete dato una forza super, tanto che quel che ho fatto l’ho fatto quasi in scioltezza”.

Arna e Mancio

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Poi, ecco l’attualità. “I giocatori di oggi? Sono tutti bravi ragazzi, per quello voglio che arrivi Arnautovic. Ci serve la sua sana ignoranza. Così non ci sono solamente io a darla. Si deve liberare dalla Cina, ma credo proprio non ci siano dubbi. Che annata sarà? Secondo me ci divertiremo: se si fa quel che ci siamo detti, ci divertiremo sul serio, soprattutto se ci sarà con noi la gente allo stadio. Ho parlato con chi di dovere (Saputo, ndr) e mi ha dato garanzie: se va via uno, uno al massimo, deve arrivare un titolare. Per ora abbiamo preso Bonifazi e van Hooijdonk. E aspettiamo Arnautovic. L’Europa? È ancora lunga. Dobbiamo restare a sinistra e a ridosso delle prime sette, vincendo grandi gare. E spero veramente possa cominciare a venire il pubblico negli stadi: che insomma ci si possa divertire noi e che possano stare bene anche loro nel vederci”. Infine, un lancio… azzurro. “Contro la Spagna tifiamo tutti per l’Italia – conclude Sinisa -: Mancini ha creato un bel gruppo, l’Italia gioca il miglior calcio. Il basket? Facevo il tifo per la Serbia ma facevano i fighettini: l’Italia è stata grande”.

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