Serve un Milan alla Ibra? E Ibra c’è. Ecco come ispirerà il Diavolo a Empoli

Zlatan accanto alla squadra in trasferta per spingere i rossoneri. Pioli sicuro: “Può darci tanto, è il re di tutte le sfide”

Dal nostro inviato Marco Fallisi

7 gennaio – 09:06 – milanello (va)

Prima regola dell’effetto Ibra: versare tutto il contenuto della confezione nel Milan, lasciare decantare novanta minuti e aspettare la partita successiva, qualcosa accadrà. È stato così nella prima vita rossonera di Ibra — ko 2-0 a Cesena al debutto nel settembre 2010, con tanto di rigore sbagliato, e 2-0 all’Auxerre in Champions al secondo tentativo, con doppietta indovinate di chi — e pure nella seconda, 2-0 a Cagliari nel gennaio 2020 con gol del totem, dopo lo 0-0 al debutto con la Samp. Ora che la terza vita milanista di Ibrahimovic è cominciata con il “solito” passo falso, il 2-2 di Salerno al quale Zlatan ha assistito in tribuna accanto all’a.d. Furlani, non resta che vedere se il gigante svedese farà magie oggi a Empoli, alla seconda uscita pubblica da advisor della proprietà.

il re delle sfide

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Certo, il livello di difficoltà si è alzato di parecchie tacche. Giovedì, appena atterrato a Malpensa da Miami dove ha trascorso le vacanze di Natale, Ibrahimovic si è fiondato a Milanello e ha seguito l’allenamento; ieri ha viaggiato con la squadra, dopo aver assistito alla rifinitura insieme al responsabile del mercato Moncada e al d.s. D’Ottavio. La sua presenza si sente, i tifosi si esaltano (alla partenza in treno da Gallarate lo svedese è stato acclamatissimo) ma la domanda è lecita: senza più un pallone tra i piedi, ingabbiato tra le poltroncine di una tribuna, come potrà Zlatan aiutare il suo Milan a svoltare ancora? Può farlo, perché uno come lui ha ancora tanto da dare a questo gruppo, anche senza giocare: “Conoscenza, campo, extracampo. Ibra ha già trasferito moltissimo alla squadra quando è stato un mio giocatore e può farlo anche adesso. Lui è il re di tutte le sfide”, ha detto ieri Pioli. Può farlo, perché se i diavoli di oggi si ispireranno a lui si scopriranno più affamati, più concreti, più solidi e potranno dare continuità ai successi con Sassuolo e Cagliari tra campionato e Coppa Italia.

CAIRATE, ITALY - JANUARY 04: AC Milan Senior Advisor to Ownership Zlatan Ibrahimovic and AC Milan chief scout Geoffrey Moncada talk during a AC Milan training session at Milanello on January 04, 2024 in Cairate, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

faccia cattiva

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Quattro anni fa, quando Zlatan era appena sbarcato a Milanello in un Diavolo a pezzi, Pioli lo prendeva a modello: “Voglio una squadra con la faccia di Ibra”. Quella stessa faccia servirà per tornare a vincere in trasferta dopo tre mesi: l’ultima volta che ha festeggiato lontano da San Siro, il 7 ottobre contro il Genoa, il Milan si era arrampicato in testa da solo; oggi il rendimento deludente fuori casa è uno dei punti deboli, come ammette Pioli: “Quando il successo era alla portata abbiamo commesso errori pagati a caro prezzo”. Ibra a sé stesso non lo avrebbe mai permesso: guai ad abbassare la guardia come ha fatto tante, troppe volte questo Milan.

fame e mente fredda

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Contro le squadre della parte destra della classifica il Milan ha lasciato punti pesanti per strada, dal ko con l’Udinese ai pareggi con Lecce e Salernitana; in partite così, Ibra era una sentenza, segnava e trascinava: fallire un approccio con lui in campo era praticamente impossibile. A Empoli servirà attenzione per 90 minuti, esperienza nella gestione dei momenti della gara. Serviranno i gol di Giroud, l’uomo che in questa stagione segna quasi sempre lontano da San Siro. Empoli gli manca, Ibra ancora una volta è un esempio: 6 vittorie su 6 contro i toscani, 4 gol di cui 3 al Castellani. Zlatan, nel Milan di Pioli, è stato un capotribù indiscusso. Doti così non si insegnano, ma chi lo ha osservato da vicino in questi anni qualcosa ha imparato: è il momento di metterlo in pratica. Due nomi su tutti: Leao e Hernandez, cresciuti al suo fianco. Lontano da Ibra si sono persi ma il loro 2024 si è aperto con il passo giusto: Rafa ha ritrovato il gol contro il Cagliari, come in quel pomeriggio di quattro anni fa, quando contro i sardi si sbloccò anche Zlatan; Theo ha traslocato dalla fascia al centro e “con questa mossa potrà allungarsi la carriera”, dice Pioli. Unite le due figure e guardate: un highlander che davanti alla porta non perdona. Vero, Ibra?

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