Serie A, che tensioni: le big distanti da Lotito e De Laurentiis

I venti di tempesta danno forza alle correnti e rendono il mare della politica calcistica piuttosto agitato. A un paio di mesi dalle votazioni della Lega Serie A, che precedono quelle federali del 4 novembre, trattative e interlocuzioni vanno avanti senza sosta. L’obiettivo è individuare il candidato giusto per la presidenza della componente che sta cercando di separarsi dalla Federcalcio tramite un emendamento al “dl sport” (che trattiamo a parte). La partita dell’autonomia si intreccia inevitabilmente con quella elettiva, facendo riemergere antichi e recenti malumori. 
 

Le correnti interne

In Lega il vero mattatore continua a essere Claudio Lotito, patron della Lazio e influentissimo senatore di Forza Italia, e con lui Aurelio De Laurentiis, il presidente del Napoli. Chi fa parte di questo fronte, negli ultimi due anni e mezzo, ha catalizzato i propri voti attorno alla figura del giurista e accademico Lorenzo Casini, il presidente uscente (eletto l’11 marzo del 2022 con 11 voti su 20) che non ha ancora esternato la propria volontà di ricandidarsi. La maggioranza intende ovviamente consolidarsi e punta a rovesciare Gravina dalla poltrona di presidente federale. Per farlo dovrebbe però riottenere il consenso interno in Via Rosellini e, inevitabilmente, la campagna elettorale si è già infuocata.  
Dall’altra parte della barricata restano le cosiddette grandi, cioè Inter, Juventus e Roma con il Milan più defilato ma comunque interessato. Questo cartello negli ultimi tempi ha cambiato strategia: da una politica di accettazione più o meno passiva della leadership altrui – le cose di lega sembravano non interessare più di tanto… e accadeva ben prima dell’arrivo di Casini – alla rivendicazione di un ruolo di primo piano all’interno del sistema, rappresentando esse quasi l’80% del fatturato complessivo della confindustria del pallone.

La reazione delle big

Due episodi hanno segnato recentemente un cambio di passo: la fuga in avanti sul format del campionato a 18, con tanto di incontro da Gravina per cercare una sponda istituzionale, e la lettera con la quale le stesse quattro big invitavano Casini a non parlare per conto loro di riforme durante un incontro con il ministro per lo Sport Abodi dedicato alla nuova commissione di vigilanza sui club. L’esito dell’ultima Serie A indica come la maggioranza in Lega possa aver perso due o addirittura tre voti (le retrocesse); viceversa l’opposizione interna, intenzionata a recuperare rapporti più sereni con la Figc, potrebbe aver guadagnato un po’ di terreno con la presenza sempre maggiore di proprietà straniere che, grazie alle promozioni di Parma, Como e Venezia, oggi rappresentano l’esatta metà del campionato (10 su 20).  

Le manovre per la presidenza

La lotta per accaparrarsi il consenso si fa serrata da ambo le parti e in queste ore si parla giust’appunto di movimenti delle big per trovare un candidato da presentare alle elezioni di settembre. C’è ancora il massimo riserbo sui nomi, anche per evitare di bruciarli. Se da una parte c’è chi manifesta insoddisfazione nei confronti di Casini, dall’altra c’è chi considera questi rumors come delle manovre esterne per delegittimare il presidente – e destabilizzare la Lega – proprio nei giorni cruciali dell’emendamento sull’autonomia della Serie A rispetto alla Federcalcio. 


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