Senza Ronaldo la Juve affonda in casa con l’Empoli. Allegri è già a -5 dall’Inter

Debutto casalingo con sconfitta per i bianconeri, che non riescono a concretizzare una partita vissuta in gran parte all’attacco, senza mai trovare il pari dopo la rete di Mancuso al 21’

La prima partita della Juve d.R., dopo Ronaldo, il debutto casalingo della seconda gestione bianconera di Massimiliano Allegri è una sconfitta interna 0-1 contro l’Empoli neopromosso, che con una prestazione di personalità e senza la minima soggezione conquista all’Allianz Stadium i primi tre punti del suo campionato. Dopo il pareggio 2-2 a Udine, diventano già cinque dopo due giornate i punti di distacco della Signora da Inter e Lazio prime in classifica, in attesa dei risultati della domenica. Ad Allegri è mancato chi risolvesse, poche ore dopo l’addio di chi in questi tre anni ha risolto spesso: trovarne (almeno) un altro è uno step fondamentale di crescita, e stavolta a Dybala è mancato non il genio ma l’incisività, così il più vicino a quel ruolo oggi è Chiesa. E poi restano da ritrovare le certezze dietro: sedicesima partita di fila subendo gol, in continuità con Pirlo. Al di là della contingenza di come è arrivata la rete di Mancuso al 21’, troppo spesso all’Empoli (ficcante ed efficace) bastava superare la trequarti per dare sensazioni di pericolo.

JUVE DI POSSESSO

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Con Chiesa attaccante insieme a Dybala e McKennie dietro in appoggio, più che nelle posizioni in campo l’impatto della partita della Juve è forte – a dispetto dei cliché sull’allegrismo – grazie a una pressione alta e un gusto del possesso ma non a oltranza, con ricerca della giocata verso la porta e senza paura di cambiare gioco. In fuga a sinistra dopo 4’, dribblando mezza difesa in contropiede al 12’ e al 22’ ancora da fuori, Chiesa per tre volte impegna un presentissimo Vicario. Il baricentro alto costringe alla Juve i brividi in contropiede uno contro uno di un Empoli che via via trasforma il coraggio in personalità, provando a far scappare i propri attaccanti dietro Bonucci-De Ligt in campo aperto per liberare spazi ai centrocampisti a rimorchio.

LA BOTTA DEL GOL

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Così al 21’ i toscani passano: Bajrami allarga repentino sulla destra per Bandinelli che apre le maglie della difesa Juve e la buca di nuovo per Bajrami in mezzo, che si gira benissimo e sul rimpallo la palla finisce a Mancuso, lasciato solo da Alex Sandro andato sulla linea di passaggio, e a 29 anni si toglie la soddisfazione del primo gol in A. A ritmi alti e in spazi ben lontani da una partita a scacchi, i bianconeri dopo il colpo perdono slancio e con esso efficacia, anche un po’ vittima dei propri retropassaggi e disimpegni sbagliati. Eppure alla mezzora reclamano un rigore per un calcio di Luperto alla caviglia di Dybala che proteggeva il pallone in area, ma neanche viene rivisto a video: un minuto prima Allegri aveva cambiato schieramento, portando Chiesa sulla destra sofferente in appoggio a Cuadrado in un nuovo 4-4-1-1 che però fatalmente isola l’argentino.

SENZA COLPO VINCENTE

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In continuità con l’assetto più provato di questa prima parte di stagione, diventa 4-4-2 a inizio ripresa con Morata al posto di McKennie, implementato col passare dei minuti dall’ingresso di Bernardeschi a sinistra per Rabiot e di Kulusevski a destra per Chiesa migliore in campo. Restituito a Dybala un ruolo di rifinitura, l’argentino appena prende palla dal limite prova a far nascere dal mancino qualcosa per sé (un paio di tiri da fuori, un dribbling in area) e per gli altri. L’Empoli parte pericoloso con Haas e Bajrami, ma da un certo punto in poi si finire a giocare a una porta sola, anche con otto uomini Juve negli ultimi 30 metri, ma in mezzo a tanta quantità Allegri non trova la qualità per risolvere. La verve ce la mette Locatelli, entrato al 66’ per un Bentancur molto opaco a differenza di Danilo in regia, e l’ex Sassuolo duetta in area con Morata, si fa pescare da Kulusevski, ma non arriva la deviazione vincente. Le prime due partite senza vincere: Allegri c’era già passato, 2015-16. Senza i nazionali, adesso ha due settimane per lavorarci, ma poi riparte da Napoli e Milan. E’ già in salita.

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