Sarri porta a cena la Lazio, poi annulla l’allenamento: retroscena e dettagli

Un piatto per la Champions o forse sarebbe meglio parlare di Europa, perché l’ottavo posto ex aequo con il Napoli, a meno 8 dal Bologna non autorizza sogni di rimonta. Sarri e la Lazio hanno stipulato la promessa a cena, in un ristorante vicino a Formello, nella serata di mercoledì. Perché a volte si fa così per superare i momenti complicati. Un bicchiere di vino, una serata conviviale per rialzarsi e rimettersi in piedi, allontanando le tensioni. Non ci sono stati discorsi ufficiali, anzi. Mau ha parlottato e scherzato con gli italiani del gruppo. Non hanno fatto le ore piccole. Alle 22,30 erano tutti a casa. A nanna presto, aspettando il Milan e poi il volo di lunedì verso Monaco di Baviera per tentare il miracolo: eliminare il Bayern nella notte europea più importante dopo 24 anni (erano i tempi di Eriksson e del gol su punizione di Mihajlovic a Stamford Bridge) nella storia del club. Siamo alla svolta della stagione e Sarri ha imboccato il sentiero della leggerezza.

Sarri toglie l’allenamento alla Lazio, il motivo

Mercoledì la Lazio era a riposo e ieri il tecnico ha abolito l’allenamento della mattina, inizialmente previsto. Solo rifinitura nel pomeriggio. Meglio recuperare energia e freschezza mentale. Ogni chiarimento tra il tecnico e i giocatori si era consumato dopo il crollo di Bergamo. Il ko di Firenze ha prodotto stordimenti esterni e critiche per le riflessioni (logiche, certamente condivisibili) di Sarri in merito alla difficoltà di sostenere tanti impegni ravvicinati, senza l’organico al completo, con quattro big match in dodici giorni. Si può essere indispettito Lotito, restio ad assumersi le responsabilità di ogni sconfitta della Lazio e prontissimo a rivendicare i meriti (è sempre andata così), ma all’interno dello spogliatoio non ci sono state ripercussioni. Mai come stavolta (e lo ha riconosciuto anche il ds Fabiani) il black out del Franchi è stato addebitato alla stanchezza. Hanno giocato sempre gli stessi, non ne avevano più. Benzina finita. La congiuntura del calendario, le contestuali indisponibilità di cinque giocatori (Gila, Patric, Rovella, Vecino, Zaccagni) avevano accorciato la panchina, il virus influenzale (Casale, Provedel, Romagnoli) e la stanchezza di alcuni titolari impiegati a getto continuo (Isaksen, Marusic, Cataldi, Felipe) avevano tolto altre energie. Impossibile resistere, anche se Lotito si sarebbe aspettato Castellanos e Kamada in formazione. Lo sa benissimo anche Pioli, scudettato con il Milan nel 2022, tecnico della Lazio per un anno e mezzo tra il 2014 e il 2016. Pregiudicò il rapporto con il presidente parlando del “non mercato” nella notte di fine agosto a Leverkusen, dove era maturata l’esclusione dai gironi di Champions. La Lazio, tanto per non trascurare la storia, si presentò senza Klose, Biglia e Djordjevic (infortunati) e De Vrij scese in campo con il ginocchio a pezzi: qualche settimana dopo si sarebbe operato. Corsi e ricorsi. Film già visti dalle parti di Formello. Certo anche al Milan ora Pioli è in bilico. Sarri, nello stesso modo, si deve tirare fuori dal guado. Poi, a fine stagione, deciderà il proprio destino. Due allenatori legati a doppio filo, in scadenza 2025, aggrappati all’Europa. Il bilancio in campionato è negativo, ma i rossoneri sono usciti dalla Champions, la Lazio no. Mau viene da tre sconfitte nelle ultime cinque giornate con Fiorentina, Bologna e Atalanta. E’ riuscito a battere Torino e Cagliari e dentro ci ha messo anche l’impresa con il Bayern nell’ottavo di andata, ma stasera non sarà mica semplice fermare Leao. Le discese ardite e le risalite, cantava Battisti. Come può uno scoglio arginare il mare?

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