Sarri-Juve, sfida tra ex: dalla cena scudetto alla rivincita con la Lazio

ROMA – Una cena, da separati, sembra l’ultimo epilogo di una storia durata giusto un anno. Maurizio Sarri e la Juve si sono lasciati più o meno così: “Abbiamo vinto uno scudetto senza nemmeno festeggiarlo, andando ognuno a cena per fatti suoi. Lo scudetto era dato per scontato, sia all’interno che all’esterno”. Le parole d’addio dell’attuale tecnico della Lazio risuonano ancora. Buonuscita a favore di Sarri per la rescissione del contratto, un ultimo tiro di sigaretta, arrivederci e grazie cara Juve. Poi la chiamata di Lotito.

Sarri biancoceleste sfida la Juve

Sarri alla Juve non ha lasciato nessun segno se non uno scudetto ‘da curriculum’. Una sola stagione con 51 partite, 34 vittorie, 8 pareggi e 9 sconfitte. Media punti non male: 2,16 a partita. Ma la sconfitta in Supercoppa (contro la Lazio), l’uscita in Champions League (per mano del Lione agli ottavi) e la finale di Coppa Italia persa contro il Napoli pesano come un macigno sul suo rendimento. La vittoria dello scudetto, il nono di fila per la Juve, significa poco in una società abituata a vincere. Un feeling personale mai nato con i dirigenti bianconeri e ambiente poco ideale per un cambiamento radicale. Lo ha detto Sarri in una recente intervista a Sportitalia: “A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff, ho detto loro di scegliere. La mia domanda era: andiamo dritto per la nostra strada così andiamo a casa tra 20-30 giorni oppure facciamo compromessi e vinciamo lo scudetto sapendo che poi andremo a casa lo stesso? Abbiamo provato a vincere lo scudetto lo stesso”. La squadra, a detta di Sarri dopo la comunicazione dell’esonero, era ‘inallenabile’.

L’amore con la Lazio

Sabato, Sarri cerca rivalsa contro una società che non ha creduto in lui. Alla Lazio invece, ha subito trovato la fiducia di tutto l’ambiente e di patron Lotito: “Io qui sto bene, con questo gruppo mi diverto. Una tifoseria che sinceramente non mi aspettavo. Bella, appassionata e paziente”. Un rapporto speciale nato fin dal ritiro di Auronzo che dopo 4 mesi è pronto pure a rinnovarsi. Il presidente è pronto ad offrirgli il prolungamento del contratto (in estate firmato un biennale). Segno che c’è fiducia nelle idee nuove portate a Formello. Niente a che vedere con quello accaduto a Torino. 

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