Scambismo e poliamore

L’ incipit dell’autobiografia di Asia Argento quale estemporanea fonte d’ispirazione, ma anche come regola di vita. Dal libro dell’attrice: «Sticazzi. Anche ora, mentre scrivo, me lo ripeto come un mantra. Sticazzi, sticazzi, sticazzi, che formula meravigliosa. Mi ha salvato la vita mille volte e ancora mi aiuta, una pistola con infiniti proiettili, essenziale per difendermi dal mondo». Impugno la formula. Ieri un giornalista ha commentato così, su Twitter, la nostra prima pagina: «Mai visto prima un giornale prendere una posizione così netta sul criticare uno scambio tra squadre italiane». Sticazzi: quando non si conosce la storia, meglio evitare. Due esempi che mi vengono in mente: nei primi anni 80 il Corriere dello Sport diretto da Tosatti fece saltare la cessione del laziale Giordano alla Fiorentina. A metà dei Novanta lo stesso giornale, guidato da Italo Cucci, contrastò con durezza la partenza per Parma di Beppe Signori, il resto lo fecero i tifosi della Lazio. E Cragnotti fu costretto ad adeguarsi.

Noi eravamo convinti che lo scambio Dzeko per Sanchez e soldi fosse un’idiozia paragonabile, in termini sia tecnici sia economici, a quello tra – senza offese – un’auto di lusso e una berlina, con l’aggiunta di un materasso a molle e una batteria di pentole. Si chiamano opinioni, posizioni. È stato divertente assistere al palleggio delle responsabilità: l’Inter “accusava” la Roma di aver proposto lo scambio, il corrispondente da Roma di Sky molto vicino al club sosteneva il contrario: la pazza idea è venuta a qualcuno della Roma, ispirato da un agente. Ma chissenefrega ormai: sticazzi.

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Torno su un tema che mi sta a cuore. La scorsa settimana Marotta ha affermato in tv che da tempo si pubblicano speculazioni con l’intenzione di destabilizzare l’Inter. Lo dica al Milan che ha appena perso il derby di coppa. Noi lavoriamo da sempre con passione, ci impegniamo, verifichiamo, sbagliamo anche, ma non facciamo sconti: in questi giorni abbiamo ricostruito per filo e per segno l’antipatica evoluzione del rapporto tra De Laurentiis e Gattuso, e il Napoli (e Rino) nel cuor ci stanno. Identico trattamento subì Ancelotti nel dicembre 2019, e Carlo per chi scrive è il massimo.

Dal 2 gennaio, da quando riportammo la notizia del mandato a vendere da parte di Suning, ricevo messaggi di amici che mi raccontano di attacchi scomposti, offese, minacce di presunti interisti sui social. Sticazzi: faccio questo mestiere dal settembre 1980, quarant’anni e passa. E ho sempre scritto quello che sapevo. Terzo punto. Giovedì in Lega calcio si aprivano le buste con le offerte per i diritti televisivi, ovvero i milioni che serviranno per pagare gli stipendi della serie A. Eppure molti club si sono fatti di nebbia. Risultato: la commissione che tratterà con i broadcaster risulta composta dai tre presidenti più abili, accorti e pieni di tatto: Lotito, De Laurentiis e Ferrero, coadiuvati dagli avvocati Cappellini, Inter, e Campoccia, Udinese. So‘ cazzi. Infine Fagioli (Nicolò). In coppa Italia Pirlo l’ha finalmente presentato. Quattro anni fa Allegri lo convocò sedicenne per la tournée estiva in America e, se ben ricordo, suggerì di trasformarlo subito da esterno d’attacco in play. Alla Juve hanno impiegato un po’ per capirlo. Nulla di grave. «Fagioli vede il gioco che gli altri non vedono», questo il giudizio di un tecnico di primissimo livello. ‘Sti giovani.

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